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Non è un Clasico per vecchi (e lo vince il Real Madrid)

Il primo Clasico senza Messi (e Sergio Ramos) va al Real Madrid, che si impone per 2-1 con i gol di David Alaba nel primo tempo e di Lucas Vazquez nel recupero del secondo. Il gol di Aguero allo scadere vale solo per le statistiche. 

Senza precedenti

Si respira un’aria di novità, al Camp Nou, nel primo Clasico trasformato in brand dalla Liga (con tanto di marchio registrato), e soprattutto dopo l’addio di due mostri sacri. La partita del Camp Nou offre uno squarcio della meglio gioventù d’Europa (e del mondo): in campo un 2004, Gavi, terzo nato in questo millennio dopo Ansu Fati e Pedri a esordire per il Barcellona in un Clasico, un 2002, Ansu Fati appunto, un 2001, Rodrygo; al confronto, il 2000 Vinicius (migliore in campo, e anche molto reattivo quando si tratta di duellare verbalmente con gli avversari) sembra un veterano. 

Esperienza

Eppure sono i capitani di lungo corso a orientare le sorti del match: Busquets e Casemiro (o forse Case-muro?) a stoppare tutto e tutti, Modric (oggi 400 presenze nel Real, giocatore più anziano di questo millennio a disputare un Clasico, superato Cannavaro) a incantare, Benzema a smistare palloni da trequartista. E poi lui, Alaba, che al trentaduesimo apre il tabellino infilando Ter Stegen con un diagonale imprendibile al termine di un contropiede fulminante. L’austriaco ha ereditato da Ramos la numero 4 … e la capacità di decidere i match col Barcellona. Sarà Lucas Vazquez a chiuderla nel terzo dei sette minuti di recupero concessi nel secondo tempo, scatenando la protesta dei tifosi blaugrana verso i propri giocatori. 

Koeman sbanda

“Rambo” Koeman incassa la terza sconfitta in altrettanti precedenti di Liga contro il Real Madrid. Non basta la “garra” di Piqué, che mette la testa ovunque (sfiora il palo e nel secondo tempo si scontra con Valverde ad alta quota). L’olandese prova a incidere con Dest in attacco, Ansu Fati falso nove e con l’ingresso di un frizzante Coutinho nel secondo tempo, al posto di Mingueza; ma ora deve rincorrere in campionato (meno cinque da Real Madrid, Siviglia e Real Sociedad) e nel girone di Champions (un punto dal Benfica secondo, sei dal Bayern primo).

A tempo ormai concluso c’è spazio solo per l’inutile gol del Kun Aguero, che torna a segnare al Real a distanza di 9 anni dall’ultima volta. Ancelotti, opponendo al barcellonismo cruyffiano di Koeman la nobile (e italiana) arte del contropiede, si riaggancia alla vetta della Liga e alle statistiche: adesso sono 3 clasicos persi e tre vinti in carriera. 

Andrea Monforte

Classe 2000, monzese (d’adozione), studio Lettere a Milano. Un’indomita ed ereditaria passione per lo sport (calcio, ovviamente, ma anche ciclismo), declinata in “narrazione” tecnica e sentimentale: la critica della complessità come antidoto alla semplificazione. La vaghezza del ricordo personale ha reso l’azzurro del cielo di Berlino 2006 un’indelebile traccia mitologica. Sono nato lo stesso giorno di Ryan Giggs e di Manuel Lazzari, ma resto umile.

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