Non può essere il razzismo a fermare la voglia di giocare a calcio. Non deve. Qualche volta, durante la sua carriera, Fafà Picault ci ha pensato. Ma ha deciso di continuare. E di parlare chiaro. 29 anni, da novembre è attaccante del Dallas in MLS dopo tre stagioni importanti a Philadelphia. Realizzatore e cittadino del mondo. Americano di nascita, un padre haitiano, ma anche un’esperienza di due anni in Italia. Sì perché Picault è stato parte delle giovanili del Cagliari dal 2009 al 2011, durante l’era Cellino. Arrivava da Miami, viveva in foresteria, giocava con la Primavera e si allenava spesso con la prima squadra diretta da Allegri. Una città, Cagliari, e una terra, la Sardegna, che ama profondamente. Ma dove ha vissuto, come altrove, degli episodi di razzismo, partiti specialmente da un unico soggetto.
Lo dichiara lui stesso, durante una diretta al canale Facebook del Dallas. "Penso che l'allenatore della squadra riserve (e per "riserve" si intende la Primavera, ndr), sia una delle persone peggiori che abbia mai conosciuto. Mi chiamava scimmia, mi diceva di tornare nella giungla in Africa. Aggiungeva che i giocatori neri non avevano tecnica, ma che ero stato comprato solo per correre. Nell'armadietto del mio spogliatoio, trovavo degli adesivi a figura di scimmia e almeno due volte a settimana facevo a botte per questo motivo".
Il riferimento, senza nominarlo direttamente, dovrebbe essere rivolto a Giorgio Melis, che smentisce categoricamente. A una sola persona, comunque. "Sono suo agente da tre anni" ribadisce Secco, "conosco molto bene Fafà: ha un'educazione davvero fuori dal comune. Parla sette lingue. All'epoca non lo seguivo, ma se ha detto queste cose lo ha fatto con cognizione di causa e non parlando di Sardegna o Cagliari, che sono posti a cui è molto legato. Figuratevi, a volte mi risponde eja anziché yes: quella terra è dentro di lui, ha tanti amici, diventerà padrino di una bambina sarda che nascerà a breve, ha un grande rapporto con Cossu. Sul tema ha una sensibilità molto forte e in un momento in cui tutto il mondo sta finalmente avendo consapevolezza sull'argomento, in cui si percepisce un risveglio delle coscienze, ha raccontato la sua esperienza". Che non si rifa solo a ciò che ha vissuto a Cagliari.
Giusto due settimane fa, attraverso una lunga lettera pubblicata sul sito ufficiale del suo club, Picault aveva raccontato di come avesse sempre dovuto lottare in ogni campo contro gli insulti, i versi, i gesti che gli venivano indirizzati. E che ha sempre condannato: ovunque siano capitati.
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