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L'Ibra furioso, Allegri e la voglia di rilancio. Mesbah: "Voglio tornare a giocare in A o B. Ma per il Lecce accetterei anche la C"

| Interviste | Autore: Alberto Trovamala

“Nel calcio il tempo trascorre così in fretta”. Parola del diretto interessato, nonché prova vivente di tale dichiarazione. Vi ricordate Djamel Mesbah? In Serie A ha trascorso un’intera vita calcistica provando addirittura l’ebbrezza di condividere la maglia del Milan con campioni del calibro di Ibra, Thiago Silva, Nesta, Inzaghi, Seedorf e chi più ne ha, più ne metta. Sembra passata un’epoca. Nella quale di Mesbah si sono perse le tracce, nonostante nella scorsa stagione fece parte del miracolo Crotone targato Davide Nicola. E dopo un’esperienza terminata anzitempo nel Losanna, ora non vede l’ora di rimettere piede in campo. In Italia. Raccontando in esclusiva per noi di GianlucaDiMarzio.com la sua esperienza e le sue ambizioni.

Il Milan e "quando Ibra si arrabbiava..."

Partiamo dalla vetta, appunto. Dall’avventura a tinte rossonere che inevitabilmente gli ha cambiato la vita permettendogli di realizzare un sogno. “Col Milan fu incredibile. Passai in rossonero dopo buone prestazioni messe in mostra a Lecce e fu un’esperienza unica per un giocatore come me: un buon giocatore ma non un campione. Allenarsi con certi fuoriclasse ti fa crescere rapidamente. Ogni minuto trascorso con loro ti fa maturare. Anche perché non erano solo calciatori pazzeschi ma anche ragazzi molto umili. Era impressionante allenarsi a Milanello: un allenamento era spesso più duro di una partita di Serie A per la fame e la grinta con cui veniva affrontato da ciascuno”. Chi allentava la presa anche per un solo istante, era spacciato. “C’era grande concorrenza e nessuno ci stava a perdere. Ricordo una pesante lite verbale tra due fenomeni come Seedorf e Ibra iniziata in partita e continuata poi negli spogliatoi. Questo per farvi capire come ciascuno scendeva in campo pretendendo il massimo da ogni compagno, indipendentemente da chi fosse. Un altro episodio che mi è rimasto impresso è legato alla Champions nel 2012, quando al ritorno fummo sconfitti dall’Arsenal 3-0 dopo aver vinto all’andata 4-0. In quella partita marcavo Walcott che non andava a 2000 km/h ma a 8000 km/h – ammette Mesbah con una risata -. Allegri rientrò negli spogliatoi facendoci i complimenti per la qualificazione ma Ibra andò su tutte le furie: ‘Non voglio fare ste figure di m***a’. E quando Ibra si arrabbiava, non c'era molto da scherzare".

Il maestro Allegri

Nonostante quella differenza di vedute con Ibra, Allegri fu davvero “importantissimo per quella squadra. È un grande allenatore, il migliore in assoluto che abbia mai avuto per quanto riguarda il gioco in verticale e offensivo. Passava anche più di un’ora a ripetere gli stessi schemi finché non li apprendevamo a memoria. Dimostrò sempre grande personalità soprattutto perché non allenava di certo gli ultimi arrivati, anzi”. Mesbah, come per la maggior parte dei giocatori, ha saputo però apprendere qualcosa un po’ da ogni allenatore avuto. E ad ognuno di loro è riconoscente: “Ho un grande ricordo anche di Mihajlovic, mi è piaciuto davvero molto come preparava la fase difensiva. Poi posso citare Nicola, Halilhodzic in Nazionale, Campilongo ai tempi dell’Avellino e anche lo stesso De Canio che al Lecce mi insegnò a difendere visto che io nascevo come ala. Non vorrei dimenticare nessuno ma posso dire di aver appreso da tutti”.

Gattuso e il Milan di oggi

Chi ai tempi di Mesbah al Milan non era ancora allenatore bensì compagno, è Gattuso. Quel Ringhio che oggi invece siede abitualmente sulla panchina rossonera: “Con Gattuso ho trascorso solo 6 mesi visto che in quel periodo ebbe quel famoso problema all’occhio (miastenia oculare, ndr) ma per lui parla la sua carriera e gli auguro davvero tutto il bene possibile. Non ci sono dubbi che farà benissimo dal punto di vista caratteriale e saprà tenere il gruppo alla grande. Per quanto riguarda l’aspetto tecnico-tattico parleranno i risultati ma tifo per lui e spero davvero possa far bene anche se al Milan servirà sicuramente tempo prima di tornare grande”. Il motivo è semplice: “Il problema è la Champions. Vi spiego: i top players vogliono giocare a tutti i costi in Champions. Vi assicuro che come competizione, superati i gironi, è più difficile di un Mondiale. Quando tornerà in Champions, i top players vorranno sposare la causa del Milan perché è una grande squadra con una storia unica”.

