Interviste e Storie

Juve Women, Cambiaghi: “Sono qui per vincere trofei. Giocare all’Allianz Stadium dà una motivazione in più”

Juventus Women, Michela Cambiaghi (imago)

Dagli inizi nel calcio alla Juventus passando per gli aspetti più intimi: Michela Cambiaghi si è raccontata a gianlucadimarzio.com.

C’è stato un momento in cui mia mamma ha spinto per farmi fare qualsiasi sport ma io non volevo fare nulla. Quindi le ho detto che se proprio dovevo sceglierne uno avrei fatto calcio“, il racconto di Michela Cambiaghi ai nostri microfoni inizia così. Tutto è cominciato quasi per caso, o forse è sempre stato scritto nel suo destino senza saperlo. Alla fine dei conti le cose dovevano andare proprio così.

E quindi da un hobby il calcio si è trasformato in un lavoro in maniera naturale. “Quando sono passata al femminile lo ritenevo ancora una passione. Quando mi sono trasferita a Sassuolo ho capito che poteva diventare un lavoro perché è stata la prima esperienza fuori casa. Allo stesso tempo ho sempre cercato di non abbandonare gli studi e di avere un piano b e sin da piccola ho conciliato studio e sport. Sono sempre stata molto inquadrata su questa cosa“.

Michela non ha mai rinunciato a nulla, facendo sacrifici e conciliando studio e lavoro. Nella sua testa gli obiettivi che voleva raggiungere sono sempre stati chiari. Dopo Sassuolo, Parma e Inter è arrivata anche la chiamata della Juventus: “La mia ambizione era vincere dei trofei che non avevo mai vinto. Volevo lavorare in un ambiente più professionale e qui so che posso farlo perché la Juve è la miglior squadra nel calcio femminile sotto questo aspetto. Momento più bello in bianconero? Penso il primo gol in Champions League e la vittoria della Supercoppa“.

Tra una partita e l’altra è arrivata anche un’occasione importante con Donna Moderna. Nel 2020 infatti il magazine ha scelto proprio la classe ‘96 per la copertina di un suo numero. Qualcosa diverso dal solito che però l’ha incuriosita molto: “Non mi aspettavo di essere scelta per la copertina perché in realtà ero stata invitata a questo progetto in cui venivano selezionate delle donne in diversi ambiti. È stata una bella esperienza perché mi sono confrontata con altre donne attive nel loro settore. Poi il fatto di fare uno shooting, essere truccata, vestita, va al di fuori del nostro contesto ma mi è piaciuto molto“.

Bianco e nero

Ma torniamo al capitolo bianconero e in particolar modo al presente. Tra i tanti impegni della Juventus Women c’è anche il ritorno di Champions League contro il Wolfsburg dopo il 2-2 dell’andata. Un obiettivo che sta molto a cuore a Michela Cambiaghi come a tutto il club: “Noi abbiamo dimostrato che anche in ambito europeo riusciamo a giocarcela con tutte le squadre. Questo è motivo di orgoglio. Ovviamente c’è un po’ di rammarico per i minuti finali però abbiamo ancora una partita da giocare“.

E questa partita, in programma giovedì 19 febbraio, andrà in scena in un palcoscenico speciale: “Giocare all’Allianz Stadium è una bellissima emozione. Essere lì dà una motivazione in più per far bene perché l’aspetto emozionale spesso fa la differenza. Sarà molto importante avere il pubblico che ci sostiene. I tifosi sono il dodicesimo uomo, speriamo vivamente che vengano in tanti perché ne abbiamo bisogno. Che esultanza farei se dovessi segnare? Il cigno che riprende il mio soprannome“.

Ma c’è qualcosa che va oltre all’aspetto tattico e fisico in ogni partita: la complicità del gruppo. La forza e la coesione si vedono non solo in spogliatoio ma anche nel tempo libero delle bianconere: “Come abbiamo detto per i tifosi che sono il dodicesimo uomo, anche avere un gruppo unito che si diverte fuori dal campo è un aspetto molto importante. Per i miei 30 anni (compiuti pochi giorni fa, ndr) siamo andate sulla neve e ci siamo divertite molto. È stato un momento di svago e complicità. Sono dei bei momenti che ti porti all’interno del campo con energia positiva“.

Juventus Women (Imago)

Famiglia

Siamo partiti raccontando gli inizi del percorso di Michela Cambiaghi quando il calcio era solo una passione. Inconsapevolmente però stava già seguendo le orme di papà Alberto che era proprio un calciatore. “Lui non ha mai spinto perché io giocassi a calcio. È sempre stato una spalla, un supporto. Mi ha aiutata sia nei momenti positivi per farmi rimanere concentrata e determinata sia nei momenti negativi per darmi forza. Mi ritengo molto fortunata perché so che non tutti hanno questo privilegio“.

La famiglia viene sempre prima di tutto e sapere di avere un supporto così grande è una gioia immensa. Nel cuore di Michela poi da un paio di anni ci sono anche dei piccoli tifosi sempre pronti a sostenerla: “Sono una zia affettuosa, mi piace giocare con i miei nipoti. Loro stravedono per me. – ci confessa con gli occhi che brillano dall’emozione – A volte sono anche una seconda mamma perché comunque mi piace dargli delle regole. Penso di essere un loro punto di riferimento e voglio continuare a esserlo nella loro crescita. Secondo me la figura dello zio o zia è molto importante“. E alla fine, come al cuore, anche al destino non si comanda perché “ciò che è destinato a te troverà sempre il modo di raggiungerti“.

Cleris Ferrera

Classe 2005 nata sotto la Mole ma con il cuore su un volo per la Spagna. Cresciuta a pane e sport, però più brava a raccontarlo che praticarlo. Cerco di unire la mia passione per il calcio con quella per le lingue straniere, sperando di raccontare il maggior numero possibile di storie

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