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Playoff serie C | La Viterbese elimina la Carrarese con Jefferson, brasiliano fragile scoperto da Corvino e tradito dal cibo

Foto di Samuele Sansonetti

| Storie | Autore: Claudio Giambene

Forse dieci anni fa quando arrivò in Italia, Jefferson Andrade Siqueira si aspettava una carriera diversa. Aveva percorso i 10mila chilometri che separano la sua San Paolo da Firenze con una speranza e un sogno: seguire le orme di un sudamericano che smitragliava sotto la Fiesole e gonfiava la rete. Un argentino di nome Gabriel Omar, il cognome non serve aggiungerlo.

Forse Pantaleo Corvino, suo scopritore nel Parana, sperava che potesse davvero imitare il Re Leone. La vita però non sempre segue i desideri. E quel sogno viola presto è diventato un’utopia irrealizzabile. Colpa della fiorentina. Minuscolo. Maledette osterie, maledetta tavola. In pochi mesi Jefferson prese una decina di chili. Da 82 a 92. Troppi per volare.

Dieci anni dopo Jefferson, o Jeffe come lo chiamano tutti ormai, si ritrova in serie C. A Viterbo, dove il simbolo è il leone. Batistuta è lontano, ma il brasiliano può essere comunque felice. È lui l’uomo che decide Viterbese-Carrarese, secondo turno dei playoff. Ci mette solo 120 secondi: controllo pregevole in area e bomba mancina sotto l’incrocio. Il portiere Borra può solo guardare. Ha i pantaloncini viola, il colore che Jeffe sognava di portare in serie A. Sognava di essere l’idolo del Franchi, si ritrova beniamino del Rocchi. “Quando c’è lui, siamo un’altra squadra”, dice mister Sottili in conferenza stampa. Sì, ma quanto c’è? Poco, purtroppo. Solo 21 presenze quest’anno, peraltro condite da 9 reti. Colpa degli infortuni, colpa di una gomitata presa nove anni al torneo di Viareggio. “Mi dettero una gomitata, mi ruppi la mandibola e mi si è spostato tutto l’assetto”, ci racconta il brasiliano fragile fuori dallo stadio. Da quel giorno, gli infortuni muscolari fanno compagnia a questo trentenne paulista, padre di Isabela e Gabriela, marito di Vanessa.

Adesso però un bite mi sta mettendo a posto”. Purtroppo, le ricadute sono dietro l’angolo. E anche le paure. Una botta presa sul polpaccio lo ha fatto uscire all’inizio del secondo tempo. Un peccato per i nostri occhi, perché nei primi 45 minuti, Jeffe aveva mostrato un campionario di altra categoria: giocate di suola, difesa della palla eccellente, tocchi intelligenti di prima. Numeri da ballerino dispensati da un corpaccione di 190 centimetri.

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Esce tra gli applausi di un pubblico che lo ama e lo rispetta. “Perché è uno con valori veri, uno che ci tiene davvero”, mi racconta un ragazzo della curva. Lascia il campo sull’1-0, pochi minuti prima del raddoppio di Di Paolantonio, complice una papera di Borra. Il gol di Murolo rende solo meno amara la trasferta dei 400 encomiabili tifosi carrarini. Hanno gli stessi colori dei viterbesi e li onorano fino alla fine. Dopo il fischio finale, il loro saluto alla squadra è rara bellezza.

Salutano il campionato, con un sogno spezzato nel cuore. Vicino al pullman ospite, Jefferson cammina verso Silvio Baldini. Si abbracciano. “Gli faccio i complimenti, perché la Carrarese gioca un calcio veramente piacevole. Non si vede spesso in questa categoria una squadra che gioca sempre la palla”. Baldini ricambia. Forse con un brasiliano così dalla sua parte, questo playoff avrebbe avuto una storia diversa. Di sicuro, se lo avesse avuto ai tempi della Fiorentina, Jeffe non avrebbe avuto problemi di peso. I ragazzi del tecnico massese mangiano sempre tutti insieme. Il brasiliano sorride: “Ah, io ormai mi sono sistemato per fortuna. Ho un nutrizionista a Empoli. Si chiama Angelini. Con lui non sgarro”.

Empoli, provincia di Firenze. La soluzione, come sempre, era a un passo. Maledetto cibo, maledetta gomitata. Forse senza quella, il ragazzo di San Paolo non avrebbe girato mezz’Italia, trovando vera gloria solo a Latina. C’è ancora tempo. Per andare in B con la Viterbese, gli mancano 5 partite.

Infortuni permettendo. Fino al 16 giugno, data della finale di Pescara, lui continuerà ad allenarsi e a cantare le canzoni brasiliane. Ne ha 6mila sul telefono. E non è un modo di dire. Guardate il suo Instagram se non ci credete. La maggior parte dei suoi contributi social sono video con lui che canta. Un po’ Toquinho, un po’ Ronaldo. Un bravo ragazzo, un po’ sfortunato. Jefferson, il brasiliano fragile che fa sognare una città. A patto che Dio lo preservi dai guai.


credits ph: samuele sansonetti

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