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Da out a in: scontro generazionale, Wenger batte Conte. E Community Shield all'Arsenal

| News calcio | Autore: Edoardo Colombo

In or out’, quale sarà la fine di Wenger? Risposta scontata al termine della stagione scorsa. Fuori. Fine di un’era. Una gestione lunga 21 anni senza mai uscire dalle prime quattro, fatta di spettacolo e successi. E invece arriva l’ultima, quella del tracollo: senza Champions League. Disastro. Meglio cambiare insomma. Anzi: no. Wenger resta. Vince la FA Cup e dopo 71 giorni alza pure il Community Shield. Ah, lo fa con un minimo comune denominatore: battere il Chelsea. Riconquistando un popolo e sorprendendo il mondo. Sconfiggendo Conte in tre dei quattro scontri tra i due. La giacca punisce la tuta, perché Antonio nel tunnel di Wembley si era vestito come i suoi giocatori. Come per scendere in campo con loro.

Perché a volte i cicli non finiscono. Storie infinite, già. Soprattutto se di mezzo c’è Wembley. E allora l’amore torna, sboccia di nuovo. Alla faccia delle assenze, senza Ramsey, Sanchez e Ozil. Rimasti a guardare. Spazio a quelli veloci, freschi. Alzando al cielo di Londra il Community Shiel numero 15 della storia Gunners

Resurrezione

Mi avete ammazzato”, aveva detto Wenger ai giornalisti. Arsène se n’è sbattuto, ‘let’s going on’: vietato arrendersi. Ok, ‘ma l’Arsenal arriva lì, sembra sempre l’anno giusto, e poi la Premier non la vince mai’. Oggi, però, forse, i Gunners possono partire più spensierati e forti. Come una famiglia spaccata in due che all’improvviso si riunisce. Assieme, col suo papà: Sir Wenger.


Vecchio e nuovo. Stessa panchina, mercato diverso. Con Lacazette al centro dell’attacco, libero ma allo stesso tempo ingarbugliato assieme a Welbeck. E poi il gioco, lo stesso, quello frizzante: veloce, ricco di fiammante e verticale. Sgommando. E buttando dentro la freschezza, quella di Kolasinac: appena arrivato, appena entrato, che con la testa pareggia il risultato dopo il vantaggio di Moses. Niente rivincita di Conte, dunque. Perché il lavoro vince sempre. Paga. Ma il perfezionismo fa di più, illumina. Fa spiccare il volo. Alla faccia delle voci e dei problemi. Sì, Wenger lo sa bene: benissimo. Abbassa la testa, cura i dettagli e vince. Diverte. Ma sarà la costanza il fattore da ricercare nel corso della stagione.


Intanto, almeno la fortuna c’è. Wenger la spunta ai rigori, quelli dei tiri con formula A-B-B-A: mega novità, un metodo testato per la prima volta nell'Europeo femminile U17 dello scorso maggio, che consentirà di calciare due volte consecutive a ciascuna squadra. E soprattutto provoca a Morata un brutto errore dal dischetto, senza contare quello di Courtois: rischiato da Conte come tiratore. Come a dire: “Siamo talmente pochi che oggi lo calcio io”. Ma nulla. La spunta Arsène: “Sono grandi record, è la mia settima grande vittoria qua. Oggi abbiamo giocato bene”. Prestazione convincente, sì: “Ci stiamo preparando per la stagione”. Iniezione di fiducia e storia di un legame indissolubile, Gunners e Arsène. Quel manager laureato in ingegneria all’Università di Strasburgo, oltre che a una laurea specialistica in economia. Studioso del pallone, soprattutto. Scoprendo talenti e continuando la ricerca della continuità: da out a di nuovo in.



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