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“Gestivo un ristorante, oggi ho qualificato la mia nazionale agli ottavi di Coppa”: la storia di Mogni

Giovedì 20 gennaio. Mancano pochi minuti alle 19 e tutta una nazione è col fiato sospeso. Poi arriva il triplice fischio dell’arbitro. La partita tra Costa d’Avorio e Algeria è finita e nell’albergo della nazionale delle Isole Comore scoppia la festa: nella prima e storica presenza nella fase finale della Coppa d’Africa, la nazionale comoriana ha staccato il pass per gli ottavi di finale, in un girone d’inferno con Gabon, Ghana e Marocco. Due giorni prima avevano vinto – proprio contro il Ghana, per 3-2 – ma in quanto terzi classificati, i comoriani dovevano attendere l’esito degli altri gironi per sapere se sarebbero rientrati tra le quattro migliori terze dei gironi. Ma il flop dell’Algeria ha permesso loro di prolungare ancora il sogno. E tra le vie di Moroni – la capitale delle Comore – è stato un tripudio.

 

 

Se le Isole Comore sono agli ottavi di finale, buona parte del merito va a un ragazzo trentenne che gioca in terza divisione francese. Si chiama Ahmed Mogni e martedì sera, contro il Ghana, ha segnato una doppietta che è valsa una vittoria finita per sempre nel libro di storia della nazionale comoriana, che solo quindici anni fa non era neanche riconosciuta dalla FIFA e che oggi sfida le più grandi del continente: “Abbiamo reso felici tutti i comoriani. sia quelli che abitano alle Comore, sia tutti quelli che vivono in Francia, a Parigi e Marsiglia. Siamo fieri del nostro paese e delle nostre origini. È stata una grande festa per tutti. Vedere le immagini del nostro popolo in festa ci hanno dato brividi: sono state emozioni indescrivibili per noi. Noi giocatori invece abbiamo festeggiato un casino in albergo. Ora però abbiamo già voltato pagina e siamo concentrati per presentarci al meglio per la sfida di lunedì contro il Camerun”. A raccontarlo è lo stesso Ahmed Mogni, intervistato ai microfoni di gianlucadimarzio.com. Come quasi tutti i componenti della nazionale comoriana, Mogni è nato in Francia e lì ha sempre vissuto: “Sono nato e cresciuto a Parigi. La passione per il calcio me l’ha trasmessa mio padre, insieme alla voglia di divertirmi e provare a fare qualcosa d’importante”.

 

Credits Photo: FFC – Hamza Ahamada

 

Gestiva un ristorante a Montparnasse

Oggi, Mogni ha trent’anni e gioca nell’Annecy, club di terza divisione francese, e il calcio per lui è diventato la sua unica professione non da molto: “Sono stato il proprietario di un ristorante a Montparnasse (il quartiere di Parigi famoso per aver ospitato grandi artisti, ndr). Il giorno lasciavo ai colleghi la gestione, poi arrivavo la sera e quando potevo lavoravo dopo la giornata di allenamenti. Ora vivo solo di calcio. Gioco in terza serie, ma come tutti ho degli obiettivi. Anche voi giornalisti iniziate da giovani, poi piano piano cercate di farvi strada, crescere e raggiungere traguardi. Io uguale. Mi piacerebbe giocare a grandi livelli”. Da piccolo aveva un idolo su tutti e lo conosciamo piuttosto bene: Adriano Leite Ribeiro. O più semplicemente: Adriano. L’imperatore. “Ho sempre seguito il calcio italiano, sin da piccolo, e l’Inter mi è sempre piaciuta. Adriano era il mio idolo, poi c’erano Vieri, Martins… erano bei tempi quelli”.

 

Il covid a rovinare la festa: contro il Camerun le Comore sono senza portiere

Ora testa agli ottavi. C’è un match storico da giocare anche se le condizioni sono avverse: nel gruppo delle Comore, 12 giocatori sono risultati positivi al Covid due giorni dopo la grande festa. Tra i positivi ci sono anche il secondo e il terzo portiere. Beffa: perché Salim Ben Boina, il primo portiere, si è infortunato nel match contro il Ghana e non è disponibile. Tradotto: la nazionale comoriana, nel match più importante della sua storia, scenderà in campo con un giocatore di movimento in porta. Nel regolamento della Coppa d’Africa, infatti, una squadra può scendere in campo se ha almeno 11 giocatori disponibili, anche se tra questi non figura nemmeno un portiere: “Siamo tranquilli, sereni e con un buon stato d’animo, stiamo cercando di non farci trascinare da questa cosa e mantenere la concentrazione. Nel gruppo c’è comunque una buona atmosfera“, ci racconta Mogni. Ma la sensazione che il Covid abbia sciupato l’entusiasmo dei ragazzi è evidente (e comprensibile).

Gli chiediamo – così, scherzosamente – se si immagina le Comore in stile Grecia a Euro 2004. E sorride. “Nel calcio può succedere di tutto, quando in campo scendono ventidue giocatori. Con il Camerun sarà un match tra ‘uomini’. Noi a questo punto vogliamo giocare tutte le nostre possibilità: sarà difficile, ma ce la metteremo tutta. Chissà che non riusciamo ad andare ancora avanti e continuare a vivere questo sogno”. Non svegliateli.

Cosimo Bartoloni

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