Interviste e Storie

Corvi, il figlio di Parma all’esordio in Serie A

Edoardo Corvi, Parma (imago)

La storia di Edoardo Corvi: il classe 2001 all’esordio in Serie A scelto da Cuesta per difendere la porta del Parma dopo l’infortunio di Zion Suzuki

Una giornata speciale per Edoardo Corvi. Difficilmente dimenticherà questo 23 novembre, data che coincide con l’esordio in Serie A per il classe 2001.

Nato a Parma, cresciuto a Felino, figlio autentico della sua terra e dei colori gialloblu, Corvi porta addosso la storia del club come una seconda pelle.

Dalla trafila nel settore giovanile alla scelta di restare anche quando tutto sembrava crollare, il suo percorso è quello di chi ama senza condizioni.

L’infortunio di Suzuki gli ha spalancato una porta che lui, però, aveva già iniziato ad aprire con pazienza, sacrificio e lavoro silenzioso. E ora, a 23 anni, tocca a lui affacciarsi sul palcoscenico più luminoso. Un salto non solo di categoria, ma di vita.

Il gialloblù come destino

Per Corvi il Parma non è soltanto un club, ma un sentimento che lo accompagna fin da bambino. Ha scelto di rimanere dopo il fallimento, quando tanti compagni inseguivano altre strade, abbracciando la sfida di ricostruire e ricostruirsi. Le stagioni nelle giovanili, il prestito formativo in Serie C con il Legnago, il ritorno in prima squadra: ogni passo è stato un mattone posato verso il sogno di difendere la porta della squadra che ama.

L’esordio in Serie A, anche lontano dal Tardini, rappresenta il coronamento di un viaggio che parla di appartenenza, fedeltà e identità. Ora, davanti al nuovo traguardo, Corvi porta in campo non solo il talento, ma soprattutto quel legame viscerale che lo rende un uomo prima ancora che un portiere.

Il legame con Parma e Buffon

Pochi giorni fa, il 19 novembre per l’esattezza, c’è stato il ricordo dell’esordio di Buffon con la maglia del Parma. E trent’anni dopo tocca a lui, Edoardo Corvi, difendere i pali della porta gialloblu contro il Verona. Ovviamente nessun paragone, sarebbe anche sbagliato farli perché Gigi è entrato nella leggenda, ma vale la pena sottolinearlo per gli aspetti emozionali che si porta dietro. Entrambi sono cresciuti nel settore giovanile del club: uno c’è arrivato da Carrara mente l’altro c’è cresciuto incarnandone i valori d’identità e senso d’appartenenza, oltre a una scelta, d’amore per i colori, di restare anche nel momento più difficile, ovvero quando anche i sogni del settore giovanile si sgretolavano nel buio di un fallimento fragoroso.

Gianluigi Buffon, Italia (imago)

Niente Sassuolo, Atalanta, Inter o Roma come tanti suoi ex compagni, ma soltanto la voglia di continuare a vestire la maglia del Parma. Una scelta ripagata visto che poi la società ha deciso di tenerlo nel roster della prima squadra negli ultimi tre anni, dopo un apprendistato biennale in Serie C. E il legame con Buffon, per tornare all’incipit, è dovuto anche a quel bellissimo abbraccio dopo l’esordio in B, al Tardini, contro la Reggina (vittoria e clean sheet) tra i due, con Gigi infortunato sceso sul campo al fischio finale per complimentarsi con il classe 2001 (immagine fissata in alto anche nel suo feed di Instagram). Una sorta di immagine a sancire un passaggio di testimone carico di significato ed emozionale al tempo stesso.

Ora per lui è tempo di fare un passo avanti e trovare anche la prima presenza in A. Edoardo ora entra in campo con la delicatezza e il coraggio di chi sa di rappresentare una città, una tradizione, una promessa. E con la determinazione silenziosa di chi è pronto a scrivere la propria storia, pagina dopo pagina, parata dopo parata.

Simone Brianti

Il passato insegna, il presente si scrive e il futuro si sogna. Appassionato di qualsiasi sport, ma soprattutto amante del calcio dai tempi del grande Parma. Insomma pane e pallone a colazione… senza dimenticarsi del caffè.

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