Distanziamento sociale. Concetto chiave da rispettare in questi mesi di pandemia. Tra una persona e l’altra un metro minimo. “Six feet” per i cittadini oltreoceano, che si preparano a vivere “la settimana più difficile”. Emmanuele Sembroni, difensore dei New York Cosmos ci parla dalle montagne della contea di Lackawanna a due ore di macchina dalla Grande Mela: “Dopo alcune ore da quando è emerso il primo caso di Coronavirus a New York io e mia moglie siamo fuggiti”. Giusto il tempo di buttare dei vestiti in valigia. “Ora siamo rifugiati qui. Ho stimato che potremmo rimanerci anche 6 mesi”.
Il caffè da Starbucks si può ancora prendere, ma solo “drive through”. Senza scendere dall’auto. I supermercati? Presi d’assalto ma vuoti: “È da giorni che mancano carta igienica e pasta”. Le autorità hanno consigliato di evitare di andare a fare la spesa nelle prossime settimane. L’America si prepara al peggio. “A New York oltre che nei supermercati corrono tutti in armeria. Questo mi inquieta”. La vita frenetica della città però non si è subito fermata. "Ora nel palazzo di Brooklyn dove vivo si contano decine di contagiati".
Calciatore romano di 31 anni, con un passato tra Pescara, Sampdoria e Salernitana tra le altre, Sembroni gioca da un anno per i Cosmos di Rocco Commisso: “Il presidente ci ha garantito stipendi e posto di lavoro, nonostante tutto”. Ma la stagione che doveva partire il prossimo 1 giugno potrebbe slittare: “Quando è scoppiata l’emergenza la società ci ha subito esonerato dagli allenamenti fino al 15 maggio. Poi si vedrà. Io mi mantengo in forma con sedute personalizzate anche grazie al mio business ES Sport Nutrition”.
Con il patron della Fiorentina è stato amore a prima vista: “È l’uomo del popolo. Quando ci siamo conosciuti ha insistito per farmi fare un tour di ore della sua azienda che si trova nelle campagne dello stato di New York, facendomi visitare il museo dei Cosmos al suo interno. Una persona genuina e gentile”. Anche quando Emmanuele e compagni hanno perso 3-1 contro Miami nella finale della National Premier Soccer League lo scorso 3 agosto, Rocco è entrato in campo a fine gara a ringraziare uno a uno i suoi giocatori. Una stretta di mano, una carezza, un abbraccio. Gesti semplici, spesso poco evidenziati nella vita di tutti i giorni, ma che ora mancano tremendamente.
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