Il post Milan: dai problemi con Donadoni all'empatia con Miha

Chiusa la parentesi più entusiasmante della propria carriera, per Mesbah c’è stato un susseguirsi di alti e bassi. Montagne russe a partire da Parma: “Non andò bene, non trovai l’empatia giusta con Donadoni. Non posso dire niente sulla persona ma dal punto di vista sportivo non trovammo il feeling che avrei desiderato. A Livorno invece c’è stato il rilancio e attirai su di me le attenzioni di mercati esteri come quello messicano o quello legato ai ricchi paesi arabi. Tuttavia non me la sentii di accettare quelle offerte anche perché i miei figli erano piccoli e preferii non sottoporli ad un cambiamento di vita così. Successivamente andai alla Samp dove con Mihajlovic scattò la scintilla: apprezzo molto Sinisa sia come uomo sia come allenatore. Purtroppo la dirigenza decise di non continuare insieme ed ecco il Crotone dove ho incontrato una grande persona come Davide Nicola, uno che vi assicuro farà strada. Anche a causa della Coppa d’Africa, dove praticamente non scesi mai in campo, quando tornai non riuscii a trovare continuità ma la squadra stava facendo bene e ho accettato la panchina senza alcun problema”.

Voglia di rilancio. E per il Lecce...

Ora però per l’algerino classe ’84 è tempo di tornare in campo. Da protagonista. La voglia è tanta, tantissima. “Quando ho terminato l’esperienza col Crotone ero libero. Volevo rimanere in Italia ma successivamente ho accettato l’offerta del Losanna anche per riavvicinarmi a casa. Non è andata come speravo e ad ottobre ho rescisso ma vorrei tornare a giocare prima possibile!”. Da quel momento risiede in Francia al confine con la Svizzera nei pressi di Ginevra con la famiglia e i figli, dove si allena con un preparatore personale sperando di trovare presto un nuovo progetto che faccia al caso suo. “Mi manca tantissimo il calcio e in questi 3 mesi di inattività mi sono ricaricato, non vedo l’ora di ricominciare! Voglio dimostrare che non sono morto. A 33 anni posso dare ancora tanto. So che intorno a me c’è l’interesse di diverse squadre anche se non c'è ancora nulla di concreto ma sicuramente voglio tornare in Italia, in Serie A o Serie B. Ma per il Lecce… accetterei anche la Serie C. È la piazza a cui sono rimasto più legato e lì è nato mio figlio. A Lecce ho ancora casa, appena posso torno. Proprio con quella maglia posso dire di essere diventato un giocatore”. E perché no, un ritorno in campo potrebbe anche rilanciarlo in ottica nazionale: “Se ci sarà la possibilità, sarò sempre a disposizione. Non sono uno di quelli che ad un certo punto della carriera dice basta per dedicarsi solo al club. Io non dirò mai di no al mio paese”

Un ragazzo fortunato

In attesa di tornare a vestire gli scarpini, Mesbah si gode la propria vita. La propria famiglia. “Fuori dal campo sono un ragazzo tranquillo che cerca di essere il miglior padre possibile per i propri figli. Sono una persona felice, sì. E fortunata per quanto ho avuto dalla vita. Per la mia carriera ma soprattutto per la salute e per la mia famiglia. Lo capisco ancor di più viste le mie origini umili nonostante i miei genitori hanno sempre fatto di tutto per non farmi mancare niente”. Ragazzo umile, Mesbah. Con una vita che però continua a ruotare indiscutibilmente intorno al calcio: “Da piccolo avevo provato con la boxe ma il calcio rappresenta da sempre tutto per me. Il mio sogno diventato realtà”. E proprio grazie al calcio è riuscito ad incontrare compagni trasformatisi in veri e propri amici: “Sono ancora in contatto con Mexes e tempo fa abbiamo trascorso insieme le vacanze in Sardegna con le rispettive famiglie. Poi sento spesso Okaka e Eder. È bello aver creato amicizie vere in un mondo particolare come quello del calcio”. Un mondo “dove tutto trascorre così velocemente” ma nel quale, nonostante tutto, Mesbah non vede l’ora di tornare.

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