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Ruberto, Darvich e non solo: la top 11 del Mondiale U-17

Le undici stelle del futuro. Questo è ciò che ci ha lasciato il Mondiale U-17 vinto dalla Germania di Christian Wück. Ma a brillare non sono stati soltanto i tedeschi: ecco chi abbiamo scelto nella nostra top 11.

Bourama Kone (Mali, 16 anni)

Il portiere dello Yeelen Olympique (società calcistica maliana con sede a Bamako, in Mali) ha difeso i pali della nazionale africana trascinandola sul terzo gradino del podio. I numeri? Quattro gol subiti in sette presenze: saracinesca. L’abilità nelle uscite alte e il senso della posizione lo hanno incoronato come uno dei migliori portieri della competizione. Numeri da campione anche quelli di Paul Argney, vice campione del Mondo premiato con il Golden Glove: sei presenze e tre reti subite per il portiere della Francia. 

Eric da Silva Moreira (Germania, 17 anni)

I terzini sono sempre più coinvolti nelle fasi di possesso delle proprie squadre. Lo sa bene Eric, talento del St. Pauli U-19 e della Germania. Noi lo portiamo terzino ma all’occorrenza può essere impiegato come ala. Fornisce alternative di passaggio e supporta i suoi nella manovra offensiva. A confermarlo sono i numeri: in Indonesia 6 presenze e 2 gol per un totale di 537 minuti giocati.

David Odogu (Germania, 17 anni)

Lo riconosci subito: treccine alla Kean e fame di vittoria. Pulito e ordinato nei contrasti. Chiusure (quasi) sempre perfette. Il centrale del Wolfsburg U-19 è una pedina fondamentale nello scacchiere di Wück: 6 partite su 7 giocate dal 1′ al 90′. Stacanovista. “In squadra c’è la giusta mentalità” ha detto dopo la finale vinta. La difesa della Germania del futuro passerà anche dai suoi piedi.

Bastien Meupiyou (Francia, 17 anni)

Meno tecnico ma più prestante di Odogu. Il centrale del Nantes è un punto fermo nella difesa di Jean-Luc Vannuchi. Alto 1 metro e 91, Bastien abbina grinta e quantità. In certe movenze ricorda Giorgio Chiellini, con il quale condivide anche il piede preferito (sinistro). In questo Mondiale si accontenta di un gol e un secondo posto. Adesso l’attesa, per tornare a recitare un ruolo da protagonista. D’altronde…se esordisci in Ligue 1 a 17 anni evidentemente hai le qualità giuste.  

Bastien Meupiyou

Esquerdinha (Brasile, 17 anni)

Sulla sinistra spazio all’estro e la fantasia brasiliana. Esquerdinha può essere impiegato come terzino, ruolo che occupa anche con la maglia del Fluminense U-17. Abile nel saltare l’uomo e nell’effettuare cross dalla fascia; difensivamente è specializzato sui colpi di testa. Delle sue capacità ne ha dato un assaggio durante i Mondiali: 5 presenze e 2 assist contro Nuova Caledonia e Inghilterra.

Hamidou Makalou (Mali, 17 anni)

Il terzo posto del Mali è passato anche dai suoi piedi. Il mediano del Guidars (società calcistica maliana) si è preso la scena: dotato di un’ottima resistenza a livello fisico. Gode di una buona visione di gioco e un’eccellente abilità nel recuperare i palloni. Nonostante il metro e 69 di altezza ha dominato la metà campo con ordine e intelligenza. Durante il Mondiale ha messo a segno due gol e un assist, conquistando anche il Silver Ball. Di Makalou ne sentiremo (ri)parlare…

Noah Darvich (Germania, 17 anni)

Cos’hanno in comune Gavi, Yamal e Darvich? No, non è di certo l’età. Bensì la clausola rescissoria di 1 miliardo di euro. A brillare in Indonesia ci ha pensato Noah. Ma riavvolgiamo velocemente il nastro: Noah è ‘il classico numero dieci’. Colui che gode di un tocco palla sopraffino e giocate individuali da fuoriclasse. Sì…ma com’è andato il Mondiale? Oltre ad alzare il trofeo, il capitano dei tedeschi ha chiuso la competizione con due gol e quattro assist. Un pò di tempo in famiglia, i festeggiamenti di rito e…una corsa a rifare le valige: ad aspettarlo c’è il suo club, il Barça Atlètic (seconda squadra del Barcellona).

