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Gli allenamenti di nascosto, il viaggio infinito dal Gambia, l'idolo Zidane e il 'gemello' Pellè: che storia Lamin Jawo, nuovo acquisto del Carpi

| Storie | Autore: Redazione

"Lamin, studia. A pallone giochi dopo". La storia di Jawo comincia così, tra le strade impolverate, e colme di speranza per un futuro migliore, del Gambia. Pallone tra i piedi e un sogno nel cuore, diventare calciatore. Mamma e papà, i primi 'avversari' da dribblare, perché quello che conta davvero, ancora di più in un paese con mille difficoltà, è "studiare, crearti un futuro, il calcio è solo un gioco. Li hai fatti i compiti?". La 'bugia', sempre la stessa. "Si sì, tutto fatto". E via, a correre più veloce di tutti tra la polvere delle strade di Banjoul, verso quel futuro che qualcuno avrebbe immaginato e voluto diverso. "Ed è proprio questo il motivo che mi ha spinto a lasciare il mio paese quando avevo solo sedici anni - racconta Lamin Jawo, attaccante classe '95 del Finale Ligure neo promosso in Serie D, fino all'anno scorso, adesso al Carpi, a Gianlucadimarzio.com - i miei genitori hanno sempre pensato che il calcio da noi non funzioni, e che se anche sei il più forte del mondo non puoi andare da nessuna parte".   L'unica alternativa per un futuro migliore "lo studio, solo studiare per loro ti può aiutare ad avere un lavoro concreto, che può permetterti di aiutare la famiglia". La realtà però dice che "tanta gente, e anche tante persone che conosco, finito con il diploma e con tutte queste cose non trova lavoro. E allora che senso ha? Ho pensato, se devo inseguire il mio sogno devo andare a cercarlo, e questo non è il posto giusto". Zaino in spalla, un sogno nel cuore, Lamin si mette in viaggio. "Ho passato Senegal, Mali, Burkina Faso fino ad arrivare in Nigeria". Per quello che di certo non è stato un viaggio facile. Nei tempi, nei modi. E in quello che ha lasciato dentro. "Nel passare da un paese all'altro, prima di conoscere la strada che devi fare ci metti due o tre settimane, impieghi almeno due o tre mesi in ogni paese". Attese, lunghissime. Poi di nuovo in viaggio, prossima tappa la Libia. "Dove sono stato quasi nove mesi prima di poter ripartire". Con un barcone, destinazione "Sicilia, a Siracusa. Da lì poi mi hanno trasferito a Cagliari, in un centro di accoglienza". Il pallone? "Sempre dietro - sorride Lamin riavvolgendo il nastro dei ricordi - mi allenavo da solo, c'era il direttore della struttura che mi diceva che lì non si poteva giocare perché il posto era troppo stretto. La mia risposta? Che il calcio era l'unica cosa che mi faceva divertire, quindi o mi trovava qualcosa da fare, altrimenti io continuavo a giocare".   Idee chiare, carattere da vendere. "Lui non si fidava, mi disse: "Sei veramente un giocatore? Allora vediamo". Finisco in una squadra se non ricordo male di prima categoria, il Villasor - formazione di un comune di poco meno di settemila abitanti in provincia di Cagliari - Mi sono allenato con loro tre o quattro giorni, ho giocato un'amichevole contro una squadra di Promozione, vado bene. - tre i gol realizzati nel giro di pochi minuti - Da lì in poi sono cominciate le tante prove, ma arrivato da profugo e non avendo i documenti era difficile essere tesserato". Tra le società a mettere gli occhi sul ragazzo, anche il Savona. "Ci presero in quattro, era tutto fatto. E pensare che io il provino manco dovevo farlo, mi sono presentato così, senza essere tesserato per nessuna squadra, solo con la mia voglia di giocare e il mio sogno nel cuore". Sceso in campo Lamin convince tutti. "Mi hanno chiesto l'età, mi hanno detto che se nel giro di un mese fossero arrivati i documenti mi avrebbero potuto fare un contratto". Arrivati i documenti, il primo numero in rubrica cercato da Lamin é quello di Filippo Pirisi, che segue il ragazzo assieme a Giambattista Alimonda e Andrea Bagnoli. "Il mio agente, che parlò con l'allora allenatore della Beretti del Savona Pier Luigi Lepori. Era tutto fatto, poi c'è stato qualche problema legato al tesseramento da extracomunitario".   