Interviste e Storie

“Il livello Juve” e l’intesa con Cambiaso: com’è andata la prima di Spalletti sulla panchina bianconera

Rimproveri, applausi e mani in testa: la prima di Luciano Spalletti sulla panchina della Juventus è stata un’altalena di emozioni.

Luciano Spalletti apre il suo conto da allenatore della Juventus come meglio non avrebbe potuto, ovvero vincendo. Il 2-1 alla Cremonese nella sua partita d’esordio è stato un inno al bipolarismo. Perché? Alle tante cose che gli sono piaciute della sua “prima Juve” e, forse, a quelle gli sono piaciute meno, ha reagito in tanti modi diversi dando la sensazione di avere sempre in mano la situazione.

Iniziamo dal riscaldamento. L’ex CT della Nazionale non entra mai in campo e tutto il gruppo squadra effettua la prima parte, nessuno escluso. Poi, inizia il match e la prima sorpresa è nello schieramento dei bianconeri. Koopmeiners gioca e giocherà tutta la partita da braccetto sinistro, con Cambiaso e Kostic sulle fasce.

Proprio nei confronti dell’olandese ha un gesto di stizza quando commette un errore banale nel passare un pallone, mentre al contrario muove le braccia agitandosi parecchio quando la squadra recupera palla e subito dopo rallenta. Una prima richiesta, il ritmo. Non vuole mai che la sua Juve si “sieda“, come probabilmente è troppo abituata a fare.

Altre cose, però, sono piaciute a Spalletti. Ad esempio quando Gatti recupera su Vardy arrivano tanti applausi da parte dell’ex Napoli, a dimostrazione di come, seppur in poche ore, abbia già iniziato a capire quali tasti toccare caratterialmente con i suoi giocatori.

Il livello Juve

Luciano Spalletti ha già capito che allenare la Juventus e, in generale, il mondo bianconero sia qualcosa di diverso. Lo ripete più volte, a partire dal prepartita quando dice: “Mi fido dei miei calciatori però poi lo spessore, il livello Juventus li mette in condizione di avvertire un senso di pesantezza. Non è facile essere al livello Juventus, alcuni questa cosa la subiscono”.

Nel post partita, poi, sposta l’attenzione su di lui, su Luciano, che è chiamato ad allenare come poche volte ha fatto per tenersi stretta la panchina bianconera: “O siamo la Juve, o no. E’ semplice. Bisogna essere di questo livello sennò si fanno figuracce”. Un inno, verso sé stesso, che sembra voler alzare il livello di responsabilità che ognuno deve sentire quando indossa la maglia della Juventus.

Andrea Cambiaso, Juventus (imago)

“Hai visto, te l’avevo detto…” a Cambiaso

Apprezzamento, stima e fiducia. Tre parole che racchiudono tutto ciò di cui aveva bisogno Andrea Cambiaso e che Spalletti gli ha subito dato. L’ha messo a suo agio, come in Nazionale, facendolo giocare come quinto e lui non ha deluso, ma non sempre ci ha creduto. La sensazione è Spalletti possa far meglio a Cambiaso che non viceversa.

La dimostrazione è in occasione del secondo gol, proprio di Cambiaso. Dopo che il 27 ha realizzato il 2-0 Spalletti gli ha urlato forte “Hai visto, hai visto…” e lui in conferenza stampa ha subito colto l’occasione per ringraziarlo: “E’ un grandissimo allenatore, possiamo fare benissimo con lui”.

Alessandro Neve

Classe 2003, amante dello sport. Un po' di più del calcio, che ho iniziato a sentire mio fin da piccolino collezionando "disperatamente" le figurine Panini. Oggi studio mediazione linguistica con specializzazione in Sport Management e l'aspirazione di raccontare il pallone è sempre quella di quel bambino

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