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Data: 24/03/2017 -

Le violenze, la fuga, l'arrivo in Italia. La storia di Seidu, rifugiato che si allena col Trastevere​: "Vorrei una vita normale, posso riuscirci grazie al calcio​"

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È la società dove ha mosso i primi passi Francesco Totti e che ha avuto anche una bella storia: il Trastevere Calcio negli anni quaranta ha giocato in Serie B e ad allenarla c’era nientemeno che Fulvio Bernardini. Adesso, dopo due anni da matricola, è riuscito a fare il massimo per quello che era possibile ed ora è la capolista incontrastata del Girone H di Serie D. In questi giorni l’attenzione dei media però si è soffermata su un giocatore in particolare: Seidu Soumaila. Ha 19 anni ed è originario del Mali; come tanti del suo continente ha preferito scappare via ed è stato accolto proprio dalla squadra del Trastevere nell'ambito di un’iniziativa sostenuta dalla Comunità di Sant’Egidio che ha voluto accogliere con sé una giovane speranza del calcio.

Una storia di violenze, graffiata profondamente dalle ferite dell’intolleranza, religiosa e non, ma Seidu Soumaila è da un anno in Italia. Arrivare qui dal suo piccolo paese è costato tanti sacrifici, anzi ne ha ancora i segni addosso. Voleva andare via dall’Africa: tempo fa dei tuareg gli hanno ammazzato il padre per rubargli le pecore ed il tutto è avvenuto sotto i suoi occhi. Era rimasto solo, non poteva che lasciare la sua terra, che purtroppo gli garantiva solo dolore. Per arrivare in Italia peripezie incredibili, indicibili, fino ad essere picchiato da rappresentanti dell’Isis.

"Avevo contattato un amico per arrivare in Libia e poi partire - racconta Seidu - , pagato tutto, ma il primo giorno sono stato arrestato per essere poi rilasciato dopo una settimana. Allora mi sono spostato a Tripoli, ma anche qui mi hanno arrestato subito. Quando è arrivato un africano sulle sponde della Libia o al confine, gli hanno rubato tutto ed io ho cercato lo stesso di poter vivere e liberamente. A Sulsabah sono stato arrestato ancora una volta e mi hanno condotto in una prigione nel deserto, dove ogni giorno moriva qualche persona. Quando sei davanti ad un soldato non puoi che ammettere di essere il più piccolo di tutti e puoi solo piangere".

Ma il viaggio assai poco confortevole è proseguito nel carcere di Hons, uno dei tanti stanzoni costruiti sulla sabbia e che non concedono neanche un minimo di abitabilità. "Qui si poteva leggere, ci era concesso leggere una pagina al giorno, meglio se il Corano. Sono giovane e quindi se volevo andare a lavorare, dovevo combattere per loro, fare casini ovunque ci trovavamo, ma poi per fortuna sono riuscito a scappare. Indietro non potevo tornare e quindi sono salito su una barca partita da una spiaggia della Libia. Sono in Italia da un anno e mezzo, mi sono lasciato tutto alle spalle, ma in questo paese ci sono tante possibilità, compreso quella di poter arrivare in Germania o Francia e trovare un’occupazione".

Ma anche se sei un bravo giocatore, un po’ di gavetta la devi fare. Seidu adesso si sta allenando con la “juniores” del Trastevere, dopo aver militato in Seconda e Terza Categoria della Sardegna. "Nel Mali disputavo il campionato di Terza Divisione, sono un esterno destro, ma so anche stare in mezzo al campo o in attacco. Qui in Italia credo di poter rinascere, il calcio mi interessa tanto e forse in questi giorni firmo con il Trastevere. Vorrei una vita normale, posso riuscirci grazie al calcio. La mia vita è segnata dalle torture dell’Isis, chissà se riuscirò a dimenticare".

È stato il parroco di Santa Maria in Trastevere, don Marco Gnoni, a notare Seidu. Ma l'obiettivo è anche quello di andare oltre: infatti si pensa ad una formazione di rifugiati da iscrivere alla Terza Categoria. Bruno D’Alessio, vicepresidente ed addetto stampa del club romano, ha sottolineato alcuni aspetti di questa storia: "A volte una situazione così può diventare complicata e ad esempio Seidu negli spogliatoi fa venire i brividi ai suoi compagni quando si sveste e si vedono le tracce delle violenze, quasi avesse una “carta geografica” sulla pelle. Siamo convinti che lo sport può cambiare ed il Trastevere è appunto una società sportiva che ha un’etica molto evidente". Ed anche in solidarietà non lo batte nessuno: tre dirigenti del Trastevere sono di Amatrice, dove un’altra tragedia immane sta ancora lasciando i suoi segni.

Carlo Greco

Tags: Serie D



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