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Data: 09/11/2017 -

"Scusate il ritardo... Adesso sono felice: merito di Leone". Cagliari, a tutto "Pancri" Faragò

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"C'è stato un momento buio, ma questo mese ha restituito il sorriso a tutti". A volte bastano pochi secondi per riscrivere una storia, determinare un destino: giusto il tempo di un gol... Sarebbe riduttivo dire che Paolo Faragò è quello visto nelle ultime quattro partite, perché "Pancri" ce l'ha sempre messa tutta. Infortunio all'esordio con il Cagliari, sembrava che la sfortuna avesse trovato una nuova vittima. Ma ci ha pensato Leone a scacciarla... "Già, è tutto merito suo! O almeno così dice la mia ragazza Irene" - risponde un divertito Faragò. Leone è un Labrador chocolate di pochi mesi, che non vuole proprio saperne di staccarsi dalle caviglie di Paolo. Arcigno difensore, dopo qualche minuto di lotta ce lo concede per l'intervista a GianlucaDiMarzio.com. "E' il mio amuleto, è arrivato da tre settimane e da quel momento è cambiato tutto...".

Otto mesi così così, prima dell'esplosione: 2 gol e 2 assist nelle ultime 4 partite. La svolta... "La fiducia viene giocando, facendo buone partite e giocate utili alla squadra" - riprende Faragò - "La prestazione, ovviamente, mi condiziona psicologicamente e adesso riesco ad allenarmi e a presentarmi alla partita con più serenità, a vivere meglio il quotidiano. Chiamate speciali? Quelle che mi hanno fatto più piacere sono quelle dei miei genitori e di mio fratello Giuseppe, che, insieme alla mia ragazza, mi sono stati sempre vicini. C'è stato un momento buio e da casa erano preoccupati per me, questo mese fortunato ha restituito il sorriso anche a loro: è stata una liberazione".

Emozione, sfortuna, eccessive aspettative: cosa ti ha limitato di più in questi mesi? "Un po' di tutto, poi io sono un vecchio diesel (ride). Anche a Novara ho avuto un rendimento simile all'inizio e il mio procuratore (Francesco Caliandro) mi ha sempre incoraggiato, ha sempre creduto in me. Analizzando le cose dall'esterno è riuscito a inquadrare bene la situazione, ricordandomi che anche agli inizi di carriera ci ho messo un po' a carburare. Probabilmente è un mio modo di adattarmi ai cambiamenti, ho bisogno di un po' di tempo. Ultimamente ho fatto delle buone prestazioni e i tifosi hanno apprezzato: mi fa un immenso piacere. Ma io ce l'ho messa tutta anche quando le cose non andavano, il calcio va così. Un gol e un assist possono radicalmente cambiare il giudizio su un calciatore. Ma non ho fatto ancora nulla, devo rimanere con i piedi per terra. Adesso, però, sono felice per gli apprezzamenti e la stima dei tifosi, ma è solo un punto di partenza: voglio guadagnarmele in ogni partita".

Meglio la vita da bomber o da assist-man? "(Ride ancora) Sia gol che assist ti fanno vivere emozioni speciali, finalizzano gli sforzi dei compagni, sono determinanti per l'obiettivo di squadra, fare punti. E' chiaro che segnare ti dà una gioia incontenibile, per qualche secondo ti senti in un'altra dimensione, ti permette di scaricare l'adrenalina. Ma a fine partita conta poco se non raggiungi il risultato, e non c'è gioia più grande di vedere i tifosi felici". Al resto ci ha pensato la Sardegna: "Bellissima! Ogni volta che possiamo, io e Irene ci godiamo questa meravigliosa isola, che non è solo spiagge e mare come si può credere dall'esterno. Il clima è una rarità e ciò che mi ha colpito è la varietà di quello che ti può offrire. Ieri sono andato in montagna, a Fonni, e c'era la neve! Pochi chilometri più giù c'erano le splendide spiagge dell'Ogliastra, dove appena una settimana fa potevi fare ancora il bagno. Poi a me, quando posso, piace mangiare e qui con i piatti tipici non ci si può lamentare...".