Claudio Echeverri (Argentina, 17 anni)

Il Mondiale come vetrina. Per gli altri, non per lui. Il “Diablito” Echeverri è un altro talento posto sotto la lente d’ingrandimento delle big europee. Di lui se ne parla un gran bene da mesi. Dai gol alla Juve all’esordio con il River Plate (LEGGI QUI) Claudio era pronto per un ulteriore step: quello del Mondiale. Nonostante i 5 centri la nazionale di Diego Placente si è dovuta accontentare del quarto posto. Avrà modo di rifarsi, senza dubbio. 

Claudio Echeverri 

Ibrahim Diarra (Mali, 16 anni)

In patria lo chiamano “The Next African Superstar”. Il maliano è un’ala destra, ruolo dove può puntare l’avversario e rientrare sul suo piede preferito, il sinistro. Dotato di un’ottima tecnica individuale, Diarra si è già messo in mostra con l’African Foot (società calcistica del Mali). Durante il Mondiale ha messo a segno 5 gol e 4 assist. Numeri individuali che hanno contribuito al raggiungimento di un grande traguardo collettivo: il terzo posto. 

Paris Brunner (Germania, 17 anni)

Il suo nome è già noto in Germania. Meno in Italia. Paris è una punta centrale che all’occorrenza può essere impiegata sulla corsia di sinistra. Agile, veloce e letale sotto porta. I numeri con il Borussia Dortmund U-19 sono da vero bomber d’area: 11 gol in 12 partite. E quelli del Mondiale? E’ stato premiato con il Golden Ball grazie ai 5 gol, l’assist contro gli Stati Uniti e le (ormai solite) prestazioni da urlo. Le big europee sono avvisate: in casa BVB sta nascendo una stella.  

Paris Brunner

Agustín Ruberto (Argentina, 17 anni)

7, 8, 1. Non una combinazione a caso. Sono presenze, reti e assist con le quali Agustín lascia l’Indonesia. Di proprietà del River Plate II, l’argentino è dotato di un’ottima velocità e un innato fiuto del gol. Oggi in Argentina. Domani chissà? D’Altronde tanti numeri 9 sono partiti da qui per poi dominare l’Europa. Pensi a Batistuta, Agüero, Crespo o Lautaro Martinez. Che sia Augustin il prossimo numero 9 dell’Albiceleste?

La formazione

Top 11 (4-3-3): Kone; Da Silva Moreira, Odogu, Meupiyou, Esquerdinha; Makalou, Darvich, Echeverri; Diarra, Ruberto, Brunner. Allenatore: Wück.

Davide Balestra

Nato nel 2000 a San Benedetto del Tronto. Di sangue metà pugliese e metà marchigiano ma con inflessione dialettale praticamente neutra. Figlio della Generazione Z, la stessa che ha partorito calciatori del calibro di Haaland, Vinícius Júnior o Tonali. Al tentativo di replicare le loro giocate sul campo di calcetto ho preferito il portatile o il microfono, quest’ultimo, da un po’ fedele compagno di viaggio. Poca retorica: le emozioni che trasmette un campo di calcio non sono quantificabili. E a me piace raccontarle, che sia attraverso una tastiera o una telecamera puntata in volto. Ansie, timori e paure fanno parte del percorso. Cerco di superarle con umiltà, virtù che, con il tempo, sto rendendo un mio mantra.

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