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Patrick Ciurria e la promessa al cugino scomparso: un viaggio senza fermate né confini

Da Castellarano a Torino, dal giardino condominiale al gol all’Allianz Stadium. E’ questo il viaggio “con orizzonti neanche troppo lontani” di Patrick Ciurria, trascinatore del Monza. Quando Alessandra, la sorella maggiore, ne parla ai microfoni di gianlucadimarzio.com la sua voce si illumina: “In qualsiasi circostanza aveva sempre qualcosa con cui poter palleggiare e far diventare una porta di casa una porta di un campo da calcio. C’era un giardino molto grande, creavamo le porte con gli alberi”.  

Patrick Ciurria nei pulcini del Castellarano

Ciurria’s story: Castellarano e i poster di Cristiano Ronaldo

Su quella della cameretta, invece, nemmeno un angolino libero: “Era piena di poster di Cristiano Ronaldo, il suo unico idolo. Era cotto. Aveva una simpatia per la Juventus ma non è mai stato uno sfegatato. Dopo il gol abbiamo ritrovato una sua foto con la maglia bianconera in bicicletta e ci abbiamo riso su…”. La carriera, però, comincia con un’altra squadra con il bianco e il nero come colori sociali: lo Spezia, dove ha preso il soprannome “Fante” (LEGGI QUI IL SIGNIFICATO). Al Castellarano in Eccellenza l’aveva notato Pietro Fusco. Una chiamata per un provino di qualche giorno e poi la partenza per “un viaggio senza ritorno se non in volo”. 

 

Alessandra (a sx) con Patrick (a dx) da bambini

 

Quanto ho pianto quando ho saputo dell’esito positivo ma con il tempo mi sono abituata…”. Patrick, o Kino come lo chiama Alessandra, è sempre stato un ragazzo con i piedi per terra: “Ha sempre pensato a noi. Appena nato mio figlio, Matias, gli aveva dedicato un gol. Anche alla prima rete con il Monza aveva esultato per lui”. Spezia, un brutto infortunio al menisco e al crociato (senza mai pensare di mollare), Sudtirol, Siena, Pordenone, una piccola parentesi con l’Italia U19 e U20 e l’arrivo alla corte di Berlusconi e Galliani e chissà la speranza di una chiamata in Nazionale: “Ma lui non guarda mai troppo oltre”. 

Una carriera per il cugino Antonio sulle note di ‘Destinazione paradiso’

Anzi, da ormai quindici anni continua a crescere con qualcuno che lo guida dall’alto: “Abbiamo perso un cugino nel 2007, era praticamente un nostro fratello maggiore. Ha fatto un incidente stradale e purtroppo è morto sul colpo. Patrick aveva 12 anni ed è quello che ha sofferto di più… Erano sempre insieme a giocare, un fratello maggiore. Si chiamava Antonio. Il numero 84 è dedicato a lui, il suo anno di nascita. Ha portato bene: Antonio suonava spesso con la chitarra suonava ‘Destinazione paradiso’ di Gianluca Grignani e quando l’anno scorso il Monza è salito in Serie A, sul pullman dei festeggiamenti c’era la scritta DestinAzione ParAdiso. Poco prima di lasciarci aveva chiesto a Patrick di fare due tiri a pallone ma doveva andare allenamento e lui gli disse ‘Bravo, allenati perché un giorno diventerai un grande campione’ “

Foto Buzzi Monza

 

In mezzo una vita, una presenza costante in un viaggio che sembra essere senza fermate né confini.

Andrea Molinari

Nato a Verona nel 1998, il mio primo ricordo vivido legato al calcio è Shevchenko che sbaglia un rigore contro il Bayern Monaco. Grazie a lui (e anche a Kakà) da piccolo mi sono innamorato del pallone. Ma lui non lo sa. Sì, perchè ho giocato anche, purtroppo senza risultati. Nato attaccante, sono finito a fare il terzino: di solito succede a quelli con i piedi quadrati. Oggi provo a dimostrare questo amore scrivendo.

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