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Il primo gol, una salvezza da raggiungere e un soprannome... particolare. Ghiglione: "CR7 il mio idolo. Sogno di tornare al Genoa per restarci"

Ph: Ivan Benedetto

| Interviste | Autore: Alberto Trovamala

Una vita trascorsa ad inseguire il proprio sogno. Chiaro, lampante: “La Serie A”. Ed ora che l’obiettivo sembrerebbe essere davvero alla portata, impossibile rallentare la corsa per Paolo Ghiglione. Ragazzo cresciuto a pane e calcio fin da piccolissimo, Paolo. “Ho iniziato a giocare a 4 anni e fin da piccolo ero sempre col pallone tra i piedi sia in casa sia in cortile. Sono sempre stato juventino anche se i miei idoli si chiamano Gerrard e CR7”. Giovanili tra Milan, Pavia e Genoa, poi la prima esperienza ‘tra i grandi’ alla SPAL ed ora la Pro Vercelli, dove si sta distinguendo per continuità di rendimento. Sacrifici su sacrifici per papà Roberto – che ancora oggi raccoglie ogni articolo di giornale dedicato al figlio in appositi raccoglitori riposti nella cameretta di Paolo – e per mamma Laura, pronti a fare la spola tra Castelnuovo Scrivia (AL) e Milano prima e Pavia e Genova poi, seguendo il figlio oggi come allora sia durante i match casalinghi sia in trasferta. Ripagati con gli interessi da un ragazzo sempre sul pezzo, tanto disciplinato in campo – dove può ricoprire ogni ruolo sulla fascia - quanto pacato fuori. Senza grilli per la testa, poi: “Quando torno a casa a Castelnuovo stacco un po’, mi vedo coi miei amici, non faccio chissà che cosa”. Tanto che nella scorsa stagione alla SPAL lo soprannominarono “Nonno! Non so esattamente il perché, forse sembravo vecchio – ride -… Dopo un po’ mi ci sono abituato. Erano soprattutto Antenucci e Arini a chiamarmi così. Che gruppo, quella SPAL. I ‘vecchi’ a turno ci ospitavano a casa loro a cena dimostrando una disponibilità fuori dal comune”, ha raccontato il classe ’97 in esclusiva per GianlucaDiMarzio.com.



Ma facciamo un passo indietro. Quando al Milan, tra il 2007 e 2012, iniziò a mettersi in mostra: “In quel settore giovanile ricordo i vari Calabria, Locatelli e Cutrone nelle altre annate. Sono stato anche capitano. L’ultimo anno però venne rivoluzionata tutta la squadra e mi dissero di andare via”. Prima delusione in carriera, se così si può dire. “Ci rimasi malissimo ma ciò mi diede la forza di cambiare squadra, andare al Pavia e dimostrare chi ero. Quell’anno feci 17 gol e mi prese subito il Genoa anche se rimasi altri 6 mesi in prestito a Pavia perché, inizialmente, i rossoblù non mi garantirono la possibilità di andare in convitto”. Di nuovo, su e giù in macchina: “Nei 6 mesi successivi invece facevo 3 allenamenti a settimana viaggiando da Castelnuovo a Genova grazie agli sforzi di mio papà, mia mamma e mia zia”. Ogni giorno, terminata la scuola, un panino mangiato in fretta in auto e via agli allenamenti. “Ho realizzato di aver delle responsabilità ripensando a tutti i sacrifici fatti dalla mia famiglia per assecondare i miei desideri: non avrei mai potuto mollare o fallire”.



