“Mi ha sorpreso il numero 8, perdonatemi non mi ricordo il nome… Madre mia! Da dove è venuto fuori questo ragazzo? Gioca molto bene”. Sono state queste le parole di Luis Enrique nella conferenza stampa al termine di Spagna-Marocco, che ha visto le furie rosse essere eliminate ai calci di rigore, con gli africani che hanno conquistato per la prima volta della loro storia i quarti di finale di un Mondiale. Ma chi è questo 8 che ha lasciato a bocca aperta il commissario tecnico della Spagna? È Azzedine Ounahi, centrocampista ventiduenne del Marocco. Curiosità? Ounahi è cresciuto seguendo proprio il modello di uno spagnolo: Iniesta.
In mezzo alle stelle Zyech e Hakimi, e ai più noti Amrabat e Mazraoui, a brillare nella partita contro la Spagna (oltre a Bonou) è stato Ounahi. Il centrocampista, nato a Casablanca il 19 aprile 2000, è probabilmente la rivelazione nella rivelazione: il Marocco.
Un’ascesa rapidissima, quella di Ounahi, che due stagioni fa giocava in terza serie francese, con la maglia dell’Avranches. Prestazioni superiori rispetto al livello del campionato. Nell’estate del 2021 arriva così il doppio salto: la Ligue1 con l’Angers. L’impatto con il campionato è subito positivo: 32 presenze nella prima stagione, arricchite da due gol e altrettanti assist. Prestazioni che gli sono valse la convocazione e l’esordio a gennaio 2022 con la propria nazionale.
Definire l’impatto di Ounahi con il Marocco positivo sarebbe riduttivo. Anzi, se adesso la sua nazionale sta giocando (e stupendo) in Qatar, gran parte del merito è proprio suo. Ounahi, infatti, lo scorso 29 marzo ha segnato una doppietta (i suoi primi gol in nazionale), nella partita contro la Repubblica Democratica del Congo, scontro decisivo per la qualificazione al Mondiale.
La stella di Ounahi è finalmente esplosa nella partita contro la Spagna, al punto di stupire lo stesso Luis Enrique, uno che di centrocampisti di qualità se ne intende. Un po’ di dati: il marocchino contro la Roja si è classificato primo per kilometri percorsi (14,71), primo per duelli vinti (7) e per palle recuperate (9). Non solo qualità, ma anche intensità e dinamismo. Probabilmente un segno del destino, per uno che, come rivelato dallo stesso giocatore in un’intervista a Ouest-France, è cresciuto osservando Andrés Iniesta: “La sua qualità tecnica è impressionante, nonostante ciò gioca semplice”. Insomma, imitare gli spagnoli, per batterli.
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