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La Puglia da turista, poi il Bari: così Djavan Anderson ha conquistato Grosso

| Storie | Autore: Luca Guerra

Per conquistare Bari, gli sono bastate due partite e spiccioli. Testa alta, gambe pronte a sprintare e quella capigliatura bionda che non può certo passare inosservata. Djavan Anderson, 22 anni, passaporto olandese e radici in Giamaica, è uno dei segreti della formazione di Fabio Grosso che nelle ultime settimane ha aumentato i giri nel motore, portandosi a -2 dalla vetta nella classifica del campionato di serie B. Terzino destro con propensione a spendere, buona tecnica e la capacità di rubare l’occhio e strappare applausi, come accaduto nella vittoria interna contro il Pescara di domenica scorsa. Ha sorpreso tanti, ma non tutti: chi segue il calcio olandese ricorderà un Djavan Anderson capitano nel settore giovanile dell’Ajax e portato all’AZ Alkmaar su suggerimento di Wim Jonk, ex centrocampista della nazionale Orange e dell’Inter. Referenze d’eccezione, che ora Anderson vuole mantenere. Come prometteva qualche anno fa, quando sfidò la Germania di Meyer e Goretzka nella finale (vinta) dell’Europeo Under 17.

Quattro stagioni con i Lancieri, il passaggio all’AZ Alkmaar nell’estate 2014, per poi passare al Cambuur, con una stagione in Eredivisie e una in Jupiler League. Un viaggio tra i confini amici prima dell’arrivo in Italia. E pensare che quest’estate in Puglia Anderson ci era stato, ma…da turista. Ultimi giorni di luglio del 2017, dal Gargano al Salento in auto con la sua dolce metà. Un amore a prima vista, senza sapere che quella sarebbe
stata la sua meta professionale: a Bari in prova è approdato nei primi giorni di agosto. “Segnalato” al direttore sportivo Sean Sogliano, che già lo aveva notato due stagioni prima al Cambuur, dal ds Beppe Cannella. Approvato, almeno per un periodo di prova, e chiamato a tornare in Italia. Dov’era Anderson quando ha ricevuto la telefonata dei biancorossi? Ad Amsterdam, dove era appena atterrato. Valigia di nuovo imbarcata ed eccolo al San Nicola. Un mese di prova, prima della firma arrivata l’8 settembre. L’esordio? A fine ottobre, nel 3-0 interno contro l’Ascoli. 50 giorni per adattarsi, soprattutto dal punto di vista linguistico. “Mamma, ho preso l’aereo” verrebe da dire.

Fiammingo per nascita, nel carattere predomina il calore giamaicano, racconta chi lo conosce bene. Dell’Olanda ha preso la capacità di imparare la lingua presto e confrontarsi con il mondo. L’amore con Bari è scoccato a prima vista: Anderson vive nel cuore della città e adora il mare. Un sentimento ricambiato: all’esordio contro l’Ascoli, sul punteggio di 3-0, la curiosità nel finale di partita era tutta per lui. A Salerno, alla prima da titolare, è sembrato subito inserito. Contro il Pescara, domenica sera, prestazione da “7”. In maniera profana, qualcuno sugli spalti lo ha associato a Cafu, ex icona di Roma e Brasile: paragone ardito, ma agli ordini di un ex campione del mondo come Fabio Grosso, uno specialista del ruolo, i margini di crescita saranno garantiti. La concorrenza? Spietata, con Fiamozzi e Sabelli a contendergli un posto. Punti da migliorare? La fase difensiva e la capacità di stare sempre sul pezzo, come il calcio tattico applicato in Italia richiede. A Bari, 20 anni fa, hanno già portato nel cuore due Andersson, con due “S”. Kenneth e Daniel, attaccante e centrocampista, entrambi svedesi. Una consonante in più, un dettaglio. Nel mirino lo
ha già messo il procuratore portoghese Jorge Mendes con la sua Gestifute. Se il buongiorno si vede dal mattino…

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