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Il record con il Bayern, la malattia del padre e il tocco di Conte: tutto su Hojbjerg

Vivere in pochi giorni il migliore e il peggiore momento della propria vita. Pierre-Emile Kordt Hojbjerg può dire di esserci passato. Il centrocampista danese del Tottenham, tenuto sotto osservazione da Juventus e Napoli, ha dovuto portare il peso del mondo sulle spalle durante la sua adolescenza. 

Alla scoperta di Hojbjerg

 

Nel 2012 a soli 17 anni il Bayern Monaco lo acquista dal Brondy e viene catapultato da un piccolo club in Danimarca al club più importante di Germania reduce dalla sconfitta contro il Chelsea nella finale di Champions League giocata proprio all’Allianz Arena.

 

La grave malattia del padre e il record con il Bayern

Nello stesso periodo scopre che il padre Christian, antropologo e professore universitario, è gravemente malato di cancro. Anche lui si trasferisce così in Baviera per sottoporsi a cure più specifiche e alla chemioterapia. Hojbjerg fa il suo esordio con la prima squadra del Bayern il 13 aprile del 2013, diventando il più giovane esordionte in Bundesliga con il club a soli 17 anni e 251 giorni. Un record battuto soltanto da Musiala nel 2020 con 17 anni e 115 giorni. 

 

In terra tedesca cresce come calciatore, vincendo da gregario anche il triplete nel 2013, ma soprattutto come uomo, prendendosi cura del padre malato, come svelato in una vecchia intervista alla BBC: “Mio padre si prendeva sempre cura di me, poi all’improvviso ho dovuto prendermi cura di lui. Cucinavo per lui, lo mettevo a letto, mi assicuravo che prendesse le medicine e tutte queste cose. Queste cose ti spaventano un po’ “.

Nell’aprile del 2014, cinque giorni dopo la sua prima partita da titolare dopo un problema fisico che aveva condizionato l’inizio di stagione, il padre è venuto a mancare: Non è andata come speravamo. Ho finito la stagione, ho giocato la finale di coppa, ho esordito in Nazionale. La carrierra andava alla grande ma la vita no,. Facevo fatica a motivarmi“. Guardiola, allenatore del Bayern all’epoca, gli è stato vicino nel momenti più buio.  

 

La Premier e il tocco di Conte

Poi i prestiti all’Augusta e allo Schalke 04 prima di esplodere definitivamente in Premier League, dove si era rimesso in discussione passando al Southampton a titolo definitivo. Nel sud dell’Inghilterra è sempre stato titolare, diventando il capitano dei Saints. Quanto basta per farsi notare dagli Spurs, che spendono per lui circa 16 milioni per assicurarselo nell’estate prima della pandemia.

 

 Prima con Mourinho e poi con Conte diventa un punto fisso del centrocampo. In particolare nel periodo con l’allenatore italiano segna come mai prima aveva fatto in carriera (6 reti e 8 assist in 69 partite con Conte). Con l’arrivo Postecoglu ha perso il posto nella formazione iniziale, partendo dal 1′ soltanto in due partite su dodici presenze totali

 

 

Andrea Molinari

Nato a Verona nel 1998, il mio primo ricordo vivido legato al calcio è Shevchenko che sbaglia un rigore contro il Bayern Monaco. Grazie a lui (e anche a Kakà) da piccolo mi sono innamorato del pallone. Ma lui non lo sa. Sì, perchè ho giocato anche, purtroppo senza risultati. Nato attaccante, sono finito a fare il terzino: di solito succede a quelli con i piedi quadrati. Oggi provo a dimostrare questo amore scrivendo.

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