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Data: 07/08/2017 -

Perugia-Cagliari e ritorno: Kwang Song Han torna a casa. Il nostro viaggio nell'Academy che l'ha cresciuto

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Un ritorno a casa per Kwang Song Han. La ISM Academy di Perugia, la città dove è cresciuto da calciatore. Poi l'esperienza al Cagliari, cinque presenze e il primo gol in Serie A. Il primo nordcoreano a segnare nel nostro campionato torna in Umbria per vestire la maglia biancorossa dei Grifoni, proprio lì dove tutto era iniziato. Ecco il nostro racconto di qualche mese fa nell'Academy che l'ha cresciuto. Emozioni, aneddoti e il racconto di una giornata tipo dei tanti ragazzi provenienti da tutto il mondo.

Umiltà, sacrificio, passione e spensieratezza. Un viaggio nel sorriso di chi a dodici, tredici anni ha deciso di lasciare il proprio Paese (Corea del Nord, Messico, India…vengono da almeno quaranta nazioni diverse) per inseguire il proprio sogno. Nuova città, nuove tradizioni, nuove usanze, nuovo tutto. Un minimo denominatore: il pallone, la cui forza universale rappresenta davvero il leitmotiv dell’infanzia di ognuno di noi, da nord a sud da est a ovest. Il calcio trascende qualsiasi contingenza, non conosce linee geografiche. Conosce passione e spensieratezza. Si abbina con il sorriso sincero di un bambino, con un pallone mezzo sgonfio e un campetto di terra. Nient’altro.

A pochi passi da Perugia nel 2006 è sorta l’ISM Academy, locus amoenus per la crescita, calcistica e non, di ragazzi dai tredici ai sedici anni. Una sorta di college americano con due linee guida ben precise: scuola e calcio. Cultura nozionistica e tattica, un lavoro a trecentosessanta gradi sulla crescita degli atleti. Più di 100 all’anno varcano il cancello del bel centro FIGC di Prepo, animati dallo stesso sogno che, per l’appunto, li ha spinti dall’altra parte del mondo dopo accurate selezioni in loco a partire dalla Corea del Nord. Una scelta precisa quella del responsabile Alessandro Dominici (coadiuvato da Luis Pomares), la cui carriera vanta trascorsi importanti da dirigente del Perugia calcio: insieme ad Alessandro Gaucci ha concluso le storiche operazioni che portarono in biancorosso Nakata e Ahn. Da Ahn a… Han! Kwang Song Han, il primo nordcoreano nella storia della Serie A, cresciuto ovviamente nell’Academy e che poche settimane fa ha cominciato la sua avventura al Cagliari. Mentalità samurai! Si allenava da solo alle 6 di mattina, prima di andare a scuola e dopo i Mondiali di categoria calciava e correva con un dito rotto come se niente fosse. Ah, non lo aveva detto questo però: per paura che lo facessero fermare. L’entusiasmo dei diciannove anni e la passione, soprattutto, che ti porta oltre qualsiasi ostacolo. Ti carica, ti anima, ti fa vincere.

Una giornata all’Academy – Verso le 15.30 arrivano i ragazzi divisi in maglie bianche (’98-’99 nordcoreani) e maglie blu (’98-’02): pullman rigorosamente dell’Accademy con in mezzo il logo. L’autista li va a prendere a scuola ad Assisi e li porta a Perugia, “prima avevamo un pulmino, poi abbiamo preso il pullman da 40 posti e ultimamente siamo stati costretti a cambiarlo con uno da 50”, il commento di Luis Pomares. Giornata un po’ nuvolosa, gli allenatori (uno per ogni gruppo) hanno già preparato tutto per gli esercizi. Partenza blanda, però, “perché nella loro cultura dopo pranzo si dorme e infatti anche loro si riposano in pullman. Quindi riscaldamento, riattivazione e poi si passa al resto”, sottolinea uno degli allenatori. Cinque minuti, cinque per cambiarsi ed eccoli in campo. Uno più sorridente dell’altro. Sguardo ammaliato, spensierato, non vedono l’ora di toccare il pallone. Alessandro e Luis li guardano, ci parlano, li coccolano. L’immagine è quella di una grande famiglia, dove la passione eclissa qualsiasi problema la vita quotidiana posso proporre. Che, poi, quando fai quello che ti piace, giocare a pallone nello specifico, non esiste problema che tenga!

Si comincia, possesso palla a campo ridotto. “Due tocchi! Due tocchi!”, urlano in simbiosi gli allenatori ai vari gruppi di lavoro. Bene, benissimo Giancarlo, messicano con il Chicharito come idolo. Imprendibile oggi. Farai gol? “Assolutamente sì”. Più in là si allenano i portieri con il preparatore Fabrizio Brunori, il quale ad ogni rete sottolinea… Italia-Corea 1-0”. E, intanto, tra un esercizio e l’altro esce, finalmente, il sole. Che, rispecchiando sullo splendido sorriso dei bambini, crea un’atmosfera magica, fiabesca.

Per i ragazzi coreani, poi, arriva il momento dei tiri in porta. Uno, due…Kim Ji Song! Che gol, a giro sul secondo palo. Ci rimane quasi male l’altro Kim, il portiere. Per i blu, invece, partitella finale. Tesissima e combattutissima. Nessuno, giustamente, vuole perdere. Mezz’ora ad alta intensità, triplice fischio. Ma solo una parte di loro, dopo la bella foto di gruppo, rientra nello spogliatoio. Alcuni restano ancora un po’ a fare una sfida di tiri in porta. Chi vince? “No, no pareggio”. C’è chi fa le flessioni. E poi Timothy e Lorenzo, che purtroppo hanno finito prima per alcuni problemini muscolari. Giust’appunto per far due chiacchiere insieme. Timothy viene dal Kenya, ruolo regista. Sogno? “La Premier League”. Lorenzo, invece, è veneziano. Torna in Laguna ogni due domeniche, quando la squadra di Pippo Inzaghi gioca al Penzo e non si perde una che sia una partita. Il sogno, scontato! “Venezia in B, non vedo l’ora che esca Fifa 18, faccio la scalata intanto”.

Qualche goccia di pioggia ad accompagnare il tiepido sole con il centro storico di Perugia sullo sfondo. Doccia veloce e poi via in pullman verso Assisi, alle 19.30 la cena e poi domani mattina una nuova giornata di scuola. C’è chi ama la matematica, chi odia la fisica. Nessuno, però, dice che non gli piaccia studiare. Si chiude una bella giornata, magari un bel libro prima di andare a dormire o qualche skills su Youtube. Lorenzo senz’altro riguarderà Bassano-Venezia, lo ammette.

Una giornata all’insegna del sorriso, dell’emozione e della spensieratezza. Gli occhi di ognuno di loro parlano una lingua universale, quella del pallone. Trasudano tutti la stessa passione. La loro spontaneità, il loro voler a tutti i costi inseguire quel sogno per il quale sono partiti dall’altra parte del globo, la loro armonia. E poi la cosa più bella, il loro sorriso che sì – in un altrettanto bel gioco di parole – fa sorridere il mondo!





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