Niente da fare per il Torino, fermato sullo 0-0 dal Lecce di Gotti. I granata salgono però a quota 8 punti in quattro partite, primi in classifica in attesa degli altri risultati. Al termine della sfida l’allenatore del Torino Vanoli è intervenuto ai microfoni di Sky Sport.
L’allenatore granata ha iniziato parlando delle condizioni degli infortunati: “Per gli infortunati tireremo le somme domani, sicuramente Vojvoda ha qualcosa più di un crampo”.
Sulla partita: “Vogliamo provarci, ma dobbiamo essere equilibrati. Non avevamo fatto niente di importante, ma ora non abbiamo fatto male. Le prestazioni sono più importanti dei risultati, da qui passa la crescita. Abbiamo incontrato squadre contro cui proponevano gioco, ora dobbiamo imparare a comandare il gioco contro le dirette avversarie. Oggi non mi è piaciuto che non abbiamo mai avuto equilibrio, abbiamo preso tante transizioni e nel primo tempo eravamo troppo lenti. Dobbiamo essere più incisivi: a volte andiamo in tanti sopra la linea della palla. Oggi siamo stati lenti a trovare il play e le punte, siamo andati poco in profondità. C’era intasamento centrale, ma per caratteristiche dobbiamo migliorare”.
Su Adams e Zapata: “Dobbiamo servirli meglio. Oggi lo abbiamo fatto poco e lentamente. Ma è un processo di crescita. Sarei presuntuoso se non mi aspettassi un momento in cui facciamo una prestazione sottotono, ma bisogna tirare fuori le cose positive: i ragazzi vogliono provarci. Ma per fare qualcosa importante, serve qualcosa di più”.
Vanoli ha poi parlato di Pedersen e Sosa: “Ho una rosa su cui devo lavorare. Per Sosa devo guardare il suo storico, veniva da tre gare in 10 giorni e un periodo di inattività. Pedersen ha fatto bene in fase offensiva, deve migliorare perché deve imparare a giocare a cinque”.
“Subito troppo? Non è un campanello d’allarme. Non c’è stato il tempo di lavorare, sono fattori che fanno parte del processo. Sia con il Venezia sia oggi abbiamo subito troppo, devo capire come trovare meglio l’equilibrio. Quando si entra in una squadra nuova, insegnare a ragazzi che vengono da tre anni in un modo vuol dire cambiare tutto. Appena si perde un attimo di autostima, torni a rifugiarti in ciò che conosci meglio. Ma siamo stati bravi, sono gare che devono insegnare e farci crescere”, ha concluso.
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