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Data: 29/05/2017 -

Pecchia e Juventus-Real Madrid: “Nel 1998 rosicai, quest'anno sarà una finale aperta. Zidane un vincente, anche in panchina”

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Una lunga carriera da giocatore e quella da allenatore iniziata al fianco di Benitez, con la promozione in A centrata al primo anno alla guida del Verona. A stagione conclusa, per Fabio Pecchia è arrivato il momento di staccare la spina almeno per qualche settimana, pronto a godersi (tra vacanze e riposo) anche una finale di Champions League attesissima, tra la sua ex Juventus ed il Real Madrid. Una finale che Pecchia, nel 1998 e da giocatore bianconero, ha già giocato e perso, in virtù del gol segnato da Mijatovic: “Ho rosicato, era la prima volta in quell’anno che non andavo neanche in panchina. Ma poi quando diventi allenatore capisci molte cose - ammette al Corriere della Sera - Quella di quest’anno sarà una finale aperta, la Juventus è forte anche se il Real Madrid ha grandi calciatori abituati a vincere. Cristiano Ronaldo è un grande professionista e alle grandi qualità aggiunge il fuoco che ha dentro”.

In panchina, tra le migliori esperienze, la parentesi a Napoli con Benitez: “Quando arrivò si fidò di un amico che parlò bene di me ed è nato un grande rapporto, il curriculum parla per lui, dentro c’è molta sostanza”. Nel suo Verona potrebbe arrivare Cassano, giocatore che ha indossato la camiseta blanca: “Vediamo, sicuramente per essere preparati alla Serie A bisogna avere una struttura sostanziosa. Sogno di allenare Dybala e con Higuain sono una coppia perfetta. Gonzalo lo conosco da Napoli, è cresciuto moltissimo ed ha numeri formidabili. Ora però deve salire di livello e vincere la Champions League”. E poi Zidane suo compagno di squadra alla Juventus: “È un vincente anche in panchina, per lui dalla squadra B è passato al Real, da noi a 45 anni sei ancora un giovane”.

Tra campo e studi, infine, con la prossima stagione alla guida del Verona in Serie A e non solo: “Non ho paura, più curiosità, ho voglia di mettermi alla prova. La mia squadra deve essere sempre consapevole di quello che deve fare. Laurea in giurisprudenza? Ripetevo gli esami negli spogliatoi e le prese in giro non mancavano. Ultimo libro letto? Pensieri lenti, pensieri veloci del Nobel per l’Economia Daniel Kahneman, un allenatore deve allenare anche il pensiero, l’empatia con l’atleta è fondamentale”.



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