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Mancini racconta il derby: "Sono arrivato a luglio e già parlavano della Lazio, ma si giocava a novembre!"

| Interviste | Autore: Simone Gamberini

Arriva il derby e a Roma non può essere un giorno qualunque. Neanche per chi ci è tornato dopo tanti anni per intraprendere la carriera di allenatore. Una delle grandi icone recenti del Derby della Capitale, Amantino Mancini, recentemente promosso a Coverciano dove sta imparando i segreti della tattica italiana.

Lui il derby lo ha segnato e come, con uno dei gol più iconici e belli degli ultimi vent’anni di questa rivalità storica. Quel gol se lo ricorda bene così come tutta la magia di quel giorno che ha fatto scoprire all’Italia il talento di quel brasiliano ancora poco conosciuto che si affacciava al grande calcio. “Di quel giorno conservo tutti i ricordi, prima della partita, l’atmosfera di Roma in quei giorni. Il gol che ho fatto è stato meraviglioso, veramente bellissimo che rimarrà nella storia della Roma e del derby. Un ricordo bellissimo”, racconta in esclusiva a GianlucaDiMarzio.com.

D’altronde per lui il derby è una cosa speciale. Ne ha giocati tre differenti in carriera: quello di Roma, quello di Milano e quello di Belo Horizonte, con la maglia del suo Atlético Mineiro. Ma non ha dubbi: il più sentito è quello capitolino. “Il derby di Roma è quello più sentito dei tre. Sono arrivato nel 2003 a luglio e la partita dove ho segnato il gol di tacco si giocava a novembre. Appena arrivato mi hanno detto “Mi raccomando il derby” e mancavano ancora quattro mesi alla partita. Questa cosa mi ha stupito e mi è rimasta. Caspita mancavano quattro mesi e già mi chiedevano del derby! Nelle altre città si parla del derby al massimo una settimana o dieci giorni prima”.

Mancini con la Roma è stato un grande protagonista in tante avventure anche in Champions League, un tema che non si può non trattare in questi giorni. Splendido il suo gol a Lione così come la vittoria giallorossa alla Gerland, ma anche lui è convinto che quella di martedì scorso è stata un’impresa molto più grande. “La vittoria con il Barcellona una cosa che rimarrà nella storia. Un’impresa del genere con un avversario così forte e con tre gol da recuperare era impossibile da credere. È stata veramente una vittoria che non si poteva immaginare. A Lione bei ricordi però credo che questa con il Barcellona rimarrà di più nella storia visto come è andata contro un avversario come il Barcellona. Anche a Lione è stata una bella serata, con il gol che ho fatto io, ma penso che col Barcellona vale di più”.

Icona in Europa e in Italia, lui che di italiane ha anche le origini. Venete per la precisione e infatti la sua prima tappa in Serie A è stata proprio il Venezia. “Mi ricordo i primi giorni in Italia. Ho fatto questa esperienza a Venezia dove mi hanno insegnato tanto, ho imparato tantissimo nell’adattamento alla cultura italiana e al calcio italiano. Calcisticamente è andata male perché non ho giocato: l’allenatore non mi vedeva proprio. Ma per l’adattamento e per capire il calcio italiano mi ha dato tantissimo anche perché a giugno di quell’anno sono andato a Roma e ho fatto un campionato Serie A perfetto con 8 gol, ero un ragazzo sconosciuto arrivato così, mi è servito tanto”.

L’Italia nel suo passato ma anche nel suo futuro. Adesso sogna di diventare un grande allenatore e a Coverciano ha cominciato i primi corsi con eccellenti risultati. “Sono da otto mesi in Italia per il corso da allenatore. Sono stato fortunato a giocare in Italia e ci sono voluto tornare perché ritengo questo Paese sul piano tattico e difensivo il migliore al mondo, sono nel posto giusto per imparare. Sono stato promosso a dicembre e mi ha arricchito tanto nella mia formazione. Adesso vedo il calcio in una maniera diversa rispetto a prima. Ne sta valendo davvero la pena”.

Infine una battuta su un grande interrogativo per il finale di stagione, più facile vedere la Roma vincere la Champions o il Brasile vincere il Mondiale? “Sono brasiliano, vincere il Mondiale. Non so se è più facile, però il Brasile ne ha vinti cinque. La Roma in Champions League non ha mai vinto. Questa cosa conta tanto secondo me. Magari vince la Roma la Champions League e il Brasile il Mondiale, sarebbe perfetto”.

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