“Chi vuoi diventare?”
Una domanda schietta. Quasi fastidiosa. A gennaio 2020 Mikel Arteta, probabilmente nel suo ufficio, aveva parlato così a Emile Smith Rowe, giovane centrocampista classe 2000 dell’Arsenal. L’esordio a soli 18 anni in Europa League e il gol nella partita successiva contro il Qarabag l’avevano consacrato come nuovo futuro talento dell’Emirates.
Era il 2018, e due anni dopo, la sua carriera non aveva ancora preso il volo. Fin da piccolo è sempre stato quel tipo di giocatore che “ha sempre fatto bene, ma senza mai distinguersi”, e per un palcoscenico come la Premier League, oltre al talento, serve un carattere forte. Carattere che ha provato a forgiare prima in Germania, uscendo per la prima volta di casa con il prestito al RB Lipsia e poi in Championship all’Huddersfield Town.
Ma se in Bundesliga la sua esperienza è stata condizionata da un infortunio alla coscia (giocando solo 3 partite in 6 mesi), nella serie B inglese ha trovato un ambiente in cui capire chi era per davvero.
Nelle giovanili era abituato a giocare esterno, anzi, alcuni lo vedevano addirittura terzino. Ad Huddersfield, invece, si riscopre trequartista, o meglio, un “numero 10 puro”. E dopo essersi fatto le ossa, aiutando a salvare la squadra in Championship nella stagione 2019/20, è ritornato alla base con la voglia di dimostrare a tutti il suo vero valore. E in una stagione non proprio entusiasmante dei Gunners, Smith Rowe è riuscito comunque a farsi notare.
L’Arsenal può ancora sperare nell’Europa (la nuova Conference League) e gli acerrimi rivali del Chelsea hanno perso l’occasione di qualificarsi con anticipo alla Champions League grazie a Smith Rowe, che ieri sera ha segnato il suo secondo gol in Premier proprio nel Derby di Londra, infuocando il finale di stagione della Premier, con West Ham e Liverpool che possono ancora qualificarsi in Champions League a due giornate dalla fine.
Contro i Blues aveva esordito a dicembre, entrando di forza nella gruppo dei titolari e segnando di fatto un punto di svolta nella sua carriera e Arteta, con lui in campo, ha portato a casa 7 risultati utili nel mese di gennaio.
Oggi, con 4 assist e 2 reti in 18 presenze, si è guadagnato l’amore dei tifosi, che lo chiamano il “De Bruyne di Croydon”, quartiere di Londra in cui è cresciuto. Un paragone forte, ma che fa capire veramente le potenzialità del giovane inglese. In squadra ha preso il posto di un certo Mesut Ozil e siamo sicuri che se dovesse rispondere ancora alla domanda “chi vuoi diventare?” direbbe il nuovo numero 10 dell’Arsenal.
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