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Dalla sua Africa ai viaggi per l’Europa: alla scoperta di Colley, il centrale che piace alla Sampdoria

| | Storie | Autore: Edoardo Colombo

Perché il calcio è una risorsa davvero preziosa, soprattutto in luoghi difficili. Come l’Africa, dove il pallone ogni giorno deve superare ostacoli complicati. Tra culture uniche, popoli in cerca di riscatto e ragazzi con un sogno speciale: magari quello di arrivare in Europa, con una palla fra i piedi e un immenso desiderio di crescita. Alla Omar Colley, per intenderci. Di certo non un nome da top player o una star tutta social, semplicemente un gigante che interessa alla Serie A. Cambiando ancora una volta le proprie coordinate geografiche e di vita: dalla sua terra, il Gambia (Nazionale di cui è capitano) al Belgio, dove il Genk l’anno scorso lo ha accolto e reso super protagonista. Segni particolari? Centralissimo di difesa, mancino, potenza e tanti watt al servizio dei compagni: 190 centimetri e voglia di spaccare. Magari in Italia, alla Sampdoria. Perché quella di Colley, dopo i problemi nella trattativa per Ferrari del Sassuolo, adesso è una pista più viva per la squadra di Giampaolo. Un nome caldo per un calciatore fresco: Omar è del 1992, giovane e vissuto allo stesso tempo.


Viaggiatore


Cittadino del mondo. Africa ed Europa nel destino, il tutto mischiato a un pizzico di...America. Everywhere, già. Da Wallidan, nel cuore dell’Africa occidentale, a Kansans City: nella Major League Soccer. Là, in mezzo alle superstar e ai paperoni del pallone, ma solo per poco tempo Pochissimo. Alla fine non se ne fece nulla: inutili i due provini, uno nel 2010 l’altro nel 2011, tra i due club non si trovò l’intesa. Tentativo fallito insomma. Anche se “i nostri coach rimasero stupiti delle potenzialità fisiche e tecniche di Omar”, parola di Peter Vermes: technical director proprio dello Sporting Kansans City. Meglio l’Europa, allora: in Slovenia, al KuPS. Tra offerte recapitate dalla Germania – con vista sulla Bundesliga 2 – ma ritenute sempre troppo basse. Nada. Meglio proseguire al nord, in Svezia: stagione 2015/16 al Djurgarden. Poi, finalmente, il Beglio: Genk. Affacciandosi al calcio che conta.Tra campionato e Europa League. Sempre presente. Segando agli ottavi nel derby contro il KAA Gent per poi venir eliminato poi ai quarti dal Celta Vig. Battendo ai gironi Athletic Bilbao e Sassuolo, e qui viene il bello: taht’s Italy.

In un calcio che per lui, di certo, in caso di approdo in Italia, sarà molto più difficile. Perché Colley non ha avuto la fortuna di crescere nel Genk, in un settore giovanile meraviglioso: unico. Un posto dove il talento sboccia in maniera armonica per poi valorizzarsi nel resto d'Europa. Gli ultimi esempi? Da Wilfred Ndidi a Leon Bailey, ma prima ancora Kevin De Bruyne e Courtois. Perché i giocatori, quando escono da lì, hanno le stimmate e l’identità di quella cantera così florida. Colley, però, ha un’impronta diversa, quasi ibrida: non è stato forgiato dalle Fiandre. Ha viaggiato tanto e in campionati minori. E soprattutto non ha compiuto un vero percorso di crescita nel Genk: squadra in cui milita da una sola stagione. Ah, il suo è un caso diverso Koulibaly: centrale come Colley, sì, ma ai tempi più giovane e pronto per esplodere in Italia. Per questo Giampaolo, in caso di chiusura dell’affare, dovrà prepararlo al meglio per i ritmi e i sistemi della Serie A.

Il tutto in un sondaggio partito il 25 giugno e oggi trasformatosi in trattativa vera: un’idea tornata di moda dopo gli 8,5 milioni di euro rifiutati dal Sassuolo per Ferrari. Perché ora la Samp ci prova per Colley. E Omar, ora, può davvero far sognare la sua terra. Con una passione imbattibile e la consapevolezza di essere pronto per un altro, grande viaggio. Migliorando e diventando tatticamente più ordinato. Con umiltà, quella virtù che prima di approdare in Belgio gli fecero dire no alla Liga, questione di pressioni: “Perché il Genk è stata la scelta perfetta. Senza stress e con la possibilità di emergere”. Con 52 presenze e 4 gol in stagione. Calcio, difesa e un pizzico di social. Uno normale. Uno dal Twitter sobrio, tra le preghiere per il povero Nouri e qualche foto assieme ai compagni di squadra. Semplice. E poi la sua Nazionale, il Gambia: con la quale ha vinto nel 2009 i campionati africani Under 17. Ora, invece, è il capitano di quella maggiore. Aspettando lo sviluppo della trattativa con la Samp, interessata a quel colosso di 192 centimetri: l’ennesimo figlio di mamma Africa col desiderio di abbracciare l’Europa del pallone.

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