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Lecce, Corvino: “Il nostro sistema funziona. Vlahovic non è il più forte…”

Il Lecce ci ha impiegato solo due anni a ritornare nel massimo campionato italiano, la promozione è arrivata all’ultimissima giornata di Serie B per i giallorossi e per la Cremonese. Tanta mano nella vittoria di questo campionato arriva dal responsabile dell’area tecnica Pantaleo Corvino, tornato in Salento nel 2020 (dopo quindici anni), per portare tutta la sua esperienza e le sue idee. È riuscito a essere subito incisivo.

 

 

“Il Lecce di oggi è molto diverso da quello di due anni fa. Più simile a quello nel quale ero arrivato nel 1998. Quando il club è retrocesso si è trovato senza patrimonio tecnico, a causa dei tanti giocatori arrivati in prestito, un settore giovanile da ricostruire e privo di competitività economica”, ha premesso Corvino nella sua intervista al Corriere dello Sport.

Tempo di analisi per il Lecce

“Avevamo e abbiamo a che fare con proprietà di alto profilo: Benevento, Cremonese, Brescia, il Pisa degli americani, il Monza di Berlusconi. Li abbiamo battuti. Significa che il nostro sistema funziona. Le idee creano fantasia. Io ho fatto quello che mi era già riuscito più di vent’anni fa”.

 

 

Ora, si chiede di guardare subito al futuro, alla costruzione della rosa per restare (quantomeno) in Serie A, anche se i tifosi inneggiavano già all’Europa, cantando cori per il presidente Sticchi Damiani. Prima di decidere cosa fare, servono analisi – precisa Corvino. Cominceranno in queste ore. Io per alcuni di essi possa costituire l’ossatura di una squadra di Serie A”. E l’allenatore Marco Baroni? Sarà confermato? Non vedo controindicazioni, anche se dobbiamo parlarci. Io, lui e la società. Ho deciso di mandare via un allenatore con tre anni di contratto (Corini, ndr) per via di una semplice analisi”.

LEGGI ANCHE – Baroni lo aveva chiamato, Majer ha risposto: il gol promozione del Lecce è suo

Corvino: “Vlahovic è forte, ma il più forte devo ancora scoprirlo”

Il successo con il Lecce non ha rappresentato per Corvino una “rivincita personale”, dopo quanto accaduto nell’ultima esperienza a Firenze: Lì sono stato io a non sentirmela di continuare con una proprietà diversa da quella con la quale c’era grande feeling”. Lì Corvino scoprì e portò un tale Dusan Vlahovic: “È molto forte, ma il più forte è il prossimo che scoprirò.

 

 

In ultimo, poi, Corvino ha detto la sua in merito al momento negativo del calcio italiano, protagonista di una seconda (consecutiva) esclusione dai mondiali e di poca competitività nelle coppe europee. Troppi stranieri? Balle. Le responsabilità sono dei presidenti che vogliono fare tutto loro confidando nei procuratori. I dirigenti vengono messi da parte”, ha chiuso il direttore.

L’INTERVISTA COMPLETA SULLE PAGINE DEL CORRIERE DELLO SPORT

Redazione

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