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Data: 18/11/2016 -

Hamsik si racconta: "Spero di raggiungere Maradona. Se vinco lo scudetto col Napoli smetto il giorno dopo"

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500 volte Hamsik. Marek è diventato il simbolo di Napoli, dopo 10 anni da lottatore. Una vita in azzurro, che gli ha permesso di essere uno dei grandi idoli del San Paolo. Lo slovacco si è raccontato sulle pagine del Corriere dello Sport: "500? Sono stupito, per cominciare, perché mi era sfuggito il dato. Io un po’ mi seguo, però questo non l’avevo calcolato. Invecchio, lo so bene, ma mi sento ancora un ragazzino, però cinquecento lascia una bella sensazione, vuol dire che non mi sono risparmiato, che ho ottenuto fiducia».

E se deve scegliere una partita... "Facciamo due: la prima finale di coppa Italia vinta a Roma, quella con la Juventus, e la finale di Supercoppa a Doha. Poi ce ne sarebbero anche altre, ovviamente. Il gol più bello? Forse quello al Milan, nella mia prima stagione: ha avuto un significato, ci ha portati in Europa, ma è stata una cavalcata fantastica. I gol sono 103, confermo. Quello con la Fiorentina era mio, ho sentito il pallone strusciarmi sulla cresta, l’ho spostato. Sugli altri in dubbio non mi pronuncio". E Maradona è lontano solo dodici reti: "Speriamo di raggiungerlo già quest’anno, mi dà gusto. Io non sarò mai come lui, né credo che sia possibile esserlo in assoluto, però almeno mi resterà questa soddisfazione di averlo battuto. Poi gli chiederò di incontrarlo. Ho avuto la possibilità di parlarci al telefono, l’anno scorso: gli telefonò Higuain e me lo passò. Fu carino, come sempre, tante belle parole. Però stringergli la mano e parlargli di persona offrirà emozioni più forti".

Sui dieci anni in azzurro: "Non avrei creduto di legarmi in maniera così netta al Napoli. E invece, studiai la storia del club, subito, e mi piacque; il resto lo ha fatto De Laurentiis, con il quale ho un rapporto straordinario, denso di affetto; e questa città nella quale non mi è negato niente. Credo sia chiaro che in Italia non ci sarà una squadra per me che non sia il Napoli, ma credo anche che esistano i margini affinché io chiuda qua la mia carriera. E’ una possibilità seria che ciò accada, io sono stracontento di stare qua". E la squadra più affascinante da bambino: "Il Manchester United, che mi incantò nella finale di Champions del 1999, con quei tre minuti in cui ribaltò il risultato con il Bayern. Quella sera, rimasi stordito dai colori, dal clima della manifestazione, da quelle maglie. Altre partite che mi sono rimaste impresse? La rimonta del Liverpool di Benitez sul Milan, però per impatto emotivo quel Manchester United-Bayern batte chiunque. Era finita, così sembrava".

Se Scudetto o Champions... "Impossibile scegliere, perché c’è un valore forte in entrambi i titoli. Però la Champions vuol dire, in pratica, essere i più forti al Mondo. Darebbe una statura internazionale da far girare la testa. E’ bello pensarci, ma la vedo irrealizzabile. Non credo che il Napoli possa essere ritenuto forte a quei livelli, in finale di Champions League ci arrivano i colossi. Però - e sono sincero - ritengo questo Napoli una gran squadra, capace di un gioco meraviglioso del quale si è grati a Sarri, e dunque in grado di giocarsela ancora con la Juventus. Ci basta un filotto di vittorie, tre o quattro consecutive, per riavvicinarci e fare avvertire la nostra presenza. Abbiamo i mezzi per riuscirci, in quest’ultimo periodo non siamo stati assistiti dalla sorte e quando non vinci nasce il pessimismo. Io invece sono ottimista o forse reali sta perché conosco il valore dei miei compagni. La Roma sta facendo benissimo, il Milan altrettanto, la Lazio è nella scia e l’Inter dovrà verificare gli effetti del cambiamento. Siamo ancora ad un terzo della stagione, i giochi si decideranno più in là: io ci credo e non è un modo di dire".

Sul futuro: "Ho cinque o sei anni ancora e spero siano buoni. Non penso di riuscire a fare come Totti e Buffon, straordinari personaggi che ho incrociato in questo mio decennio. Calciatori di spessore tecnico ma anche umano. Degli esempi. Ma io a quarant’anni non ci arrivo". Per allungarsi la carriera... "Niente di trascendentale, s’è fatta un po’ di letteratura su una frase. Sono stato sempre molto attento all’alimentazione, ho soltanto rinunciato alle bibite. Io mi sento partecipe di quello che accade nel Napoli e sono fiero di questo mio ruolo: so, per esempio, che per battere il record di Bruscolotti e di Juliano, delle presenze in assoluto e campionato, avrò bisogno di un paio di stagioni sempre ad alto livello e ci proverò. Sarebbe un bel traguardo. Quando mi acquistò il Brescia, sospettavo che quello potesse essere un trampolino di lancio. O forse lo speravo segretamente in me stesso e dico ciò con il rispetto che devo a una società che mi ha offerto la possibilità di arrivare in Italia".

Di nuovo papà a breve: "Tra un mese circa e stavolta sarà femmina, per la gioia mia e di mia moglie. La volevamo. Ma adesso basta. Vediamo se la passione di Christian, che ha quasi sette anni, e di Lucas, ch’è piccolo ancora, e ne ha cinque circa, sfocerà in qualcosa. Per il momento hanno voglia di giocare. Uomo dei record? Sono qui per questo. Se dovessi vincere lo scudetto con la maglia del Napoli, potrei smettere il giorno dopo".



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