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"Giuda", il tumore al cervello e ora il Bayer Leverkusen: la risalita di Heiko Herrlich

| Storie | Autore: Diego Errichetti

Heiko Herrlich conosce le sfide, e sa anche come vincerle. In fin dei conti, quella che affronterà alla guida del Bayer Leverkusen - la sua prima, grande occasione in panchina tra i professionisti - non sarà nemmeno la più complicata della sua vita. Niente vertigini per un doppio salto in avanti, dalla 3.Liga alla Bundesliga: che timore può avere un uomo che nel 2001 ha sconfitto un tumore al cervello? Da calciatore, poi, ai titoli - e alle sfide da vincere - ci ha fatto l’abitudine: una Champions League (in finale contro la Juventus), due Bundesliga (una delle quali dopo il cancro) e due coppe di Germania in bacheca, conquistate vestendo le maglie di Borussia Mönchengladbach e Borussia Dortmund. Attaccante decisivo, affermatosi a grandi livelli quasi all’improvviso: “Quando giocavo al Gladbach, nel 1995, la società aveva preso accordi verbali per il mio trasferimento a fine stagione al BVB per 4.5 milioni di marchi”, ha raccontato Herrlich ripercorrendo una dei più celebri intrighi di mercato della storia del campionato tedesco. “In quella stagione (all’età di 23 anni, ndr), però, avevo cominciato a segnare tanto: terminai la Bundesliga da capocannoniere e ottenni anche la convocazione in nazionale”. A quel punto, all’aumentare dell’importante del giocatore, il Gladbach decise di non rispettare il patto verbale col BVB, chiedendo più soldi. Solo con la mediazione della Federazione si arrivò a un punto di incontro: i gialloneri, alla fine, forti anche della volontà del giocatore, si trovarono ‘costretti’ a pagarlo ben 11 milioni di marchi. E Herrlich fu subito apostrofato come “Giuda” dai tifosi dei Fohlen.

Oggi, a più di 20 anni di distanza dallo storico passaggio al Dortmund, Herrlich ha colto al volo la sua prima occasione di allenare una grande di Germania (prima d'ora solo una piccola parentesi in Bundes, a Bochum nel 2010): dopo la sorprendente promozione in Zweite Liga con lo Jahn Regensburg, a chiamarlo è stato il Bayer Leverksuen, squadra in cui, nel 1989, cominciò proprio la sua carriera da calciatore. Nel mezzo, come detto, la strenua lotta durata sei mesi contro un tumore al cervello: “Accusai i primi problemi alla vista, cominciavo a vederci male”, ha raccontato, riportando alla memoria i momenti bui del marzo 2001. “Dopo delle visite all’ospedale mi diagnosticarono il cancro: non ci potevo credere. Ma mi dissero però che potevo farcela”. Sei mesi di cure: “Dopo le prime chemioterapie stavo male, vomitavo. Non vedevo la luce in fondo al tunnel”. Con forza, però, riuscì a recuperare e a tornare in campo solo 10 mesi dopo la tragica diagnosi, il 15 settembre del 2001. Per lui, un giorno memorabile: “Si giocava il derby della Ruhr, Dortmund-Schalke. Era il primo dopo gli attacchi alle Torri Gemelle e il primo nel nuovo stadio dei rivali di sempre, l’Arena di Gelsenkirchen”. Invece dei fischi, però, al momento del suo ingresso in campo (al 77’) ci furono solo applausi: “Un giorno indimenticabile”. Un lottatore, Herrlich, capace oggi di arrivare, dopo tanto lavoro tra giovanili - U19 al BVB, U17 al Bayern - e club semi-professionistici, al grande salto nella sua carriera da allenatore. A portarlo in alto il Bayer Leverkusen, come successe già nel 1989.

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