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Carattere e titoli: il 'Faraone' Godin vede l'Inter

| Storie | Autore: Matteo Moretto

Quando Diego Godin vuole dirti una cosa, rigorosamente vis-à-vis, è impossibile non fare come dice lui. “Trova sempre le parole giuste per tutto. Vorrei saperlo fare anche io ma non mi viene. Non ci riesce quasi nessuno in spogliatoio” dice Griezmann, stella dell’Atletico che in estate ha deciso di restare a Madrid anche grazie ai discorsi del suo compagno di squadra. L’uruguaiano è il capitano, giocatore simbolo del club un po’ per tutto: carattere, carisma, numero di partite giocate (è lo straniero più ‘presente' nella storia del club), gol pesanti e soprattutto trofei. Precisamente 8. Il secondo più vincente di sempre dopo una leggenda come Calleja. E, curiosamente, il suo primo titolo è arrivato proprio contro quella che, da giugno, sarà la sua nuova squadra: l’Inter. Era il 27 agosto 2010, finale di Supercoppa Europea: esordio assoluto di Godin in maglia rojiblanca.

In campo è un leone, non lo tieni, va su tutti i palloni a costo di spaccarsi tre denti. Com’è successo. Temperamento da leader assoluto, una caratteristica che ha maturato negli anni. Già a 7 si faceva rispettare parecchio e piuttosto bene: un giorno ha aspettato fuori da scuola il compagno che lo prendeva in giro e gli ha rifilato un pugno dritto nel naso. Non molla mai, nemmeno un centimetro. Ti sta addosso, raramente perde il ‘contatto’ con l’avversario e, probabilmente la sua vera forza, ci crede sempre, anche più di te che magari tieni duro fino all'ultimo. Agli inizi fu addirittura scartato dal Defensor e poi acquistato dal Cerro per soli 840 pesos, ovvero 25 euro. Nell’estate del 2015 però è stato lui a dire di no a un’offerta milionaria del Manchester City di Guardiola (recentemente ha rifiutato anche lo United di Mourinho) perché sentiva che il suo percorso all’Atletico Madrid aveva ancora una missione: vincere la Champions League. Anche per cancellare Lisbona 2014 e Milano 2016. Diego è forza della natura e di volontà. Da piccolo, nella sua Rosario, è scivolato dentro un fiume in piena senza avere la minima idea di come si nuotasse. E? “Ricordo solo di esserne uscito”. Come non si sa, ma salvo. Tant’è che dopo quella disavventura imparò a nuotare per davvero conquistando addirittura 5 record uruguaiani in stili differenti. Versatile. Come in campo. Fino a 17 anni faceva il ’10’ trequartista con piedi buoni e fiuto del gol e poi è diventato uno dei difensori più forti e insuperabili al mondo. In Europa si è fatto notare in coppia con Gonzalo Rodriguez, ai tempi del Villarreal: neutralizzarono Tevez-Ronaldo-Rooney all’Old Trafford. Nel suo futuro neanche così lontano ci potrebbe essere lo slovacco Milan Skriniar, un altro ragazzotto dall’enorme talento che con i consigli di Godin può diventare ancora più forte, proprio come Gimenez all’Atletico.

In Uruguay Godin è ‘Il Faraone’, nomignolo nato un po’ per caso - probabilmente per il modo di giocare - durante una telecronaca fantasiosa di Francisco Casal e Rodrigo Romano. Qualche anno più tardi il cantautore Fernando Muñiz ha voluto ribadire il tutto dedicandogli “qué bien te queda que te digan faraón”. Che bene che ti calza questo soprannome. Un 'Faraone' da poco sposo della signora Herrera, la fidanzatina di sempre: i due si sono detti sì a Montevideo e tutti i regali che hanno ricevuto li hanno donati al CTI Hospital Pereira Rossell per i bambini nati prematuri. Il prossimo sì probabilmente sarà all'Inter - TUTTI I DETTAGLI QUI - per una nuova storia d'amore pronta a cominciare.

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