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Inter-Juve, ancora tu. Bentornato, Derby d’Italia

Stesso stadio, stessa porta, stessa esultanza. Ma prima, proviamo ad andare oltre al risultato, oltre a tutto. Una cosa si può dire di certo: è tornato il Derby d’Italia. Quello vero, che appassiona, che piace al di là dei colori. Perché una partita così intensa, in Serie A, non si vedeva davvero da tempo, con quasi 75.500 spettatori allo stadio, con le squadre che vanno a duemila allora, con la voglia di vincere sopra ogni altra cosa. Ora, però, non bisogna nemmeno dire il contrario: oltre al risultato, oltre a tutto. Sì. Ma il 2-1 conta eccome, brucia all’Inter, esalta la Juventus che torna al primo posto giocando finora la partita più bella del nuovo corso.

La differenza ha un nome e un cognome: Gonzalo Higuain. Anche in questo caso, forse, dirlo può sembrare riduttivo. Ma si può non parlare di 6 gol su 11 partite in totale contro l’Inter? Che poi questo dato forse conta anche di meno. Perché la coincidenza con il 28 aprile 2018 è incredibile: Inter-Juventus 2-3. La decide El Pipa, di testa, allo scadere: braccia larghe verso il cielo. Non è un’esultanza qualsiasi: quel gol di fatto regala lo Scudetto ad Allegri e condanna Sarri, che con il suo Napoli perderà il giorno dopo a Firenze. Un anno e mezzo, ma soprattutto un campionato dopo: stesso stadio, stessa porta, stessa esultanza. Sarri preventivamente dice: “Per lo Scudetto conta zero”. Gli crediamo a metà e probabilmente, anche se lo ribadisce pure a fine partita, nemmeno lui ne è così convinto.

La Juventus vince un Derby con la D maiuscola. Questa partita riassume anni di rivalità, mesi di calciomercato, settimane e giorni di attesa. Sarri non voleva vendere Higuain. Dybala segna dopo aver sempre poco considerato l’idea di trasferirsi a Milano durante l’estate. Lukaku? Lui ha scelto l’Inter dopo essere stato vicinissimo alla Juve: non ha segnato, ma ha combattuto davvero come un leone. C’è anche un Toro che fa gol alla Juve: ennesimo derby nel derby, sfida nella sfida che merita di essere analizzata durante la settimana. E poi c’era lui, Conte. I tifosi ospiti lo provocano a più riprese. Quelli di casa lo difendono senza pensarci due volte. Ruoli ribaltati, per una partita che si riduce a una sola parola: calcio.

Chi cercava la passione, l’ha trovata tutta. L’emozione pure. La Juventus comincia a prendere la forma che vuole Sarri. L’Inter di Conte esce sconfitta ma a testa alta. Bentornato (davvero) Higuain. Bentornate partite così. Bentornato Derby d’Italia. Di tutti.

LEGGI ANCHE: CONTE E SARRI NEL 1994, LA STORIA

Valentino Della Casa

Sportivo più da pc che da campo. Amo raccontare il calcio, dividendomi tra Torino e Milano. Ma amo anche la mia seconda casa: il mondo della scuola. Mi piacciono i casi unici, gli appostamenti, le notizie dell'ultimo secondo. Pubblicista dal 2011.

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