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'Stairway to Heaven' Turati: un sogno realizzato senza accorgersene

| Storie | Autore: Jonathan Manca

Il giovane portiere, classe 2001, del Sassuolo ha esordito contro la Juventus, quest'oggi, in Serie A. Una gara attenta e precisa colorata da due miracoli. Ecco chi è Stefano Turati: un ragazzo educato, un professionista. Ce lo racconta chi lo ha allenato e conosciuto.

Se ci credi, nulla è impossibile. Probabilmente se aveste chiesto a Stefano Turati (nato a Milano il 5 settembre del 2001) se avrebbe mai pensato di arrivare in Serie A così presto senza essere passato dalla Serie B o dalla C, non ci avrebbe mai creduto. E come dargli torto? È successo tutto così velocemente quasi come fosse un sogno e del sogno questa storia ha tante sfumature. A 18 anni esordisci all’Allianz Stadium, un fortino della Juventus da otto anni Campione d’Italia, con la maglia del Sassuolo e devi difendere la porta contro un cinque volte Pallone d’Oro e uno degli attaccanti più forti della Serie A. Dall’altra parte, in porta, gioca un signore di 41 anni con 645 presenze in Serie A, un certo Buffon. Sei contro dei titani, giocatori di una classe incredibile che forse ha visto solo in figurina oppure alla Palystation. Ma a voi non sarebbero tremate le gambe? Invece lui è rimasto tranquillo, si è goduto il suo sogno cercando di non farlo diventare un incubo e alla fine è anche stato decisivo per il pareggio, 2-2, del suo Sassuolo.

La parata su Emre Can all’8’ è stato il suo battesimo: si distende sulla destra, sa che oggi ha qualcosa che gli altri oggi non hanno, è più leggero e spensierato. Vola sulla destra mandando la palla in calcio d’angolo. Cade a terra e quando si rialza forse si accorge di essere davvero in Serie A, davvero contro la Juventus. Quella parata ha rotto il ghiaccio. Da lì è stato un crescendo: attento, sicuro, preciso e miracolo su Cristiano Ronaldo, prima, e Bonucci, poi. Anche il suo allenatore ai tempi del Renate, Roberto Cevoli, ai nostri microfoni - prima del match - ne era sicuro: Se lo conosco bene sarà spensierato. Dal punto di vista caratteriale non soffre le cose, sa quali sono le sue qualità e potenzialità. È sempre stato un ragazzo con un carattere tranquillo e sereno, riusciva a concentrarsi molto su quello che doveva fare. Poi chiaro che a 18 anni esordire e giocare contro la Juventus, all’Allianz Stadium, in Serie A può metterti un po’ di emozione, ma in campo lui sarà sereno. Equilibrio, tanto. Serve questo quando lasci la tua cameretta dove i campioni li vedi solo in televisione per passare al terreno di gioco e affrontarli con rispetto e tanta spensieratezza.

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Chi è Stefano Turati? I ricordi di chi lo ha vissuto a Renate

Se chiedete, a chi lo ha conosciuto, cosa pensa di lui vi risponderà così: “E’ un pazzo”, “Simpaticissimo”, “Serio ed educato, testa sulle spalle”. Ma chi è davvero il giovane portiere classe 2001 che ha fermato Cristiano Ronaldo e ipnotizzato Dybala, oggi? Un ragazzo sereno, senza grilli per la testa, nato già pronto: “Stefano mi ha impressionato, fin da subito, per la capacità che aveva di abituarsi alle categorie. Lui veniva dalla Primavera e subito si era adattato al nuovo habitat in cui era arrivato. Non ha paura di niente, si buttava in mezzo ai piedi dei giocatori con una facilità enorme. Quello che ci faceva sperare per il suo futuro è che lui migliorava notevolmente giorno dopo giorno, per questo saperlo in Serie A non mi stupisce”. Racconta un orgoglioso mister Cevoli che quando gli diamo la notizia non ci lascia nemmeno finire: "Davvero? Lo sapevo... sono contento".

Un ragazzo più maturo della sua età secondo chi lo ha visto a Renate. Un ragazzo non solo calcio, ma anche musica (tanta) una passione tramandata dai genitori e scuola. Uno studente di Liceo Classico, un unicum. Solo questo dovrebbe rendere l’idea di quanto Stefano era diverso: Amava ridere e scherzare. Un ragazzo con il sole dentro. Mi ricordo che andava in ferie con i genitori in giro per il mondo a sentire concerti. Amava i Led Zeppelin e la musica, suonava anche la chitarra. Ricordano i dirigenti del Renate. Un ragazzo tranquillo e convinto che con la pazienza e il duro lavoro sarebbe arrivato a giocare con i grandi. Magari non pensava così presto eppure ce l’ha fatta a soli 18 anni.

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Renate la scuola media prima delle superiori a Sassuolo. Cevoli: “Lo sapevo che ce l’avrebbe fatta”

Merita l’esordio in Serie A, merita di farlo contro la Juventus. Faceva il terzo portiere e si è calato subito nella parte e aveva voglia di migliorarsi, saltava all’occhio, nonostante la sua giovanissima età. Aveva tantissima voglia di imparare, si distingueva. Quando venne con noi per lui era già un sogno. Un’esperienza dove crescere e migliorare. La sua fortuna credo sia stata Monguzzi, l’allenatore dei portieri a Renate. L’ha fatto crescere enormemente tanto che dopo è stato acquistato dal Sassuolo. Il merito di questo esordio va diviso tra Stefano e Monguzzi”. Ricorda Cevoli.

Già, il Sassuolo. Un’intuizione, una visione? No, un colpo di fulmine. Il responsabile del Settore Giovanile del Sassuolo, Checco Palmieri, lo vede e se ne innamora e decide di portarlo in Emila Romagna nel gennaio del 2018. Appena arriva (per una cifra intorno ai 50 mila euro) non ci pensa due volte e lo manda ad allenarsi in prima squadra. D’altronde a Renate con i talenti ci vedono lungo e Checco si fida del suo istinto, giusto dargli fiducia. Lo scorso anno è partito dietro ad un 2000, ma lui è troppo forte per stare dietro e alla fine gioca lui titolare in Primavera. Quest’anno, invece, sempre con la prima squadra. Oggi l’esordio è andato bene, ma nessuno nemmeno Cevoli aveva dubbi, merito anche del suo carattere:Era un ragazzo educato, stava al suo posto ed era aiutato da una famiglia molto seria come lui. Ricordo di lui una grande educazione. Aveva tanta voglia di migliorarsi. Il difficile viene adesso però… l’unica cosa che posso dirgli è di continuare a lavorare come stava facendo prima e di pensare a migliorarsi”.

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Niente agitazione, tanto equilibrio, testa sulle spalle e voglia di ascoltare per imparare e arrivare in Serie A. Stefano non ha toccato il cielo con un dito, quello succede quando vinci una coppa, ma di certo ha preso una scala per il Paradiso, parafrasando i “suoi” Led Zeppelin. Ha iniziato a salirla ora, chissà se arriverà in cima e riuscirà a coronare tutti i suoi sogni. Per ora uno si è avverato, tocca agli altri. In bocca al lupo!

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