In testa un cilindro che di certo non lo fa passare inosservato, in mano un mitra ad acqua che utilizza per bagnare chiunque gli passi davanti, negli occhi la gioia per un’impresa davvero incredibile, nel cuore solo i colori rossoblù. I suoi figli gli girano intorno correndo scatenati dietro a un pallone, Manuel Pascali lascia fare: il suo sguardo è fisso verso le tribune strapiene di un San Vito-Marulla in festa. E’ domenica sera e il Cosenza è rientrato da qualche ora in città da Pescara dopo la vittoria in finale playoff sul Siena: il giro sul bus scoperto per raccogliere l’abbraccio di un popolo intero, poi la festa al Marulla per la promozione in Serie B quindici anni dopo l’ultima volta.
“E’ tutto fantastico, incredibile. Abbiamo fatto due giorni di viaggio insieme ai tifosi, anzi per loro è stato ancora peggio: quasi tutti i 9000 di Pescara sono partiti venerdì e sono rientrati da poco e sono già qui a festeggiare ancora. Erano in autostrada insieme a noi, ci hanno seguito anche durante il carosello per la città. Sono venuto al Sud perchè sognavo qualcosa del genere e ora insieme ai miei compagni ci stiamo accorgendo di aver fatto qualcosa di unico che rimarrà nella storia di questo club”, Manuel Pascali è il solito giocherellone, ma questa volta le sue emozioni si toccano in mano.
Ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com nel giorno della festa promozione, il difensore del Cosenza racconta le sue sensazioni: “Vedere così tanta gente per strada, bambini e vecchietti che ci hanno aspettato al ritorno da Pescara, è incredibile. Questo è il calore che un giocatore dovrebbe sempre provare. Cosenza è una piazza che ci ha dato tanto, che ci ha tolto molto, ma ne è valsa veramente la pena. Questo è il calcio che io sognavo da bambino”,”, prosegue Pascali.
Che in Calabria è arrivato la scorsa estate e ha concluso in maniera trionfale la sua prima stagione al Cosenza: “Io ho lasciato Cittadella con tanto rammarico perché tante persone hanno pensato che non potessi dare quello che mi sentivo di poter ancora dare, ed è stata questa la motivazione che mi ha spinto ad arrivare dove sono adesso perché io ho un orgoglio grande e quando me lo si ferisce tiro fuori qualcosa di importante”, prosegue Pascali.
“Aver giocato più di 30 partite, a 36 anni, e aver portato il Cosenza in Serie B dopo 15 anni è una mia grande rivincita verso coloro che, nonostante avessi fatto un playoff per andare in Serie A, mi davano forse finito un po’ troppo presto, ma li ringrazio perché sono stati la mia motivazione quotidiana”, aggiunge con orgoglio Pascali. Un contratto in scadenza al 30 giugno, ma già un accordo di massima sulla parola per proseguire ancora a Cosenza.
E Pascali su questo sembra proprio non avere dubbi: “Il prossimo anno ce la giocheremo eccome la Serie B, personalmente ho tanta voglia di vedere campi che non ho ancora visto, ho voglia di tornare a Cittadella da protagonista con la maglia del Cosenza, salutare tanti vecchi amici. Ho ancora tanta voglia di scrivere una nuova pagina del mio libro personale”, prosegue Pascali.
Che la gioia per la promozione in Serie B la dedica solo a se stesso: “Sì, me lo merito. Ci ho creduto sempre, ho lavorato facendomi il c**o tutti i giorni, ho preso gli insulti nella prima parte di stagione che però mi hanno soltanto motivato. E questa – conclude Pascali – ripeto è una rivincita personale. Il lavoro alla fine paga sempre”. Tutto vero, gli occhi sognati di una Cosenza in festa confermano.
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