Interviste e Storie

Cassandro, il “Demone” di Catanzaro: “Serie A? Ce la giochiamo con tutti”

Tommaso Cassandro (credit: Us Catanzaro 1929)

Dal Nord a Catanzaro, Cassandro in Calabria ha trovato una seconda casa e oggi, con tre gol in campionato, è tra i migliori difensori della Serie B

Come può un luogo a mille chilometri dalla propria città natale diventare casa? Come può un ragazzo nato in provincia di Venezia entrare nei cuori di una città della punta dello Stivale? Per Tommaso Cassandro, difensore del Catanzaro, la risposta è semplice: “Basta sentire il calore delle persone, vivere ogni partita come se fosse l’ultima e mettere il cuore in ogni scelta in campo”. Quest’anno, il braccetto destro della difesa a tre di Aquilani non ha mai sbagliato una partita, diventando colonna portante di una squadra, ad oggi quinta in classifica, che non molla mai.

Tornato dal Como dopo la stagione precedente disputata in Calabria, Cassandro ha sperato fino all’ultimo di riabbracciare l’ambiente: “Sapevo già a inizio mercato che mi volevano riprendere. A metà giugno non avevamo trovato l’accordo, sembrava svanita la possibilità, poi all’ultimo giorno siamo riusciti a concretizzare. Quando ho capito che sarei tornato ero felicissimo: è stata una scelta di cuore e di progetto, in un posto dove mi ero trovato molto bene”, racconta a Gianlucadimarzio.com.

Quest’anno Cassandro ha trovato la via del gol come mai prima: “Segnare tre volte in campionato, con l’ultimo decisivo per la rimonta sull’Empoli, è una grande soddisfazione. Il mio compito principale resta difendere, ma quando riesco ad aiutare la squadra così, è gratificante. So che è qualcosa di momentaneo, bisogna subito ripartire forte”.

Ma il segreto di questo Catanzaro che non molla mai sta nel gruppo: “Abbiamo una squadra costruita bene, con senatori che conoscono il peso della maglia e giovani che stanno crescendo. Liberali, Favasuli, Alesi, Nuamah, Rispoli e Cisse prima dell’infortunio: ognuno dà il massimo e questo crea compattezza e motivazione. Ogni partita è cruciale, sappiamo di essere cresciuti e vogliamo dare il 100% sempre”.

Aquilani, la maturazione tattica e la svolta contro il Palermo

La crescita di Cassandro passa anche dalle mani di Aquilani: “Mi sta aiutando molto nella gestione della palla e nelle scelte in campo. Posso sganciarmi per aggredire l’uomo in fase difensiva o accompagnare l’azione in quella offensiva. Mi dà libertà e cerco di ripagare la fiducia in ogni partita”.

Il suo ruolo è cambiato rispetto all’anno scorso: “Con Caserta spesso mi sono sacrificato da esterno per via degli infortuni, cercando di adattarmi con le mie caratteristiche. Quest’estate il direttore mi ha preso per fare il braccetto e dalla partita con il Palermo, quando il mister mi ha rimesso lì, ho dimostrato che era il mio ruolo congeniale. Mi trovo bene e riesco a esprimere al meglio le mie qualità difensive”.

Alberto Aquilani (IMAGO)

Catanzaro, la città che ti adotta: “Mi sento a casa”

Essere lontano da casa non è mai semplice, ma Cassandro ha trovato un legame speciale con Catanzaro: “Quando sono arrivato non sapevo cosa aspettarmi, ma le persone qui ti danno tutto quello che hanno per farti sentire a casa. Ora ho molti amici e la città è una seconda casa. La gente sprizza gioia quando facciamo risultato e anche solo per vedere che noi ragazzi che veniamo da fuori ci troviamo bene. È una grande felicità”.

E i tifosi? “Anche quando l’anno scorso non riuscivo a farli felici come avrei voluto, non ho mai mollato. A volte si sentivano fischi per la mia posizione e per le difficoltà della squadra, ma per me erano uno stimolo: sentire quanto ci tengono mi ha spinto a migliorare. Ora cerco ogni giorno di ripagare la fiducia del mister, del direttore e dei tifosi. Il loro affetto è incredibile e dà tanta motivazione”.

