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Napoli di nuovo in vetta: la domenica vissuta fuori e dentro il Maradona

Il racconto della domenica perfetta a Napoli: cade ancora l’Inter contro la Roma, gli azzurri battono il Torino e si portano in vetta a quattro turni dalla fine

Da -3 a +3 in una settimana, Napoli vive di nuovo il sogno in una notte di mezza estate. A quattro giornate dalla fine del campionato il Napoli non è più sotto ma sopra di tre punti rispetto all’Inter e da solo in testa alla Serie A. Sarebbe un miracolo vero, considerato quanto accaduto solo un anno fa alla squadra.

Nulla è ancora detto, però, e la piazza lo sa bene: è facile capirlo da come i napoletani hanno vissuto questa domenica.

Giornata modificata in più parti, fra contestazioni e proteste varie, con il calendario che ha visto l’incredibile accorpamento di tutti i match del 34° turno in soli due giorni.

Con la scomparsa di Papa Francesco e quella del giovanissimo fisioterapista del Lecce Graziano Fiorita, totalmente annullato il sabato di Serie A. E Inter-Roma? Si gioca domenica alle 15, poche ore prima dell’incontro fra Napoli e Torino.

Napoli, il pomeriggio di Fuorigrotta e la serata del Maradona

Chi vive a Napoli e, soprattutto, vive lo stadio a Napoli, è abituato a infoltire il quartiere Fuorigrotta circa tre ore prima del calcio d’inizio del match. A ora di pranzo, però, il tempo di un boccone rapido e sono tutti attaccati ai teleschermi delle pizzerie, dei bar e dei centri scommesse: c’è da vedere l’Inter, per “gufare” e sperare di veder trionfare Claudio Ranieri. Il gol di Soulé fa impazzire due città: la rete dell’argentino dà il “la” alla domenica di Roma e di Napoli e costringe i nerazzurri alla terza sconfitta di fila, una settimana dopo la splendida rovesciata da “figurine Panini” di Orsolini. L’Inter resta ancora inchiodata a 71 punti, alla sera tocca agli azzurri.

La vittoria della Roma vuol dire poco senza il successo contro il Torino. La tensione sui volti e nei pensieri dei tifosi azzurri, vista questa chance ghiottissima, è palpabile. “Troppe volte abbiamo visto il Napoli sbagliare quando abbiamo avuto occasioni come questa”, è il pensiero ricorrente del tifoso napoletano che si affida alla scaramanzia, vero, ma soprattutto che vive col cuore a mille il calcio e i suoi attimi più travolgenti. Nella serata del 27 aprile, i dubbi di chi teme un passo falso svaniscono ancora grazie a Scott McTominay. Sontuoso, dominante, lo scozzese stappa anche questa partita dopo appena sette minuti e raddoppia per il 2-0 decisivo prima di chiudere il primo tempo. “Napoli balla”. Scaricata quella tensione, conquistati altri tre punti, i tifosi azzurri tornano per la prima volta a ricordare a tutti che “la capolista se ne va”.

Tifosi scozzesi accorsi a Napoli nel pomeriggio, in festa per la sconfitta dell’Inter

Al Maradona sogni, Scozia e “Cholo”

Una domenica di festa, tra i napoletani e gli scozzesi, alimentata dalle reti numero 10 e 11 di McTominay. Una serata di emozioni, per padri e figli, con Simeone che scarica un sorriso a trentasei denti quando sente Conte chiamarlo per fare il suo ingresso in campo sotto gli occhi del papà, Diego Pablo, allenatore dell’Atletico Madrid e ospite d’eccezione nella Tribuna Onore del Maradona.

La vittoria col Torino pone il Napoli in una posizione di assoluto favore adesso, raggiunto il primato in solitaria. Ora sta tutto nelle mani dell’allenatore e nei piedi dei suoi ragazzi, non esistono scuse. Antonio Conte è a quattro settimane al massimo dal compiere per la seconda volta un miracolo sportivo: riportare una squadra scivolata al decimo posto a vincere di nuovo il campionato, appena due anni dopo il titolo precedente (e al primo anno sulla panchina del suo nuovo club). Otto anni fa accadde con il Chelsea, tempo quattro settimane e conosceremo il verdetto.

Lorenzo Gentile

Classe 1996, nato a Napoli con il desiderio di girare il mondo, stadio dopo stadio, cresciuto con il sogno di commentare le partite più strane, più ricche e magari anche quelle più grandi. Oltre alla telecronaca, adoro il mondo segreto e misterioso del calciomercato. Lascerei il giornalismo solo per allenare in prima persona, forse. Mi sento un leader gentile (di cognome e di fatto, come dico sempre) ma sempre carico di passione e voglia di migliorarsi

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