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Data: 28/03/2018 -

Centri di formazione, investimenti, la Villa e gli osservatori. Inter, che dominio a livello giovanile: alla scoperta del vivaio nerazzurro

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Quinto trofeo in quattro anni. Sorrisi, spumante e cori. Anche oggi a Viareggio a festeggiare sono loro, i ragazzi dell’Inter Primavera. In prima fila, con la coppa in mano, ecco Stefano Vecchi. Siede su quella panchina dall’estate del 2014 e non è ancora sazio di coppe. Ha vinto tutto, dal campionato alla Supercoppa, passando per Coppa Italia e, appunto, il Torneo di Viareggio. Il suo secondo, dopo la vittoria nel 2015. Anche allora un 2 a 1 in finale. Non il viola sulla sua strada, ma il Verona. All’ultimo minuto segna Bright Gyamfi, che oggi ha ormai compiuto 22 anni e che ha collezionato 205 minuti con il Benevento in Serie A. Tante le assenze di questi giorni fra infortunati e convocati dalle rispettivi Nazionali. Fuori Emmers, Tintori, Dekic, Bettella, Zaniolo, Rada, Colidio e Odgaard, ma poco cambia. Merito di una rosa infinita, merito di una Berretti che non tutti hanno e da cui in pochi possono attingere risorse fondamentali in certi casi di emergenza. Merito di un vivaio competitivo in tutte le categorie, come dimostrano gli Scudetti della passata stagione vinti da Primavera, Allievi Nazionali e Berretti. Dal 2006 ad oggi l'Inter ha vinto tutte le competizioni possibili a livello giovanili, dai Pulcini alla Primavera. Tante anche le cessioni imposte da motivi di bilancio. Quasi 162 i milioni incassati grazie ai vari Martins, Bonucci, Balotelli, Faraoni e tanti altri. Una vera e propria miniera d'oro, che certifica un'organizzazione mostruosa.

Così accade che a portarti alla vittoria sono due ragazzi che non ti aspetti, come Mouhamed Belkheir ed Edoardo Vergani. Un 2001 quest’ultimo, che prima di oggi con la Primavera aveva collezionato solo 29 minuti. Una presenza voluta dal destino, invece, per il primo. Lui, franco algerino che sarebbe dovuto partire con la propria Nazionale Under 20 per le gare di qualificazione alla prossima Coppa d’Africa di categoria. Peccato che la richiesta sia pervenuta solo 48 ore prima e non con quindici giorni di anticipo come vorrebbe il regolamento Uefa. Chiamatela fortuna ma questa si sa, aiuta gli audaci. Bisogna tirarsela dalla propria parte. E l’Inter lo sta facendo nel migliore dei modi. I modelli presi ad esempio non sono quelli di Barcellona e Ajax, sarebbero utopistici qui in Italia. Ad ispirare tutta la macchina è l’Athletic Bilbao, che di giocatori ne ha sfornati eccome. Ad alimentarla gli investimenti di Moratti prima e Suning poi. A gestirla Roberto Samaden, coordinatore responsabile dell’intero settore giovanile. Nerazzurro dal 1990, ha saputo costruire intorno a sé una macchina di osservatori perfetta. I rapporti con Mino Favini e Raffaello Bonifacio, che hanno e stanno facendo la fortuna dell’Atalanta. L’occhio del compianto Pierluigi Casiraghi, “faro ispiratore” alla cui memoria è stata dedicata la vittoria di oggi. Il lavoro prezioso di Giuliano Rusca, che dal 1996 segue la fascia d’età dagli 8 ai 13 anni. Quella più importante, tanto da garantire ai vari talentini un contratto di tre anni all’insegna della continuità. Tante le persone che li aiutano nella crescita, soprattutto nella Villa, una casa che accoglie venticinque ragazzi delle giovanili dai 14 ai 16 anni, facendoli sentire parte di una famiglia, nonostante i genitori siano a chilometri di distanza. Regole e luoghi di svago, un salone pieno di trofei a spronarli, coppe e quadri di giornali con i trionfi dei ragazzi che li hanno preceduti. Ma anche una stanza dedicata allo studio, che ricopre un ruolo di primaria importanza. Poi i quindici centri di formazione, con l’Inter che nel 2009 è stata la prima società italiana ad inaugurarli. Tutti con direttore e allenatore stabiliti dalla società, tutti basati sulle stesse metodologie di lavoro. Già, il 2009. Tre anni dopo ecco la vittoria della Next Generation Series, la Champions League Primavera. 2 a 1 all’Ajax. Era la squadra di Stramaccioni, dei vari Di Gennaro, M'Baye, Crisetig e Duncan. Di Bessa, Longo, Livaja e Benassi. Tanti giocatori di A, molti anche di B. Nel 2016 il CIES ha calcolato che, nei maggiori cinque campionati europei, giocavano 23 calciatori cresciuti nell’Inter fra i 15 e i 21 anni. Mai nessuno così bene in Italia, sesto posto nel ranking europeo. Perché alla fine la prima vittoria di ogni settore giovanile è sfornare talenti per la prima squadra. Se poi ci aggiungi qualche trofeo, ancora meglio. E l’Inter ne sa qualcosa…



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