In città è per tutti il “Demone”

A Catanzaro Cassandro è il “Demone”, soprannome che nasce l’anno scorso durante un ritiro: “Con i miei compagni giocavamo spesso a briscola per passare il tempo. C’erano Biasci, Bonini, La Mantia, Pittarello, Pontisso e Petriccione. Io ero definito uno dei più scarsi, ma ogni giorno vincevo le mani. Una volta feci perdere Biasci con una giocata che secondo lui non era molto logica, e mi disse: ‘Sei un demone’. Da allora tutti in città mi chiamano così, ormai anche sui social”.

Il soprannome non è solo uno scherzo: rappresenta la determinazione e l’energia che Cassandro mette in campo ogni partita: “Ogni volta che sento quel soprannome mi fa sorridere e mi ricorda quanto sia importante far parte di un bel gruppo”, spiega. Per lui è un legame con la squadra, con i compagni e con tutta la città: una piccola storia che racconta molto del suo carattere, della sua resilienza e del rapporto speciale con la piazza giallorossa.

Tommaso Cassandro (credit: Us Catanzaro 1929)

Il sogno Serie A? “Possiamo giocarcela con tutti”

Il sogno Serie A non viene proclamato a gran voce, ma nello spogliatoio c’è la consapevolezza di potersela giocare con chiunque. Il gruppo lo sa bene e guarda avanti senza porsi limiti, pur mantenendo i piedi per terra: “Dobbiamo pensare da dove siamo partiti, dalle difficoltà iniziali e poi superate. Non è scontato in un campionato dove tante squadre blasonate fanno fatica a trovare il risultato. Ognuno di noi sa che ogni partita è cruciale, ci misuriamo con squadre forti, ma anche noi sappiamo di esserlo. Abbiamo un gruppo compatto con idee chiare grazie al mister e allo staff, e possiamo giocarcela a viso aperto come stiamo facendo da qualche mese”.

Alla base dei risultati c’è soprattutto la forza del collettivo, tra entusiasmo dei più giovani ed esperienza dei veterani. Un equilibrio che, partita dopo partita, sta facendo la differenza: “Il nostro gruppo è giovane e unito, con i più grandi che guidano e ragazzi che crescono. Ogni passo lo facciamo con umiltà, senza mai abbassare la guardia e rimanendo sereni. Oggi siamo in una posizione di classifica spettacolare, ma sappiamo che dobbiamo dare il massimo in ogni partita. Se facciamo così, possiamo divertirci e dare grandi soddisfazioni alla squadra e alla gente, e chissà…”.

Studio e futuro da direttore sportivo: “Tengo la mente attiva”

“Oltre al calcio, ho sempre voluto tenere la mente attiva e coltivare interessi che possano servirmi anche per il futuro”, afferma Cassandro e con grande soddisfazione racconta: “Ho fatto la triennale in Scienze Motorie, indirizzo Calcio, perché volevo capire a fondo cosa facciamo ogni giorno sul campo, sia a livello fisico sia atletico. Poi ho conseguito la magistrale in Sport Management, perché mi affascina la gestione delle società sportive: capire come funzionano dietro le quinte, quali decisioni incidono sulle squadre e sul lavoro quotidiano di allenatori e giocatori”.

E aggiunge: “Quest’anno sto seguendo anche il corso da direttore sportivo insieme a Brighenti. È un progetto a lungo termine, un percorso che voglio perseguire quando smetterò di giocare. Il ruolo del direttore sportivo mi affascina perché è centrale nella gestione di una società: devi capire le dinamiche dello spogliatoio, delle scelte tecniche e anche delle strategie a lungo termine. Ora voglio concentrarmi sul campo e dare il massimo con il Catanzaro, ma sapere di avere questo percorso futuro davanti a me mi motiva ancora di più a essere preparato, curioso e pronto a cogliere ogni opportunità”.

Cassandro promette: “Correrò fino all’ultimo secondo”

In campo, a Catanzaro, Cassandro corre senza fermarsi. In Calabria ha trovato casa, squadra e tifosi pronti a seguirlo ovunque. La sua determinazione, i gol decisivi e la capacità di guidare la difesa a tre lo hanno trasformato in un punto di riferimento per compagni e tifosi.

“Scrivere la mia storia qui è un sogno che continua ogni giorno”, conclude Cassandro. “Ogni partita, ogni allenamento, ogni scelta in campo conta. La Calabria mi ha adottato, Catanzaro mi ha accolto, e io voglio ricambiare con tutto ciò che ho. Il futuro è da costruire, ma io sono pronto a correre e lottare fino all’ultimo secondo, con la stessa passione che mi ha portato qui”.

A cura di Carlo Mignolli

Redazione

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