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Da Monforte d’Alba al QPR: “Oggi alleni tu!”. Che storia Ghisolfi: “Partito in auto senza niente e adesso…”

19/05/17 12:45 | Storie | Autore: Nino Caracciolo

Una macchina piena di valigie e sogni, motore accesso, destinazione sul navigatore satellitare impostata. Partenza: Monforte d’Alba, piccolo paese in provincia di Cuneo; Arrivo: quartiere di Fulham, Londra. “Ho attraversato la Manica con l’Eurotunnel, quasi due giorni di viaggio. Non ti dico i primi periodi in Inghilterra, con la guida al contrario è stata dura ambientarsi. E poi appena arrivato subito una multa. Però ne è valsa la pena…”. Riavvolge il nastro, Sebastian Ghisolfi, giovane allenatore italiano (28 anni) oggi alla guida della formazione Under 13 del QPR. “In Italia ho avuto esperienza come allenatore in seconda degli Allievi del Torino, poi ho allenato gli Allievi del Cuneo e della Cheraschese - racconta Ghisolfi in esclusiva a GianlucaDiMarzio.com - a dicembre però mi sono dimesso e visto che il regolamento italiano non permette di poter allenare in un’altra squadra in stagione ho subito pensato a cosa potessi fare per migliorarmi, perché io sei mesi fermo proprio non volevo stare”.

“Quella è la squadra, oggi alleni tu”

Ed ecco la soluzione: mollare tutto per inseguire il sogno inglese. “Se per iniziare ad allenare avevo abbandonato la mia carriera legale, questa volta ho messo da parte anche gli affetti familiari e… sono salito in macchina. Non avevo contatti nel mondo del calcio, così ho iniziato ad inviare mail, ma l’unica risposta ricevuta è stata da una squadra dilettantistica. Le mie ambizioni però erano altre, non te lo nascondo”, prosegue Ghisolfi. “Così mi sono messo a girare per i centri sportivi, andavo a vedere gli allenamenti”. Fino alla svolta chiamata QPR: “Ebbi un colloquio con l’head of coaching del club, destino volle che in quel momento c’era una posizione libera per la formazione Under 13. Dopo una settimana tornai come da accordo, io pensavo di dover solo osservare l’allenamento o quantomeno avere un colloquio con i ragazzi”, e invece… “Quella è la squadra, oggi alleni tu! Sì, proprio così. Non ti nego che non è stato facile, ma fortunatamente il mio modo di lavorare è piaciuto. In particolare sono rimasti impressionati dall'energia e dalla passione che evidentemente sono riuscito a trasmettere quel giorno. Meno male che nell'ultimo anno avevo approfondito la terminologia inglese legata al calcio…”

“Mi manca la ‘pressione’ che si respira in Italia”

Dopo un mese di prova – prosegue Ghisolfi – a metà febbraio circa il club mi ha messo sotto contratto fino al termine della stagione: sono partito senza niente e mi sono ritrovato ad essere amato dai ragazzi e apprezzato dalla società, è una grande soddisfazione”. Ma quella voglia d’Italia però… “Mi manca la pressione che si respira da noi, in Inghilterra è tutto diverso. I centri sportivi sono migliori e c’è anche più educazione da parte del pubblico, questo sì; il club ti ‘impone’ la sua filosofia come ad esempio il sistema di gioco da adottare per ogni squadra del settore giovanile o ‘l’obbligo’ di impostare l’azione palla al piede già dal basso anche quando magari non ci sono le condizioni. Per loro conta lo sviluppo dei ragazzi e molto meno il risultato, tutti devono giocare il test match della domenica contro le altre squadre professionistiche. Qui è bello e il club mi ha manifestato la volontà di confermarmi anche per la prossima stagione, ma il calcio italiano mi manca un po'… vediamo in futuro”. Ma guai a star fermo, parola di Sebastian Ghisolfi. Perché l’italiano in Inghilterra continua proprio ad andare di moda.

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