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Data: 26/02/2017 -

Gli ex, la granita, il mare. Il derby fa 90 (chilometri): il nostro viaggio verso Messina-Catania

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Il derby fa 90. Chilometri, quelli che più o meno ci sono tra Catania e Messina. Un'oretta di macchina, neanche tanto. Durante il tragitto sulla A18 un continuo slalom tra interruzioni, frane e deviazioni. Autostrada a pedaggio, ovviamente. E neanche troppo misero per un tratto dove ci sono più disservizi, che servizi. Per fortuna il versante orientale della Sicilia, quello in cui l'uomo non può intervenire, è anche altro. Così, tra una galleria e l'altra, si ha la possibilità di godersi la carreggiata costeggiata dal Mar Ionio. Il sole che bacia il mare, la linea dell'orizzonte che pare confondere sul dove finisca e cominci quella del cielo. I promontori a picco sul mare, affacciati come lo si fa da un balcone in fiore. Le barche in mezzo al mare - anche se siamo solo a febbraio - ma siamo in Sicilia e una domenica di sole con la massima di 20 gradi va comunque goduta nel migliore dei modi. Sono le dieci del mattino. Lo dice il computer di bordo. E siamo già in viaggio. Per ora, con la mente. Il derby avrà fischio d'inizio alle 14.30, basterà essere allo stadio un'ora prima. Cosa fare in tre ore libere? La risposta, per chi è della zona, è quasi ovvia. A poco più di metà strada, eccola. La vedi. La riconosci subito. Suddivisa in alta e bassa. È Taormina. Più comunemente chiamata Tao, da chi le vuole bene quasi fosse una persona. Fa già provincia di Messina, ma in questo caso poco importa il CAP. C'è un'apposita uscita da prendere, ai caselli il primo pedaggio di giornata. Dopo di che, si sale. Curva dopo curva, fino ad arrivare al parcheggio. Ad ore, e tanto caro pure quello. Due euro per un'ora e 15 minuti. In estate di euro ne costa anche 4, all'ora. Ma ne vale la pena. Siamo a Messina ma, guarda caso, si chiama "Parking Porta Catania". Lo vedi e sembra il garage "Hot Wheels". Su diversi piani. A chiocciola, che a percorrerlo o sei esperto o lasci ogni singolo angolo del tuo veicolo sulle pareti di cemento. In programma una colazione/pranzo a base di granita, anche in questo caso fa nulla se è ancora inverno. La granita: dilemma. Nasce a Catania o a Messina? A Messina sostengono l'abbiano inventata loro e che sia la loro ad essere più buona. A Catania idem. In provincia di Messina però pare essere più zuccherina, rispetto a quella Catanese. Ma non scioglieremo di certo oggi questo dubbio. Passeggiata sul corso principale, respiro a pieni polmoni a 200m dal livello del mare, panorama - ovviamente - vista onde. Pile caricate, si è pronti per una sana dose di calcio.

A Messina, quello con il Catania, è un derby più sentito rispetto a come lo si vive dai catanesi. È la classica partita dell'anno. Quella in cui lo stadio, il "Franco Scoglio" dal nome dell'omonimo allenatore che nel 1985 portò il Messina in Serie B, va riempito. Per metà, visto che fare 38mila 722 posti è praticamente impossibile. "Stadio San Filippo" (ex nome) è la prima uscita da prendere in autostrada, non serve arrivare in centro. Arrivati, si avverte l'aria carica di frenesia. Gruppi di tifosi con le sciarpe giallorosse s'incammino verso l'ingresso della Sud. Ma non solo loro. Questa volta s'intravedono anche sciarpe e bandiere rossazzurre. Scortati, ma la Questura ha dato l'ok per 500 tifosi del Catania che occuperanno il settore ospite. Assisteranno anche loro all'incontro numero trentaquattro tra le due società. Coreografie, cori per 90', sfottò - perché non sarebbe un vero derby senza quelli, e nessuna intenzione di perdere balena nelle loro menti. Alla sconfitta neanche ci si pensa. Vada come vada, oggi lo sport non avrà perso. Anzi. La vera vittoria è la presenza delle due tifoserie.

Tra le varie vicissitudini, il ritorno. Otto giorni fa, Proto riprende in mano il Messina dopo quasi dieci anni di assenza. Si riapre una nuova era, almeno così sperano sullo Stretto. In classifica, sono meno i punti di distacco tra le due squadre, nove, che il numero di ex. Undici. Più uno. Record. Una formazione completa, più un cambio a disposizione, insomma. Nove calciatori e tre dirigenti, presenti tra campo e tribuna del "Franco Scoglio". Catania e Messina unite e divise, con un elastico che le riunisce con chi ha sudato la loro maglia. Tre dei dodici sono catanesi purosangue. Anastasi, Maccarrone e Bucolo. Poi ci sono Fornito, Tavares e Pozzebon ad aver indossato nel recente passato la maglia giallorossa. Adesso punti fermi del loro nuovo spogliatoio. Musacci, Silva, Pitino e Plasmati, sono gli ultimi arrivati in casa Messina. Tra gli ex, figure importanti e di spessore. Il direttore sportivo del Catania, Argurio, è messinese. E da tale ha contribuito per anni ai successi della squadra della sua città. Per ultimo, ma non da ultimo della classe c'è lui: Lo Monaco. Il più uno. Seppur la parentesi da Patron dell'Acr Messina dal 2013 al 2015, Petrus ha il Catania Calcio per figlio. Detto questo. Panchina del Catania "ex" novo, proprietà messinese "ex" novo. Undici "ex", più uno. Dodici. Potremmo definirlo non un derby qualunque ma il derby di tutti coloro che vogliono vincere. Che vogliono riscattarsi per dimostrare a parti inverse. Che vogliono allungare o dimezzare i nove punti di distacco. Semplicemente, il "Derby degli ex". Che congiunge, senza gli ostacoli della A18, Messina e Catania. Dove il derby fa 90. Come la paura di perderlo.

Angela Sciuto



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