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Pippo-mania, Inzaghi riabbraccia Venezia: “Non riuscivo ad esultare”

“Scusate il ritardo, ma le docce fredde del Penzo non me le ricordavo”, detto quasi con divertimento. Un po’ gli mancavano pure quelle, ci scommettiamo: doveva esserlo e lo è stato, il giorno di Inzaghi. Vincitore del suo passato e in qualche modo vinto insieme alla sua vecchia gente. “Oggi ero felice per il risultato”, le parole dell’allenatore del Benevento nel postpartita, “ma involontariamente non ero il solito. Non sono nemmeno riuscito ad esultare ai gol”. Momento. Lui, Super Pippo, quello che solo urlando spaccava le telecamere da attaccante del Milan?

Questione di rapporti. E di ricordi. La prima volta da ex non si dimentica mai. “Ci tengo a ringraziare la curva e lo stadio: gli applausi magari me li aspettavo, ma il resto…”. Un omaggio al condottiero di due trofei e una Serie A sfiorata, sin dal calcio d’inizio. Striscione, poi stadio in piedi e “Pippo Inzaghi, alè alè!”. Lui risponde con un sorriso e un cenno d’intesa mai venuta meno. Poi, ci sono tre punti in palio, tutti tornano al presente: i tifosi del Venezia a incitare Dionisi e l’allenatore avversario a disegnare la vittoria del suo Benevento. Trema quando il suo vecchio soldato Modolo spara alto da due passi e si infuria alla clamorosa traversa di Antei. Ma per il resto, l’aplomb di chi è in un’altra dimensione.

Al triplice fischio, mentre Coda e compagni corrono sotto la curva giallorossa (sempre più in fuga, a +9 sulla seconda), c’è un uomo solo dall’altra parte del campo. Inzaghi sotto le bandiere arancioneroverdi, alza le mani, abbraccia una città che continua a volergli bene. “Naturalmente devo dare il massimo per la mia società, per la mia squadra e per quelli che oggi sono i miei tifosi”, l’allenatore spiega poi alla stampa locale.Ma quello che abbiamo fatto insieme resta incancellabile, qui ho tanti amici e Venezia rimane nel cuore. Ho cercato di nascondere un po’ di emozione, ma questo è anche il bello del calcio”.

"Ho davvero esultato abbastanza nella mia vita?"

Il tema del ritorno si rivede anche nelle piccole cose. Inseguendo i fantasmi di un passato felice, ripetendo i rituali. “Pensavo che la panchina l’aveste cambiata apposta per me!”, visto che rispetto ai suoi tempi, la squadra di casa ha cominciato a sedere sul lato nord. Stanotte poi è stata dura riuscire a dormire. Per fortuna il Benevento mi ha accontentato e mi ha portato davanti allo stadio come facevo col Venezia: volevo evitare ogni alibi ai giocatori, quindi niente viaggio in vaporetto prima della partita.

E ricordi, ricordi, gli continuano a chiedere, come se il club di Tacopina potesse tornare a vincere sentendolo raccontare. “Quando sono entrato al Penzo mi è tornata in mente la corsa sotto la curva con le due coppe: qualcosa che rimarrà per sempre dentro di noi. Anche se io purtroppo dei trofei non mi ricordo mai, perché guardo sempre avanti”, Pippo prova a fare il duro. “Questo è il mio carattere, e dunque mi faccio la stessa domanda di quando giocavo: ma ho davvero esultato abbastanza, per tutto quello che ho vinto?.

La risposta gliela danno due giovani ammiratrici in sala stampa. La cover dello smartphone è la 9 rossonera, perfino il suo nome tatuato: sono venute apposta dalla Cina per una foto con lui, parte di un fan club da 100mila followers nato con i gol dell’attaccante. Retromania e Pippo-mania globali, riunite a Venezia come il migliore degli eventi.

Francesco Gottardi

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