Per Lamin la strada che si apre è quella che porta al Vado. "In Serie D, a pochi chilometri da Savona". È l'estate del 2014. "Dove sono stato fermo due mesi, in attesa arrivassero tutti i documenti dal Gambia per il perfezionamento del tesseramento". Dopo il via libera per scendere in campo, "ho iniziato ad avere la pubalgia". Viaggio a ostacoli verso il sogno calciatore che continua. "Ho fatto qualche partita - e i primi gol, sei nelle prime giornate - poi mi sono fermato da novembre a febbraio, quando sono rientrato a fine marzo il campionato era praticamente già terminato". Lamin riesce comunque a mettere a segno tre gol nelle quattro gare finali. Gol, e non solo, che convincono il suo allenatore Pietro Buttu a portarlo con lui al Finale Ligure (in Eccellenza), e si arriva all'estate scorsa. "Buttu mi ha chiamato dicendomi: "So che avrai qualche offerta da squadre di livello superiore, ma io vorrei venissi qui con noi, ho una squadra giovanissima che si chiama Finale Ligure". Io del Finale ne avevo l'avevo sentito soltanto parlare, ma non l'avevo mai visto giocare e l'anno precedente aveva lottato per non retrocedere. Mi sono confrontato col mio agente, tutti mi dicevano di pensarci bene perché scendere di categoria era un rischio".   Lamin però ha un sogno da inseguire, e vuole continuare a farlo a modo suo. "Quello che mi sentivo di fare era seguire Buttu che tanto mi aveva dato al Vado, volevo ripagarlo. Dissi a tutti, vado con lui e vinceremo il campionato". Cosa che per tutta la stagione ripeterà anche allo stesso Buttu: "Ha un obiettivo e vuole raggiungerlo, oltre a qualità incredibili ha testa e cuore grande. Non ha mai smesso di dirmi che avremmo finito la stagione primi". Missione compiuta, gol dopo gol Jawo trascina i suoi compagni verso la promozione. Il sogno continua. "Ma il merito è di tutti - anche nelle dichiarazioni Lamin è diventato grande - io non ho mai smesso di crederci. Perché l'Italia? Sono sempre stato appassionato del calcio italiano, il mio idolo era Zidane, quando giocava nella Juventus. M'ispiravo a lui, ad Alessandro Del Piero. Oggi invece seguo con attenzione un altro italiano che gioca però al Southampton, Graziano Pellè. L'ho visto la prima volta in Nazionale, per caratteristiche mi rivedo con tutte le proporzioni del caso in lui". L'Italia nel destino, e pensare che Lamin il calciatore lo avrebbe potuto fare anche a casa sua. "Ho avuto la possibilità di farmi vedere nel mio paese, ma dovevo fare tutto di nascosto per non farmi scoprire dai miei genitori". Lamin i primi calci ad un pallone lì da alla scuola calcio Steve Biko, "dove mi allenavo di nascosto. Unica squadra in prima divisione interessata a far crescere i giovani e a farli arrivare in Nazionale".   "Mi hanno chiesto di provare con l'Under 16, ma avevo paura che i miei genitori mi scoprissero. Mi hanno detto di non preoccuparmi, mi volevano tesserare, però dovevo avere l'agente. Io non avevo nessun procuratore, pensavo solo a divertirmi, così mi sono detto basta, ora vado via a cercare quello che voglio essere un domani". Cosa vuole diventare Lamin da grande è ormai cosa nota. Ancora tutto da scrivere invece ora è il futuro. "Sogliano? - incontrato in occasione della amichevole con la quale il Genoa ha dato il rompete le righe a Finale - non lo sconoscevo, me l'ha presentato Buttu. Mi ha chiesto quanti gol ho fatto, gli ho detto ventuno e mi ha risposto che pensava ne avessi fatti trentacinque - sorride Jawo - gli ho risposto magari". Quattordici gol in meno, ma comunque abbastanza perché le sirene del mercato abbiano già cominciato a suonare. "Non ho avuto nessuna offerta ufficiale, sento che qualche squadra mi sta seguendo però niente di più". Tante le squadre alla finestra che hanno già chiesto informazioni sul ragazzo, dal Trapani al Parma, passando tra le altre per Entella, Spezia, Lazio, Pro Vercelli e Genoa (in settimana previsto un incontro). Fino ad arrivare all'idea più concreta Cagliari, con la dirigenza rossoblù che ha già conosciuto il ragazzo. "Deve crescere moderatamente" il pensiero del suo agente. "Aspetto, spero esca qualcosa prima che riapra il mercato" quello di Jawo. Attese, ancora. Lui intanto corre, finalmente alla luce del sole. Niente più compiti da fare e allenamenti di nascosto, ma un sogno da inseguire. A proposito di compiti, ma mamma e papà ora che dicono? I miei genitori, proprio loro che non volevano lasciarmi giocare, oggi sono gli unici che mi chiamano tutti i giorni. Come stai, come sta andando il calcio, abbiamo visto le foto mi dicono sempre. Se sono venuti a vedermi? No, perché non hanno la possibilità di arrivare qui". Chi vorrebbe seguirlo è invece il fratello (Jawo ha anche una sorella). "Gioca anche lui, fa il portiere, un domani chissà". Prima però c'è un sogno partito da lontano da raggiungere, adesso c'è la Serie B col Carpi. In bocca al lupo Lamin!
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