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Come la Kings League sta rivoluzionando (e rivoluzionerà) il calcio

Dopo lo spettacolo delle final four al Camp Nou, il successo della Kings League è sotto gli occhi di tutti. La magia era partita qualche mese fa da un padiglione del porto di Barcellona. Lì c’è la Cupra Arena, lo stadio del torneo. Ma come sono arrivati ai 92mila del Camp Nou e i 2 milioni sui social? Ve lo spieghiamo. 

 

Il fallimento nel tennis e lo spettacolo

Molto probabilmente la Kings League non sarebbe mai esistita se Kosmos non avesse fallito nel progetto Coppa Davis. La holding di Piqué aveva deciso di puntare sul tennis, salvo poi abbandonare dopo appena un’edizione. È ancora un ambiente troppo tradizionale. D’altronde come il calcio. Per questo l’ex blaugrana e lo streamer Ibai hanno deciso di spostarsi completamente dalla concezione dello sport normale andando a formare la perfetta fusione tra lo spettacolo e un ottimo prodotto sportivo.  

 

 

Partiamo dal primo aspetto. Le carte, i dadi e le arme segrete non fanno mai annoiare lo spettatore che è arrivato fin lì anche grazie agli streamer e alle leggende del calcio coinvolte. In primis Piqué, ma anche Casillas e Aguero, che sono i presidenti di due squadre. La trovata del Jugador 12 permette anche di avere grandi personaggi ogni settimana, come è successo con il Chicharito o Ronaldinho. Proprio il brasiliano ha segnato un solco nella Kings League. Nel giorno della sua unica partita, sono stati registrati 837mila spettatori di media con un picco di 2,1 milioni. Numeri che, prima della final four, rappresentavano i record del torneo. Inoltre Dinho sarà anche il presidente di una squadra nella Kings League edizione brasiliana, che dovrebbe essere annunciata a breve (clicca QUI per i dettagli). 

Solo spettacolo però non avrebbe mai funzionato. Il prodotto sportivo si è rivelato di altissimo livello. Le vecchie glorie hanno dimostrato di poter ancora dire la loro. Per esempio, l’ex Real Madrid Alberto Bueno, Jugador 11 dell’1K (la squadra di Casillas), è stato il miglior assistman e il terzo miglior marcatore del primo split. Ma i veri diamanti sono stati gli “sconosciuti”. Per lo più giocatori delle leghe inferiori del calcio catalano che nel calcio a 7 hanno dimostrato un ottimo livello.

Una comunicazione da 10

Dal punto di vista della comunicazione è un vero capolavoro. Ogni squadra ha un proprio profilo separato per ogni social. Ognuno ha un team di social media manager diverso, sempre gestiti da Kosmos ma con strategie molto differenti tra loro. Come tutte le partite, anche il Chup Chup del venerdì e l’After Kings del lunedì vengono trasmesse su Twitch, Youtube e TikTok. Le due trasmissioni dedicate al torneo sono all’insegna della massima trasparenza. Proprio pochi giorni fa, in diretta sono state discusse e decise le regole del calciomercato, che inizierà il 3 aprile, insieme ai vari presidenti.  

 

Credit: Kings League

 

Gran parte dei giocatori, grazie alla Kings League, sono diventati anche delle star sui social. Molti hanno il proprio canale Twitch dove confidano le sensazioni sul torneo e portano contenuti esclusivi. In poco tempo raggiungono migliaia di follower, a conferma del fatto che il sistema Twitch spagnolo è una spanna avanti rispetto al resto d’Europa.  

L’aspetto economico della Kings League

Tutto il torneo è stato possibile grazie alle sponsorizzazioni. La Kings League non è ancora in grado di produrre introiti importanti. Infatti il 90% di questi arrivano dagli sponsor, che sono tanti e di altissima caratura. A partire da Cupra, che ha messo il proprio nome nello stadio. Poi Infojobs che ha messo direttamente il nome nel campionato, Spotify, McDonalds ecc. 

 

 

Dal punto di vista economico, le squadre non mettono nessuna quota per partecipare e non ricevono niente dalla lega. Perciò ogni squadra ha una strategia di marketing diversa. Chi punta sulle sponsorizzazioni social, chi sulle patch nelle maglie (concessa una sola per squadra). Accordi che ormai non vanno sotto i 20mila euro. 

Ma quindi la Kings League come sta rivoluzionando il calcio? Semplice, guardandolo con nuovi occhi, quelli della nuova generazione: la distribuzione libera sui social, una comunicazione orientata tutta sul mondo digitale e un format che li tiene incollati al telefono. I concetti della Gen Z però non riservati solo a loro. Anche genitori e in qualche caso i nonni sono rimasti contaggiati dalla lega. Basta avere una connessione e la Kings League ti raggiunge. Ben diverso dal concept dei grandi campionati europei.

 

 

Piqué, al termine della final four al Camp Nou ha detto questo: “Questo è solo l’inizio di qualcosa di bello, siamo arrivati per restare”. Non solo gli americani sanno fare show.  

Filippo Rocchi

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