Accento del nord, ma calabrese di nascita, Faragò non ci ha messo molto a integrarsi in Sardegna: "Sardi e calabresi sono molto simili, molto legati alla loro terra. Sia la Calabria che la Sardegna sono posti speciali, dove c'è il piacere di vivere. Facciamo bene ad essere orgogliosi delle nostre origini e un'altra cosa in comune è la testardaggine. E siamo persone di cuore, accoglienti, vere. Queste caratteristiche accomunano sardi e calabresi". La "testardaggine" ha spinto Paolo a non arrendersi nei momenti più difficili: "Nel 2010 ero praticamente fuori dal Novara, ma questo non mi avrebbe impedito di provare a diventare calciatore in qualche altra città. Mi aveva chiamato il mio allenatore degli Allievi Nazionali, si stava trasferendo a Como, per allenare la loro Berretti. Probabilmente mi sarei trasferito lì. Se non fosse andata, chissà, non ho mai pensato seriamente a cosa avrei potuto fare di diverso, anche se ogni tanto me lo chiedo. Per fortuna è andata e quindi rimarrà sempre un punto interrogativo sulla questione".

In effetti Paolo non ha mai avuto difficoltà con gli studi: "Ma non chiamarmi secchione! Mi piace molto leggere, conoscere, capire. Sono un appassionato di storia, sono molto affascinato dall'evoluzione dell'uomo. Mi ero iscritto all'Università, ma quest'anno ho deciso di non confermare l'iscrizione, ormai la mia vita ha preso una direzione: studiare Economia Aziendale mi sarebbe servito per fare il procuratore o il dirigente sportivo? Nel caso in futuro ci fosse bisogno di approfondire le mie conoscenze in qualche materia, magari tornerò sui miei passi". Numero di maglia preferito e soprannome? "Numero l'otto. Mi piace come è fatto, la forma, e mi ha portato fortuna. Poi rovesciato è il simbolo dell'infinito, affascinante, no? A Cagliari non sono riuscito a indossarlo, ma ho preso il sedici, otto per due: magari raddoppia la fortuna! Soprannome? Non ne ho, però mi chiamano 'Pancri' ogni tanto".

Passioni? Musica, viaggi e la pesca: "La prossima meta sarà il Giappone, a giugno: un paese che mi attrae molto. Musica? Prima della partita sento sempre in successione 'Una vita da mediano', 'Urlando contro il cielo' e 'La leva calcistica della classe '68'. Poi ascolto un po' di tutto, in particolare musica italiana. Pesce più grosso pescato? Un dentice di quasi sei chili, ma adesso che sono in Sardegna mi darò da fare per battere questo record personale: ci vado poco, cercherò di rifarmi. Adoro tutti i piatti con il pesce, però la mia fissa, da sempre, è la pizza. Ma solo se ho giocato novanta minuti, altrimenti niente!"

Chi ti ha stupito di più in questa stagione? "Mertens, vederlo da vicino è impressionante. E come squadra il Napoli, gioca veramente un ottimo calcio". Con chi scambieresti la maglia? "Mi sono pentito di non averla scambiata l'anno scorso con Totti. Purtroppo abbiamo giocato con la Roma il giorno del mio esordio e volevo tenere la maglia della prima con il Cagliari. Del passato l'avrei chiesta sicuramente a Ronaldo, il fenomeno: il più forte di tutti. Nei momenti in cui sono giù di morale vado a guardare i suoi video su youtube: che spettacolo! Ricordo che nel 2002, quandos i fece quel taglio di capelli inguardabile, dissi a mia madre che volevo farlo anche io. Non ne volle sapere, però penso che basti per capire quanto ero innamorato di Ronaldo. Calcisticamente eh! (ride di nuovo)".

Modello? "Penso che nel mio ruolo per anni il migliore è stato Javier Zanetti. Duttilità, continuità, cuore: in qualsiasi parte del campo lo schierassero rendeva uguale. Serio, posato, gran lavoratore, mai una parola fuori posto. Non si è mai sentito parlare di lui per questioni extracalcistiche e in campo mai una partita sotto la sufficienza: un alieno". Hai una piccola speranza di strappare un biglietto per la Russia il prossimo giugno? "No, te l'ho detto, vado in Giappone! Scherzi a parte, non ci penso minimamente. In questo momento la mia Nazionale è il Cagliari e devo sempre dare tutto per dimostrare di essere all'altezza e guadagnarmi una maglia da titolare. Non penso ad altro".

A fine carriera Faragò sarà felice se..."Se non avrò rimpianti, sarà la cosa più importante. Guardare la mia carriera con la consapevolezza di aver fatto il massimo in ogni situazione. Questo mi basterà per essere soddisfatto". Il diesel ha messo il turbo, la fascia destra del Cagliari ha un nuovo padrone.



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