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Perché la Francia può vincere il Mondiale

| Storie | Autore: Giacomo Chiuchiolo

Uno spicchio di mondo racchiuso in 90 minuti. In Francia-Belgio c’è una sfida tra europee e un bel po’ d’Africa. Un calcio interetnico, che abbatte le barriere e allarga i confini. E non è un caso che le 2 stelle più luminose della nazionale transalpina, Pogba e Mbappé abbiano origini in Guinea e Camerun. Più altri 12 tra i francesi, tutti con radici africane. Ed è forse questo uno dei segreti della Francia che vola, che non ruba l’occhio ma vince. Un gruppo omogeneo e diversificato, guidato dal leader tecnico Griezmann e capace di tutto, anche di conquistare un mondiale che manca da 20 anni.

Solidità

Ed alzare la coppa al cielo, da capitano, nel 1998 era proprio Didier Deschamps, alla guida della Francia dal 2012, ma mai veramente apprezzato del tutto in patria. Cantona per esempio non ci è mai andato giù leggero: “E’ un contabile ossessionato dal risultato, è incredibile come non riesca a gestire l’enorme talento che ha a disposizione”. Eppure Deschamps non hai mai provato a cambiare il suo stile di gioco, sempre fedele al suo innato pragmatismo. Poco spettacolo, ma risultati garantiti. Due anni fa è caduto solo in finale nell’Europeo casalingo perso con il Portogallo. In Russia ha raggiunto l’obiettivo minimo e ora punta al tetto del mondo. Gli rimproverano di non giocare bene, ma la sua Francia è solida e pratica. Subisce poco e fa male al momento giusto. D’altronde sarebbe stato difficile chiedere qualcosa di diverso a chi in 20 anni di carriera ha buttato i polmoni per rincorrere gli avversari. La Francia è lo specchio di Deschamps, magari poco appariscente ma concentrata sul risultato.

Maturità e freschezza

Alcuni ‘enfants prodige’ sono maturati, altri sono esplosi negli ultimi anni. La Francia non smette di fabbricare talenti, ne colleziona anno dopo anno. Nel 2016 Pogba era la stella più luminosa, ora l’ex Juve è cresciuto e sulla sua scia stanno venendo fuori i vari Mbappé, Lemar e Dembélé. Freschezza e maturità in una squadra guidata da giovani esperti come Kantè e Griezmann. Ventisei anni d’età media, la squadra più giovane del mondiale dopo la Nigeria. E se Pogba ora è considerato uno dei più esperti è facile capire come la Francia abbia il futuro dalla sua.

La stella

Nella Francia che va veloce c’è un talento che corre più degli altri. Ha fretta di prendersi tutto Mbappé, uno abituato da sempre a stracciare record. Lo ha fatto in Ligue 1 e in Champions League (migliori goleador di sempre a 19 anni). S’è ripetuto anche in Russia, ha segnato una doppietta all’Argentina ed è diventato il secondo under 20 a realizzare più di un gol nella fase finale di un Mondiale dopo un certo Pelè. Lo hanno paragonato ad Henry e Ronaldo, gli sono arrivati i complimenti da ogni parte del mondo e il PSG si è spinto ad offrire una cifra mostruosa per strapparlo al Monaco. La pressione però si è trasformata in voglia, Mbappé ha dimostrato di poter essere già un trascinatore nonostante la giovanissima età. Non ha paura, corre più veloce delle insicurezze e vuole portare la Francia alla vittoria. Vent’anni dopo i Blues si aggrappano al ragazzino venuto dalle banlieue parigine per tornare sul tetto del mondo.

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