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Wu Lei, tutti i perché del calciatore cinese più forte

| | Storie | Autore: Francesco Pietrella

Ve la buttiamo lì: "Qual è il calciatore cinese più forte di tutti?". Insomma, avete capito. Uno per cui valga la pena seguire una partita della Chinese Super League che sta per iniziare (ps: 3 marzo). Uno "bravo". Al di là di Tevez, Oscar, Pato, Hernanes, Witsel e dei milioni spesi lungo la nuova via del pallone, quella che ormai ha sostituito la seta e sta sconvolgendo ogni logica di calciomercato. Che poi diciamolo, questa domanda ve la siete fatta tutti: "Esiste un cinese buono?". Investimenti, stelle, merchandising, allenatori alla Felix Magath che imparano la lingua. Bello, ma i cinesi? Rispondiamo noi: esiste eccome (in realtà ce ne sono vari, ne abbiamo scelto uno). Chiamasi Wu Lei, cinque lettere e due parole. Neanche troppo complicato in effetti. Professione? Esterno d'attacco. Squadra? Shanghai SIPG, quella dei 70 milioni spesi per Oscar e Villas-Boas allenatore. Vi starete chiedendo perché "il migliore è proprio Wu Lei. Proveremo a spiegarvelo, soprattutto perché i riflettori del paese sono tutti su di lui: aspettative, consacrazione, l'etichetta del talento. Una serie di fattori che lo portano ad essere "il calciatore cinese più forte del momento".

PREDESTINATO, PERCHE?



Wu Lei gioca nello Shanghai SIPG fin dai tempi in cui si chiamava Shanghai East Asia, squadra fondata soltanto nel 2005. Europeizzando il tutto - o spagnolizzando, come volete - possiamo dire che è un prodotto della "cantera". Uno di quelli forti, quindi. Tanto da esordire in terza serie all'età di 14 anni e 287 giorni, diventando il più giovane calciatore cinese a debuttare in un match professionistico. Questione di "precocità". Paragoni? Solo uno, ma ingombrante: "il Maradona cinese" (sì, l'hanno scritto davvero). Ma da quel giorno Wu Lei ha sempre giocato titolare sia in Serie B che in Serie A, totalizzando la bellezza di 259 presenze e 115 reti in 11 stagioni. Chiamatelo bandiera. "Sono un giocatore che usa la testa - dice lui - ho anche un gran fiuto del gol. Mi piace aggirare i difensori con agilità e velocità, le mie caratteristiche migliori". Analisi corretta. L'anno scorso, con l'ex Lazio Sven Goran Eriksson in panchina, la sua miglior annata: terzo posto, quarti di Champions asiatica e 22 reti complessiva tra campionato e coppe. Exploit. Titoli individuali infine: ha vinto il Golden Boot cinese per 4 anni di fila (dal 2013 al 2016), finendo per tre volte nel "Team of the Year" del campionato cinese. Un'ascesa continua che l'ha portato fino in Nazionale, 7 reti in 40 presenze. Fondamentale.

"VINCI SE HAI I CINESI FORTI" (Cit Scolari)



Partiamo da un presupposto: ogni giudizio tecnico su Wu Lei va pesato in base al livello tecnico del calcio cinese (nonché dei difensori...). Perché alcune azioni personali, alcune scelte sul momento e alcune giocate sono più "fattibili" in simili contesti. In Cina, ovviamente, si è ha più libertà di iniziativa, si pensa di più a ciò che si vuole fare. Non c'è quel pressing tipico da Premier. Mentre in Europa, beh. Lo sappiamo: zero tregua. Iniziamo col ruolo: Wu Lei è un'ala destra moderna. Rapida, veloce, dal dribbling facile. E' giovane, ha tanti margini di miglioramento e si trova nell'età della consacrazione ('91, 25 anni). Qualità migliori: inserimento senza palla e capacità di leggere l'azione. Tradotto: sfornare assist decisivi. Obiettivi precisi: "Voglio andare in Europa il più presto possibile - diceva nel 2013 - la cosa più importante è andare in una società dove giocare, non restare in panchina". Oggi è ancora in Cina però, pronto al grande salto in un paese dove Tevez fa più notizia. Ma alla fine, come assicura Scolari (allenatore del Guanzhou campione in carica), vince "chi ha in squadra i cinesi migliori". E lo Shanghai SIPG può stare tranquillo.

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