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Data: 14/01/2017 -

Pizarro: "Alla Roma manca uno come Verratti. Spalletti? Situazione complicata e Totti non smette"

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David Pizarro, fame di Italia. Sedici anni nel BelPaese, una vita: difficile dimenticare. Adesso che è libero il "Pek" tornerebbe anche a nuoto per giocare in serie A, dove ha passato gli anni migliori della sua carriera.

"Sì, ricomincio a giocare" - si legge nelle pagine de La Gazzetta dello Sport - "Sto valutando offerte anche qui, ma in Italia tornerei di corsa. Il vostro campionato lo seguo sempre. Udinese-Roma? Trasferta dura per la Roma. La squadra di Delneri gioca meglio del Genoa e ha dei giocatori davvero bravi, tipo Samir e Fofana. Non vedo pareggi: o vince l’una o l’altra. D’altronde il livello del campionato è sceso. Ai miei tempi anche le piccole avevano almeno un ottimo giocatore e prendere un punto fuori poteva andare bene. Ora se non vinci sempre non va bene. Podio? Purtroppo vince la Juve, poi, anche se il Milan sta facendo bene, se la vedranno Roma e Napoli. A me Sarri piace tanto. A Trigoria c’è armonia. Apparentemente avrebbe tutto per vincere. Spalletti poi è il numero uno per fare gruppo. L’ho trovato cambiato nella comunicazione: prima andava a testa bassa, ora la gestisce meglio. Il suo gioco, poi, è sempre bello".

Paredes può essere l'erede di Pizarro? "È un ragazzo che potrà essere importante, però per come vogliono fare partire il gioco da dietro, la Roma ha bisogno di un giocatore: Verratti. Rinnovo di Spalletti? È una situazione complicata. Nel rispondere su un suo addio è stato onesto: lui è un professionista, ma è davvero attaccato alla Roma. Tante volte, quando mi veniva a trovare a Firenze, mi parlava della Roma. Si capiva che ci teneva a provare a vincere lo scudetto coi giallorossi. Campionato perso nel 2010? Non me ne parlate: morirò con quel dispiacere. In quella partita con la Samp dovevamo fare 4 gol, poi invece alla fine perdemmo per 2 a 1. Negli undici non eravamo inferiori all’Inter del Triplete e giocavamo meglio. Certo, se poi loro segnavano non li raggiungevi mai".

Rapporto difficile con Ranieri? Incomprensioni: "Solo l’ultimo anno, perché pensava che non giocassi perché ce l’avevo con lui. Io invece avevo davvero problemi al ginocchio. Ma adesso sono felice che col Leicester abbia vinto e lui sia stato premiato come migliore allenatore". Un po' di amarcord: "Altro rimpianto? Le semifinali di Europa League con la Fiorentina contro il Siviglia, nel 2015. In campo avevo la sensazione che potevamo farcela e invece finì male. Squadre più forti dove ho giocato? Udinese, Roma e Fiorentina. Sono un romantico. A me piace il bel calcio, l’allenatore che dice: 'Andiamo a fare gol'. Ma è ovvio che Inter e City erano squadre formidabili, bastava vedere gli allenamenti. Ma sono stato fortunato, ho avuto tecnici bravissimi come Spalletti, Montella, Mancini. Compagni più forti? Figo, Veron, YayaTouré e Totti: per me continua".



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