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Tévez: “Il PSG non si è preso cura di Messi. Cerco un progetto”

Dopo l’esperienza alla guida del Rosario Central, Carlos Tévez è alla ricerca di una nuova avventura in panchina. 

 

Tévez: “Cerco un progetto serio. Adorio il Real Madrid di Ancelotti”

“Si parla sempre di club, ma anche il progetto è importante. Se non sei sicuro di dove stai andando… Deve essere qualcosa di serio. Ho voglia di allenare, ma non voglio passare da un club all’altro. Mi vedo come l’allenatore del Boca, ma non è qualcosa che voglio oggi. Cerco di posizionarmi come allenatore, perché mi vedono ancora come un giocatore. Al Central molta gente mi guardava male all’inizio, finché non si sono resi conto che stavo dando la vita per il Central e allora è cambiato. Mi piacciono i progetti, ma oggi non ci sono. Tutti vogliono salvarsi. Io cerco altro. Un progetto serio, sono disposto ad ascoltare offerte”, così l’Apache a TyC Sports.

 

 

L’argentino ha detto la sua sulla squadra migliore al mondo al momento: “Adoro il Real Madrid. Mi piace anche il City, ma vedo la gestione di Ancelotti e bisogna togliersi il cappello”.  L’ex Juventus ha poi commentato il presente di Messi al PSG: “Messi ci rende tutti umili. Se mi avessero detto, essendo campione del mondo, che dovevo andare a scusarmi per aver viaggiato quando avevo un giorno libero, me ne sarei rimasto a Rosario a bere mate. Dovevano scusarsi con me, ma Messi mette il club al primo posto e bisogna togliersi il cappello. Poi possiamo dire mille cose su un club che non si è preso cura di lui dal primo momento che è arrivato, perché è così”.

 

 

Tévez ha parlato anche di 2 giovani argentini come Garnacho del Manchester United e Facundo Buonanotte del Brighton, che ha allenato al Rosario Central: “Garnacho è bravo. Per giocare nel Manchester United devi essere un crack. Gioca in uno dei primi tre club del mondo, che sono Real Madrid, Manchester City e United. Buonanotte è un crack. Mi è successa una cosa pazzesca in allenamento perché lo vedevo molto timidoma si è trasformato ed è sempre stato un ribelle dentro al campo. Quando gli parlavo era un ribelle finché un giorno sono andato ad abbracciarlo, gli ho parlato, mi sono comportato da padre e lui è diventato un giocatore totalmente diverso”.

Redazione

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