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Data: 20/08/2016 -

Moratti: "Zidane? Mi dissero che non era granché. Oggi farei follie per Dybala, il talento più forte"

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Sono passati quasi due anni da quando Massimo Moratti ha deciso di lasciare la sua Inter. Diciannove anni di spese folli, di vittorie, di grandi campioni, di emozioni uniche, culminati con il "triplete", da Moratti stesso definito la gioia più grande. Quando tutto iniziò, nel 1995, l'Inter veniva da un periodo simile a quello attuale. Il club nerazzurro  non vinceva lo scudetto da 6 anni:

"La squadra e la società erano in un momento difficile" - si legge nelle pagine del Corriere dello Sport - "Veniva voglia a un tifoso appassionato di dare una mano. Cosa sogna un qualsiasi malato di calcio? Di comprare questo o quel giocatore, di scegliere questo o quell’allenatore… Sogna di rilanciare la sua squadra. In quei giorni incontrai per strada l’avvocato Prisco che mi chiese perché non dessi una mano all’Inter. Ebbi il torto di non rispondere subito di no e in pochi giorni quel turbine d’uomo mi apparecchiò l’acquisto della società. Il problema mi sembrò, subito, non tanto l’essere diventato proprietario dell’Inter quanto trovare le parole giuste per spiegare questa scelta ai familiari. Ma tutto, in fondo, sembrò naturale. Mi sembrava di tornare a casa, di proseguire un’attività di famiglia. Ne sentivo la responsabilità, quasi il dovere".

Acquisto più importante dell'era Moratti? Non poteva che essere il "fenomeno": "Sicuramente Ronaldo. Perché nessuno se lo aspettava. Fu un grande investimento, da tutti ritenuto impossibile per l’Italia. Ma si rivelò, anche dal punto di vista economico, un affare. E poi fece sognare. E il calcio, come ho cercato di dire, ha bisogno di sogni, sempre. Persino per il suo benessere finanziario. E’ come ogni espressione artistica. Se non è bella, non ha mercato. E’ poesia, anche per essere business". Acquisto mancato? "Più di uno, ovviamente. All’inizio Cantona, grande giocatore e personaggio fantasioso. Ero appena arrivato e non mi imposi per farlo. Peccato, l’Inter avrebbe fatto il salto di qualità molto prima. E Zidane. Io lo volevo acquistare ma un nostro consulente ci disse che non era granché… Tentai con Totti. Sapevo che Sensi, vero presidente per passione, era in difficoltà economiche e allora gli chiesi se mi cedeva Totti, a qualsiasi prezzo, o quasi… Lui mi guardò e mi diede una risposta che non posso dimenticare e che fece crescere la mia stima per lui: 'Non parliamo di Totti, parliamo di altri, se vuoi' ".

Moratti ha avuto sempre un debole per i giocatori tecnici e fantasiosi: "A me piacciono tutti i giocatori un po’ pazzi. Avrei fatto follie, ai suoi tempi, per George Best e oggi le farei per Dybala, secondo me il talento più forte in circolazione. Un grandissimo". Momento più bello? Domanda dalla risposta scontata: "Il 'triplete'.La gente piangeva per la gioia, quel successo è qualcosa che rimarrà nella vita di tante persone. Lo so che è un gioco, ma anche quella dimensione occupa un posto nella storia degli uomini. Si gioisce di qualcosa che altri fanno ma che si sente come propria. E, per me, era il risultato di tante sofferenze, di tanti impegni, di tanti sforzi. Era il frutto del lavoro di tanti. Dei giocatori come del magazziniere".

Alla guida dei nerazzurri è arrivato de Boer: "Mi ha fatto un’ottima impressione. E’ un grande esperto di calcio, attento al dettaglio, capace di capire".Prime impressioni sulla Suning? "Ottima, sinceramente ottima. Sono persone che hanno faticato per costruire il loro impero. Mi sembra abbiano buona fede e passione autentica. Credo che vogliano davvero investire sulla società e renderla più competitiva. E, seppure io non mi permetta di interferire su scelte che non sono più mie, ho l’impressione che non abbiano finito di rafforzare la squadra".

Seria A? Bianconeri ancora davanti a tutti: "La Juventus ha fatto molto bene sul mercato. Tenere Pogba, di fronte a quella offerta, sarebbe stato un errore gravissimo. Ha preso Pjanic che è un giocatore pratico. L’Inter si è mossa bene ed è più forte. Bisogna che si tolga il complesso degli ultimi anni e torni a considerarsi una squadra vincente. Il Milan non ha potuto muoversi sul mercato. E’ finita l’era Berlusconi del quale qui voglio dire, da storico avversario, che si è sempre comportato lealmente con me. Il Napoli ha un grande allenatore, come lo è Spalletti. Un campionato aperto, comunque".

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