Claudio Ranieri (IMAGO)
Claudio Ranieri, oggi responsabile tecnico della Roma, ha concesso una lunga intervista ai microfoni del Messaggero: “Ritorno in panchina? Mai dire mai”
5oo panchine in Serie A nel maggio del 2025, raggiunte alla sua terza esperienza da allenatore della Roma. Un palmares che comprende una Premier League vinta nel 2016 con il Leicester, oltre a una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, una Coppa di Spagna e una Supercoppa Europea.
Claudio Ranieri, uno degli allenatori più longevi del nostro calcio, oggi, responsabile tecnico della Roma al servizio della proprietà Friedkin.
Subentrato a Ivan Juric nel novembre del 2024 sulla panchina giallorossa, Ranieri ha trasformato il rendimento della squadra giallorossa, portandola nella zona alta della classifica.
L’ex Leicester non guida più la Roma, ma la sua influenza continua a farsi sentire. L’attuale allenatore Gian Piero Gasperini ha più volte elogiato l’operato di Ranieri, saggia guida dell’ambiente giallorosso.
In una lunga intervista concessa ai microfono del Messaggero, Ranieri si è espresso così sulla proposta estiva dei Friedkin: “Cosa mi hanno detto? Claudio, decidi. Qualunque cosa deciderai, noi saremo con te. Sono stati molto corretti. Mi sento spesso con loro attraverso video call e messaggi”.
Sulle difficoltà della proprietà a gestire “a distanza” la società: “Non credo. Sono stato otto anni in Inghilterra. Ken Bates, il presidente del Chelsea, l’ho visto soprattutto dopo che ha lasciato il club. Abramovic veniva qualche volta in trasferta e mi riportava indietro con il suo aereo personale. Al Leicester il thailandese si presentava di tanto in tanto. Il presidente è importante perché a fine mese paga. Solo in Italia siamo ossessionati dalla sua presenza“.
Sulle possibilità di chiudere la carriera nella Capitale: “Penso che finirà così, poi mai dire mai. Avevo assicurato che non avrei più allenato dopo Cagliari, e invece è uscita fuori la Roma. E alla Roma non potevo dire di no. Se quindi posso tornare ad allenare? Parlo di un ruolo dirigenziale. Con la panchina ho chiuso, troppo faticoso. Negli ultimi anni mi sono accorto che la sconfitta mi divorava. Il piacere della vittoria dura poco, cominci a pensare subito alla partita successiva. La sconfitta, invece, ho cominciato a portarmela dentro”.
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