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Il 'Gatto' diventa 'The Hero'. Marco Silvestri para 3 rigori e fa la storia del Leeds: “Padova e Cagliari nel cuore. Ma quel gol di Pirlo...”

| Interviste | Autore: Guendalina Galdi

Si sa, dalle Coppe nazionali spesso vengono fuori delle sorprese. Più o meno inaspettate. Non i soliti noti, perché la copertina di una giornata può prenderla qualcun altro. Occhi in casa Leeds, il club di Massimo Cellino, che parla eccome italiano e non solo per il presidente. Martedì sera in EFL Cup ha staccato il biglietto per i quarti di finale battendo il Norwich. Già questa è una notizia, perché è la seconda volta in venti anni che la squadra di Monk conquista i quarti di Coppa. Ma il merito è tutto del numero uno: Marco Silvestri. Eccola, l'altra parte Made in Italy del Leeds. Pareggio dopo i 90 minuti e così anche alla fine dei supplementari. Rigori. Ci pensa Silvestri. Ne para 3, record assoluto nella storia del club, ed è vittoria per i suoi.

“Il Norwich è una delle migliori di questo campionato, sapevamo sarebbe stato difficile. Ed era ancora più difficile per me perché arrivavo da un periodo in cui non giocavo. Però è andata bene, sono contento”. Parola di Silvestri all'indomani di una prestazione importante e non solo per i rigori parati. Bene, molto, anche durante la partita ma quelle tre ciliegine sulla torta sono davvero la decorazione più bella. “E' una lotteria, ne ho parati tre e siamo riusciti a vincere – ha proseguito ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com -. Questo è un bel gruppo, affiatato, quest'anno stiamo lavorando bene”. Ma una domanda è d'obbligo: come si parano tre rigori in una partita da 'dentro o fuori' dopo 120 minuti di partita? “E' difficile. E loro avevano anche dei buoni tiratori. Ma me li ero preparati prima, ho guardato i video e avevo un'idea sui rigoristi. Quando sei lì comunque è difficile ricordarti tutto quello che avevi visto nei giorni prima… Ma alla fine è andata bene”. Più che bene.

Ed è così che Silvestri è diventato 'The Hero'. Oppure 'The Wall' se volete. Un eroe, un muro. Lui, che in Italia era 'Il Gatto', visto quel cognome che così richiama un po' il felino dei cartoni animati: “Non gioco tanto e questa cosa vale doppio. Fanno molto piacere questi soprannomi, sto lavorando tanto per dimostrare il mio valore quando mi danno l'occasione”. A proposito dell'Italia... Gli manca. Le abitudini, il modo di vivere, anche se “Leeds dal punto vista calcistico è eccezionale, diverso da come lo viviamo in Italia. I tifosi sono caldi, sono tantissimi. Questa è una delle poche città in cui c'è un'unica squadra di calcio, quindi sono molto affiatati”. Un esempio? “Se in trasferta ci sono a disposizione 5mila biglietti, nel settore ospiti ci saranno 5mila tifosi”. Martedì sera ce n'erano 23mila, tutti a godere dello spettacolo di quella lotteria dopo aver preso davvero il biglietto giusto.

Italia a parte, Silvestri in Inghilterra ha messo su famiglia (“Sono papà da un anno e mezzo e mi piace molto fare il papà”) e lontano dal campo coltiva le sue passioni: “Mi piace molto l'informatica, computer, videogiochi”. Tutto nel tempo libero, anche se non rinuncia a seguire la nostra Lega Pro, in particolare il Padova (insieme a Cagliari, fetta importante del suo passato): “E' stata la mia prima squadra in B, la mia prima grande piazza. Sono molto legato a questa squadra. Mi è dispiaciuto tantissimo quando è retrocessa. Padova ce l'ho sempre nel cuore, così come il Cagliari con cui ho esordito in Serie A”. Un salto nel passato per ripescare i ricordi più belli di quegli anni: “I migliori? Hellas Verona-Padova, mi ricordo è stata una partita in cui ho fatto molto bene e poi l'esordio in A col Cagliari, contro il Parma, quando ci siamo salvati. E poi c'è la partita contro la Juve allo Stadium: mi fece gol Pirlo su punizione, il pallone mi rimbalzò sulla schiena. Se ci penso ancora rosico. L'avevo toccata, potevo pararla. Però son state tutte belle esperienze e le tengo nel cuore. Soprattutto le prime in B e le prime in A”. Nel 2014 poi è arrivato il trasferimento in Inghilterra: “All'inizio qui abbiamo avuto un po' di difficoltà il primo anno. Eravamo tanti italiani ed eravamo un po' visti male perché c'era il presidente che era italiano. Quindi gli inglesi pensavano fossimo i 'figliocci' del presidente. Non è stato semplice. Quando hai compagni connazionali in un paese che non è il tuo va a finire che parli sempre la tua lingua con loro. L'anno scorso poi è andata meglio – ha spiegato - e quest'anno son rimasto solo io di italiano, ma ci troviamo veramente molto bene con tutto il gruppo”.

Un gruppo che al momento si trova a quota 20 punti in classifica: “In campionato siamo a 3 punti dai playoff, quindi la squadra sta facendo bene. Secondo me l'obiettivo è proprio puntare ai playoff. Ci proviamo. Per quanto riguarda la Coppa, invece, adesso diventerà davvero complicato perché sono rimaste solo due squadre di Championship, noi e il Newcastle. Anche se la squadra di Benitez è prima, ed è già una squadra di Premier secondo me. E penso che a questo punto valga la pena di andare ad affrontare una big, uno United, un Liverpool (sorteggio avvenuto, ai quarti e il Leeds incontrerà proprio i Reds di Klopp, n.d.r.), così mi tolgo una grande soddisfazione personale a giocare in uno stadio così bello di Premier League. Sarà difficile andare avanti ma non si sa mai nel calcio”. Giusto, non si sa mai. Perché chi l'avrebbe mai detto che il 'Gatto' in una sola sera sarebbe diventato l'eroe di Leeds?

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