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Data: 17/09/2017 -

A lezione da Zaccheroni: “Vi spiego il mio 3-4-3 nato studiando Cruijff e il Foggia di Zeman”

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Il mio non era il 3-5-2 che si vedeva in giro, ma un sistema che prevedeva quattro centrocampisti. E c’è una grande differenza”. A lezione da Zaccheroni. In una lunga intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport, l’ex allenatore (tra le altre) del Milan ha spiegato il suo marchio di fabbrica, quel 3-4-3 sinonimo di successo: “Nei principali campionati europei non c’erano, che io sapessi, squadre che giocavano in quel modo. A metà campo si disponevano tutte a cinque, che a me non piace per nulla perché alla fine diventa un 5-3-2 e poi ti viene a mancare l’apporto offensivo. Un centrocampo a quattro, invece, può supportare bene l’attacco e la difesa allo stesso tempo. I miei attaccanti non rientravano mai al di qua della metà campo. Però vorrei chiarire subito una cosa. La differenza nel calcio non la fa il modulo, che per troppi allenatori è l’unico parametro su cui lavorare, ma il modo in cui i giocatori lo interpretano. Ecco perché ho potuto giocare con tre difensori e quattro centrocampisti solo alcune volte: negli altri casi non era possibile”.

Com’è nato il modulo? Zaccheroni risponde così: “Andavo in giro, studiavo, e vedevo cose che personalmente non mi piacevano. Osservavo Cruijff a Barcellona così come Zeman a Foggia, ma non erano le soluzioni che cercavo. Non condividevo la mediana a tre, che poi costringeva a un inevitabile 4-5-1. Il mio obiettivo era tenerne tre davanti, che non dovessero ripiegare tutte le volte, e allora mi misi a lavorarci su. Prima con carta e penna, poi sul campo. Così, dopo aver sperimentato la mediana a quattro, mi dedicai al modo in cui far giocare i tre dietro. Diciamo che fu una conseguenza, un domino. L’obiettivo primario era evitare che le punte disperdessero troppe energie”. Prima le prove generali con l’Udinese, poi lo scudetto con il Milan: Sarò sempre grato a giocatori come Maldini e Costacurta, gente che aveva vinto tutto e avrebbe anche potuto mandare a quel paese me e le mie idee. Invece mi seguirono e mi permisero di proseguire su concetti non condivisi dal club. Il mio rapporto con Berlusconi? Io rispetto tutti, ma l’importante è che non mi si venga a dire cosa devo fare. Finché ci sono io, si fa a modo mio. Galliani mi offrì il rinnovo, ma non firmai perché non c’erano più le condizioni. Occorre sintonia. La verità è che se sei convinto delle tue idee, devi essere pronto a fare la guerra. Si tratta delle tue conoscenze, del tuo bagaglio, devi avere coraggio"

Dal passato al presente, arrivando al Milan di Montella: “Montella può sbizzarrirsi, metterci l’imprevedibilità, e poter cambiare tanto sarà una delle chiavi vincenti di questo Milan. Ha uomini che sanno costruire dappertutto. Solo che è una squadra da assemblare”. Chiusura sull’Udinese: “Rispetto a qualche anno fa da Udine passano giocatori con meno talento e meno capacità di spostare gli equilibri. Non ha più un’anima ben definita, ma Delneri è un maestro di calcio”.



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