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"Io in Serie A, scommettiamo?". Il sogno di Rossi, l'oro della Lazio che volava a canestro: "Grazie mamma, grazie Inzaghi"

| | Storie | Autore: Francesco Pietrella

Quand'era piccolo volava a canestro ed era pure bravo: "Merito di... mamma!". Lei giocava in Serie A, suo nonno Settimio in Nazionale: "E Alessandro poteva sfondare". Bravino per tutti, ma col pallone tra i piedi era più forte. Cronache da Viterbo. Anzi, Pianoscarano. Rione cittadino in cui è cresciuto anche Bonucci. "Sandro" giocava con la sorella in un campetto: "Anche lei era molto brava!". Poi la Lazio, un torneo concluso da bomber e la proposta che ti cambia la vita: "Che fai? Firmi?". Fino alla premiazione di Lotito. Evidentemente era destino. Volava, Alessandro Rossi. Più in alto di tutti, più alto di tutti. Un gigante. E oggi vive quel sogno immaginato da bambino, magari sul treno per arrivare al Fersini. Ieri l'esordio in Serie A con la sua Lazio, negli ultimi 5' contro il Crotone. Ora lo conoscono tutti. Piccola prova però: scrivete su google "Alessandro Rossi" e vedete i risultati. Lui non c'è. O meglio, c'è un suo omonimo che fa... il doppiattore!. Poi c'è Sandro da Viterbo. Curiosità, ma adesso si gode il suo momento d'oro. Non sarà il basket, ma vuoi mettere l'orgoglio? "Quando Inzaghi mi ha chiamato non ci credevo, mi sentivo tutto offuscato". Emozionato dai, occhi lucidi in zona mista. Con duemila sacrifici rivissuti in un secondo: "La vita cambia in un attimo, ho ripensato a tutto". In primis alla mamma: "L'esordio è dedicato anche a lei, mi ha sempre sostenuto".

Come Inzaghi: "Gli dico grazie!". Viterbo-Roma, Roma-Viterbo. Su e giù insieme a Lombardi su quel treno regionale. Uno che non arriva mai, che si ferma di continuo e resta per ore sul binario. Pensieri, sogni: "Scommettiamo che esordisco in Serie A?". Chiacchiere e promesse per ingannare l'attesa, fermo sul quel treno lì. Immobile. Come quel Ciro da cui studia, ieri protagonista contro il Crotone. Idolo? "Vieri!". Con un occhio a Giordano e a Miro Klose. 17 reti in 11 match di Primavera. Diciassette. "Illegale per la categoria, giocatori così non ce ne sono". Interessi vari. Tant'è che uno scout del City è venuto ad osservarlo su imput della società. Alessandro, però, ha continuato ad allenarsi a testa bassa.

Questione di idee chiare: "Voglio esordire in A con la Lazio". Promessa mantenuta, e adesso? "Un punto di partenza, spero di fare una grande carriera con questa maglia". Da piccolo rifiutò la Roma per vestire biancoceleste, oggi festeggia il suo esordio. Classe '97, lui. Soltanto l'ultimo di una sfilza di giovani cresciuti a Formello e rimasti lì, pronti a giocarsi un posto in prima squadra: Strakosha, Murgia, Lombardi, Prce. Tutti lanciati da Inzaghi in questa stagione: "Sta cambiando qualcosa nel calcio, l'allenatore mi ha detto di entrare e fare l'inferno". Di scatenarlo come fece il Gladiatore, quello che sfidò l'Impero e vinse (l'Oscar!). Rossi non ha osato tanto, ha i piedi per terra e devo ancora lavorare. Costantemente. Ha vinto giusto una scommessa. Volando, ancora una volta, più in alto di tutti.


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