Dalla settima divisione tedesca al terzo posto in Bundesliga: l’Hoffenheim, il sogno di Hopp diventato realtà

Non chiamatelo “club di plastica”: la lunga rincorsa dell’Hoffenheim nel calcio tedesco
Guardando la classifica di Bundesliga molti rimarranno sorpresi nel vedere che al terzo posto, dietro a due giganti come Bayern Monaco e Borussia Dortmund, c’è l’Hoffenheim. Un caso? No, e non è solo una questione di denaro. È la storia di un uomo che è tornato a casa e ha trasformato un campo di periferia ai massimi livelli del calcio tedesco.
Il TSG 1899 Hoffenheim ha rotto gli schemi, passando dal fango dei dilettanti all’élite europea. Un piccolo borgo di poche migliaia di anime che, ogni sabato, vede triplicare la propria popolazione per accogliere i tifosi in uno stadio che sembra un’astronave atterrata tra i campi del Baden-Württemberg.
Tutto ha inizio con un debito di gratitudine. Dietmar Hopp, l’uomo che ha costruito l’impero informatico SAP, non è un magnate arrivato da lontano. È un uomo che in gioventù correva dietro a un pallone proprio con la maglia dell’Hoffenheim. Quando decide di rilevarne la proprietà, alla fine degli anni ’90, la squadra milita nel settimo livello del calcio tedesco. Un anonimato interrotto da un’idea folle: portare il “suo” club a sfidare il Bayern Monaco.
Hopp non compra figurine, ma strutture. Costruisce centri sportivi all’avanguardia e nuovi stadi, convinto che il successo sportivo sia il prodotto di una gestione aziendale impeccabile.
Dalla polvere alle stelle: i due volti del successo e l’inverno in cui il mondo si stupì
La scalata è una cavalcata mozzafiato, segnata da due menti brillanti che oggi dominano il calcio mondiale. Il primo è Hans-Dieter Flick, che prima di vincere tutto con il Bayern e approdare a Barcellona, ha portato la squadra dai campi polverosi della quarta serie fino alla soglia del professionismo. Poi ci ha pensato Ralf Rangnick a compiere il capolavoro. Con un mercato faraonico (oltre 18 milioni di euro spesi in Zweite Liga, più di tutti gli altri club messi insieme), mette in piedi una squadra coesa e competitiva. Arrivano nomi allora sconosciuti come Demba Ba, Chinedu Obasi e Vedad Ibišević. Il risultato? Un doppio salto mortale: dalla terza divisione alla Bundesliga in soli 24 mesi.
Il 2008 resta però l’anno dell’epifania. L’Hoffenheim, al suo debutto assoluto in massima serie, chiude il girone d’andata come Campione d’Inverno. Un piccolo miracolo interrotto solo dal destino: il terribile infortunio di Ibišević (18 gol in 17 partite) spegne i sogni di gloria immediata, ma non la solidità del progetto. Nel progetto attuale a guidare l’attacco sono Andrej Kramaric (6 gol e 2 assist) e il giovane Tim Lenperle (6 gol e 2 assist). Un mix di esperienza e qualità, che ha regalato all’Hoffenheim il terzo posto in classifica in Bundesliga.

Oltre la diffidenza
L’Hoffenheim è stato spesso accusato di essere un “club di plastica”, privo di storia. Ma la realtà racconta altro: mentre nobili decadute come lo Schalke 04 o l’Amburgo sprofondavano, il club di Sinsheim metteva radici. Oggi, alla sua 18ª stagione consecutiva in Bundesliga, l’Hoffenheim non è più un intruso, ma una certezza.
È la dimostrazione che, nel calcio moderno, la passione di un ex calciatore diventato miliardario può trasformare una frazione rurale nel baricentro del calcio tedesco. Un viaggio che continua. Dalla settima serie alla Champions League, la storia dell’Hoffenheim ci insegna che niente è impossibile, basta avere un progetto solido, idee chiare e tanta ambizione.
A cura di Daniele Biondi