La Roma piange, ma non per la sconfitta contro la Juventus. Nicolò Zaniolo, uscito dal campo al '36 per la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro, dovrà restare lontano dal campo per almeno 5 mesi (operazione nel pomeriggio). Tanti i messaggi di pronta guarigione da parte di compagni di squadra, amici e calciatori che vestono maglie diverse dalla sua, ma sanno perfettamente il difficile momento che sta attraversando il giovane talento della Roma. "Giuro che tornerò più forte di prima", ha twittato nella notte. Come se in fondo toccasse a lui dare coraggio e tranquillizzare chi lo aspetta a braccia aperte.
L'infortunio di Zaniolo non rappresenta solo una grave perdita per Fonseca, ma anche per la Nazionale, che il 12 giugno inizierà l'Europeo (dopo essersi qualificata con 10 vittorie su 10) con il match inaugurale contro la Turchia all'Olimpico, proprio in quello stadio che ormai per Nicolò rappresenta una seconda casa. Difficile, quasi impossibile pensare a un suo rientro in tempo, ma Zaniolo ci proverà fino alla fine.
Anche l'allenatore della Nazionale, Roberto Mancini, ha voluto dedicare un post al numero 22 della Roma: "Forza Nicolò! Ti aspetto in campo più determinato che mai". Ai più attenti il suono di questa frase risulterà familiare e forse riporterà anche alla mente ricordi di un’estate indelebile. Era il 19 febbraio del 2006, Roma-Empoli. Proprio all'Olimpico, lo stesso stadio in cui Nicolò ha visto crollare tutto, Totti cade a terra per una brutta entrata di Vanigli. Roma è gelida e ben presto, realizzata l’entità dell’infortunio, lo sarebbe stata tutta l’Italia.
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“Frattura del perone sinistro” fu la risposta dei medici. Il capitano giallorosso non avrebbe giocato il Mondiale che sarebbe iniziato quattro mesi dopo. Gli italiani non lo avrebbero visto vestire la maglia azzurra. Bella, ancora di più con quel 10 che sarebbe dovuto spiccare sulle sue spalle. Un 10 colorato d’oro, come la quella Coppa del Mondo che invece, il 9 luglio, Francesco alzerà al cielo.“Ti aspetto, rimettiti in piedi e ti porto con me in Germania”, gli aveva detto Marcello Lippi. Aveva ragione. Il resto è storia.
Se Francesco ce l’ha fatta, Nicolò potrebbe fare lo stesso. Anzi, deve farcela. Per la Roma, che mai come ora ha bisogno di un giovane grande campione che segua le orme del suo ex capitano. Per l’Italia, che vuole rialzare la testa e dimostrare che questo paese è degno delle sue grandi e storiche imprese calcistiche. Non ci resta che unirci al messaggio di Mancini, quindi. Nicolò ti aspettiamo.
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A cura di Lavinia Saccardo
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