Poi, la prima esperienza da solo fuori casa, in convitto a Pegli dove non ci mise molto legare con gli altri ragazzi. “C’era sempre qualcosa da fare e soprattutto trascorrevamo un sacco di tempo giocando alla Play. Spesso andavamo anche a pescare: ci svegliavamo all’alba, prendevamo le canne da pesca e ci dirigevamo al mare. Il gruppo ‘dei pescatori’ solitamente era composto da me, Matarese e Ierardi. Il secondo anno ero anche l’unico con la macchina e quindi toccava sempre a me guidare”. Ed ecco il battesimo in prima squadra. “Al mio primo anno ‘coi grandi’ c’erano molti italiani come Antonelli, Matri, Perin e Sturaro e parlavo spesso con loro, avevo 18 anni e mi aiutavano molto. L’anno dopo ho legato molto con Kucka e Perotti e con quest’ultimo ci sentiamo ancora ogni tanto”. Non solo. Nonostante studiare non fosse semplice viste le numerose assenze per potersi allenare con la prima squadra, “sono riuscito anche a prendere il diploma al Liceo Scientifico”.


Soddisfazioni, una dopo l’altra. Fino al primo gol da professionista arrivato sabato contro il Bari. “L’ho dedicato alla mia famiglia. È stato un gol inaspettato anche se c’ero andato vicino molte volte. Ora finalmente ce l’ho fatta. Mio papà, vista la distanza, guardava la partita da casa e non oso immaginare come abbia esultato!”, continua con una risata. Sommerso da una marea di messaggi appena riacceso lo smartphone negli spogliatoi. I messaggi più belli forse quelli ricevuti da Favilli e Locatelli, due amici conosciuti in Nazionale”. Su Instagram i due hanno anche commentato una foto dell’esultanza postata poco dopo da Ghiglione: ‘Corri come una i8, Paolino’. Questo perché “quando eravamo in Nazionale c’era un concessionario della BMW e andavamo spesso a vedere le macchine, tra le quali c’era proprio una BMW i8. Sono sempre stato un appassionato di auto”. Grande gruppo, quello degli azzurrini U20. “Con i ragazzi della Nazionale U20 degli ultimi Europei e Mondiali ci sentiamo spessissimo e abbiamo ancora gruppo Whatsapp. Uno dei più ‘matti’ è Orsolini e pensate che quando eravamo in Corea alla sera, a causa del fuso orario, non riuscivamo a dormire così, di nascosto, ci intrufolavamo nella SPA dell’hotel a fare sauna e idromassaggio. Alla vigilia di ogni partita tra noi dicevamo sempre: ‘Andiamo a casa’. Invece poi siamo arrivati fino in fondo”. Terzo posto al mondiale con tanto di medaglia riposta in una cameretta stracolma di cimeli sportivi che Paolo spera di aggiornare in continuazione.


D’altronde l’annata con la Pro dal punto di vista personale lascia ben sperare: 20 presenze, 1 gol, 5 assist. “L’obiettivo stagionale è sempre stato giocare di più rispetto all’anno scorso e salvarci. Ce la giocheremo con Cesena ed Entella su tutte, poi Ternana e Ascoli sono più dietro ma in B non si può mai dire. Col ritorno di Grassadonia ci siamo ripromessi di metterci più impegno e ora abbiamo le idee più chiare”. Spogliatoio compatto, quello dei piemontesi. “Alla Pro ci sono tanti giovani e c’è bel rapporto coi ‘vecchi’ che ci trattano alla grande. Il punto di ritrovo è il Bijoux Caffè nel pieno centro di Vercelli dove prima o dopo allenamento ci incontriamo per un toast, una spremuta d’arancia e soprattutto una fetta della torta al cioccolato. Per il resto Altobelli è il più intraprendente per quanto riguarda gli scherzi, la vittima dei quali è spesso Giraldi”. Per il futuro invece “l’obiettivo è tornare al Genoa e restarci. Ho il contratto in scadenza nel 2019 ma sono consapevole che loro mi seguono. Sono venuti a vedere alcune mie partite ma ancora non so quali siano i loro programmi. Penso che mi giocherò un’opportunità in ritiro poi, chissà, magari mi manderanno nuovamente in prestito”. Nel frattempo Ghiglione continua a inseguire il suo sogno, quella “Serie A” che dopo le prestazioni messe in mostra in questa stagione sembrerebbe essere davvero un obiettivo alla portata.

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